
Quando una stagione nasce sbagliata, nasce sbagliata e si vede da come tutte le cose che funzionavano smettano improvvisamente di funzionare.
Alcune per insipienza mista a protervia, tipo Kenny Golladay che da solo stava smembrando la secondaria Bills prendendo 115 iarde nel primo tempo e che Cooter e Patricia decidono di lasciare praticamente a secco nel secondo (146 iarde totali, prima stagione sopra le 1000 per KennyG. Piccole consolazioni), preferendo passaggi un po’ così al povero Levine Toilolo che si reinventa ricevitore o jet sweep a Brandon Powell che, poraccio, fa quello che può per sostituire Golden Tate.
Altre per inesperienza o troppa passione, come il salto di Jarrad Davis (e A’Shawn Robinson) sull’hard count che ha praticamente chiuso la partita, regalando 5 iarde preziose a Josh Allen dopo che la difesa sulle corse aveva essenzialmente retto.
E, alla fine, altre perché è un’annata così come Don Mhulbach che canna uno snap dopo eoni, costringendo il povero Sam Martin a tirar via la palla su un punto addizionale e Matt Prater che,cercando di seguire il vento, punta troppo a destra e sbaglia uno di quei calci che, di solito, gli riescono ad occhi chiusi.
Davvero, una stagione sbagliata dove molti ci mettono del proprio.
I primi sono i coach, in particolare Cooter e, in seconda battuta, Patricia che, come ama dire, può cambiare tutte le giocate che vuole.
Totalmente incomprensibile, come dopo un primo tempo in cui Matthew Stafford e Kenny Golladay stavano mostrando un’ottima intesa, aprendo la strada anche al gioco di corsa di Zenner e Riddick, i suddetti si buttino in un secondo tempo così passivo che più passivo non si può in cui rischiano di mettere a referto tre punti tre sullo sfortunato calcio piazzato di cui sopra.
Che, poi, i giochi chiamati sono più o meno quello con un effetto noia/frustrazione palpabile che davvero fa meditare il cambio di canale, anche per l’uso errato di alcuni giocatori: Golden Tate è a Philadelfia a far muffa e giocatori come lui non crescono sugli alberi. Usare Elligton e Powell come fossero Tate porta solo a guadagni minimi, non in grado di sostenere un attacco.
E che dire di Blount? Non è certo colpa sua se appena entra gli avversari passano a mettere 9 uomini nel box frontale perché tanto difendere il passaggio è una perdita di tempo.
Una vera tristezza.
Come una tristezza è la situazione nella secondaria: al netto di un paio di intercetti negati e sui cui (specie quello di Quin) non capisco perché non provare a sfidare (per poi buttare via la challenge ugualmente), le carenze si vedono e si sentono. Mike Ford è meglio di Tabor, il che non è dire molto; Lawson è talmente mediocre che potrebbe apparire su un dizionario come sinonimo della parola.
La linea difensiva è la nota lieta, anche se il concetto di passrush non è noto a Detroit nel 2018.
In totale, una partita che tutta la squadra si è impegnata per perdere, facendo la cosa peggiore al momento sbagliato pur di riuscirci.
I lati positivi, oltre quelli detti, si contano ed il primo è che nessuno può più venire a blaterare di playoff possibili e che la stagione si avvia alla fine.
Resta da giocare per l’onore con Minnesota e Green Bay e poi vedremo cosa ci aspetta, sperando che l’avvenire sia un po’ più eccitante degli ultimi spettacoli.