Questo articolo inizio una breve serie in cui proverò ad analizzare a mente un po’ più fredda l’off season della NFC North con le squadre in rigoroso ordine alfabetico. Come ho già scritto svariate volte, detesto i voti dati a caldo quindi non aspettatevi cose del genere ma solo una rapida disamina, il più possibile oggettiva, a roster quasi fatti. Mi scuso in anticipo per la povertà di link, è solo pigrizia
Chicago Bears
L’offseason dei Bears è stata turbolenta e caratterizzata da una gestione quanto meno interessante della posizione più importante nella squadra: il quarterback.
Giubilato Jay Cutler1, i Bears non hanno perso tempo nel portare in Illinois Mike Glennon. Glennon ha avuto una breve carriera come titolare a Tampa Bay prima che i Bucs optassero per Jameis Winston e lo spedissero a tener la cartelletta a quest’ultimo. In mezzo a tamburi e fanfare, Glennon si è accordato per un triennale che in pratica è risultato essere un buon contratto annuale (14 milioni) con opzioni per i restanti due.
Il perché di questa struttura è apparso evidente la notte del draft quando, malgrado le celebrazioni e le dichiarazioni di rito dei giorni precedenti, Ryan Pace ha consegnato una piccola fortuna in scelte ai 49ers per salire di una posizione e scegliere Mitchell2 Trubisky.
Queste mosse hanno generato un discreto scetticismo ed ironie anche comprensibili visto che in entrambe le occasioni i Bears sono sembrati strapagare per due giocatori a cui erano interessati solo loro. Se questo può essere vero per Glennon, sicuramente Trubisky era uno dei top QB nel draft e Pace ha preferito cavare il vin dai fiaschi con la trade di cui sopra.
Con il senno del poi (e, cioè, sapendo che 1) i 49ers avrebbero preso Salomon Thomas 2) nessun altro stava offrendo per la seconda scelta assoluta, tutti i dettagli qui) è facile dire che abbiano esagerato.
Ma, se Pace crede (come crede) che Trubisky sia il suo quarteback del futuro, nessun prezzo è troppo alto. Del resto, per la legge di Murphy, se non si fossero assicurati al 100% di prenderlo, qualcosa sarebbe andato storto e avrebbero dovuto ricorrere un piano B.
Ha pure senso la presenza di Glennon: per quanto ritenuto dotato, Trubisky non pare pronto a partire titolare il giorno zero. La presenza del veterano consente di sviluppare con calma la giovane promessa.
O, meglio, potrebbe permettere visto che c’è da chiedersi come l’abbia presa Glennon stesso a cui nessuno aveva accennato questi piani ed era convinto di aver ottenuto la starting gig che voleva mentre, ora, si ritrova a scaldare il banco alla seconda scelta assoluta al draft (praticamente al salvatore della patria).
Per aggiungere ulteriore sale alla ferita, i Bears avevano invitato il povero Mike al loro draft party in Illinois e, quindi, il tapino ha vissuto in diretta tv ed in mezzo ai fans la sua degradazione.
Poi dice che ad uno passa la voglia di impegnarsi.
E se questa situazione può trasformarsi in un problema3, sicuramente il resto del draft non ha aiutato.
Sono arrivati tre giocatori da università minori, dei quali il TE Adam Shaheen è sicuramente il più promettente mentre il RB Tarik Cohen pare un doppione per Jordan Howard.
Dalla blasonata Alabama, invece, è arrivata la safety Eddie Jackson ancora convalescente da un infortunio alla gamba subìto ad Ottobre.
Un po’ pochino per una squadra che lo scorso anno ha finito sul 3-13.
In compenso, Pace ha messo su una free agency abbastanza solida sostituendo il partente Alshon Jeffery, ansioso di passare ad un nuovo capitolo della sua vita professionale con Kendall Wright e Markus Weathon. In più, ha portato in blu e arancio il TE Dion Sims che dovrebbe occupare il vuoto evidente lasciato nel 2016 da Martellus Bennet.
Sull’altro lato della palla, i Bears hanno visto arrivare a Chicago i CB Prince Akanamura e Marcus Cooper, nonchè la safety Quintin Demps.
Niente di eclatante un buon mix di giocatori giovani e solidi professionisti.
Ma gli acquisti più importanti, i Bears contano di farli da loro stessi.
Lo scorso anno, i Bears sono stati colpiti da una scia di infortuni che ha colpito alcuni pezzi importanti (Cutler, Hoyer, Kyle Long, Danny Trevahatan, Pernell MacPhee poi guardate la tabella da voi se non vi basta.)
Pace e Fox sperano sicuramente di ottenere da questi rientri e dai veterani abbastanza gioco da restare al timone un altro anno in modo da ottenere i frutti (Trubisky) delle scelte di quest’anno.
Inoltre, anche Glennon potrebbe decidere di sfruttare al massimo l’occasione per solidificarsi come journeyman di qualità o, addirittura, tener dietro Trubisky. Del resto il sacro fuoco della competizione non dovrebbe mancargli, altrimenti sarebbe rimasto a fare il backup al sole di Tampa (che lo avrebbe pagato praticamente uguale per i suoi servigi, tanto per dire).
Sicuramente i Bears dovranno spremere fino all’ultima goccia di talento perché un’altra annata disastrosa dovrebbe/potrebbe generare l’ennesimo cambio della guardia.

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