Mi ero ripromesso di non scrivere niente oggi ma è uscito un articolo sul MMQB che ripercorre la carriera di Matthew Stafford dagli esordi fino ad oggi con un sacco di dietro le quinte sulla sua evoluzione grazie anche e soprattutto alle parole di sua moglie, Kelly, sull’importanza della paternità (e le difficoltà nell’ottenerla) nello schema delle cose; articolo che DEVO segnalarvi subito.
Insomma, qualcosa di più e di più interessante che l’abusata definizione di “giocatore più pagato della NFL”, titolo estremamente traseunte, e degli aspetti tecnici per scavare nell’uomo, in quello che lo spinge e quello che vive.
Fatevi un favore e leggetelo: lo trovate qui.
Piccolo assaggio per farvi capire cosa vi aspetta nell’articolo (traduzione mia, almeno sapete di chi sono eventuali errori):
A native Texan, Stafford projects an understated cool, like a cowboy in a Western; you half-expect a cigarette to dangle from his side-smile. But two years ago, he was struggling more than he ever had, for reasons that seemed to defy logic. His arm was too great. His best receiver was too talented. His obsession was too intense. His coaches did not ask enough of him. He needed his job to get harder before he could make it look easy.
IT:
Texano di nascita, Stafford proietta un carisma sottotraccia, come un cowboy in un Western: ti aspetti quasi una sigaretta che penzola dal sul sorrisetto. Ma due anni fa, stava faticando più che mai, per ragione che sembravano sfidare la logica. Il suo braccio era troppo incredbile. Il suo miglior ricevitore era troppo talentuoso. Il suo impegno era troppo intenso. I suoi allenatori non gli chiedevano abbastanza. Aveva bisogno che il suo lavoro diventasse più duro prima di poterlo farlo sembrare facile.
Stafford never saw his life or his wife the way outsiders did. He wanted highlights on the field but a low-key existence off it. He seems incapable of acting like a celebrity. Stafford will not cut the line at Qdoba or Chipotle. He holds doors for people.
IT:
Stafford non ha mai percepito la sua vita come gli estranei. Voleva le luc della ribalta sul campo ma un’esistenza di basso profilo fuori. Sembra incapace di agire come una celebrità. Stafford non salterà la fila a Qdboda o Chiptole (_due catene di ristoranti mexican fast food, io l’ho dovuto controllare N.d.R.). Tiene aperte le porte per le persone.
All those years, the arm had played a trick on everybody: It hid his brain. Stafford is a lot more like Peyton Manning than people realize. He loves having control.
IT:
Per tutti questi anni, il braccio aveva fatto un trucco da prestigiatore su tutti: aveva nascosto il cervello. Stafford è molto più simile a Peyton Manning di quanto credala gente. Ama avere il controllo delle cose.
Questo per darvi un’idea del contenuto ma c’è molto, molto, molto di più (la routine giornaliera di Stafford, per esempio).
Ripeto, leggetelo o bookmarkatelo a futura lettura ma NON perdetevelo!
E, alla fine, apprezzerete il nostro QB ancora di più.

2 thoughts on “Dietro le quinte di Matthew Stafford”