
L’annata 2018 è andata in archivio ed è il momento di tirare un po’ di somme per l’audience e la popolarità del nostro sport preferito nel Belpaese.
Giovanni Marino, prestigiosa firma di Repubblica online, ha pubblicato un esteso articolo sulla fruizione di Gamepass nel vecchio continente che ci fanno essere cautamente ottimisti sul futuro.
l’Italia infatti, si è piazzata quarta tra i consumatori di streaming a pagamento dopo il Regno Unito (ovvio), la sorprendente Islanda e la Germania (paese di forte tradizione) ma prima di Spagna e Francia.
I tifosi Italiani si confermano appassionati e nottambuli (anche più del sentitamente vostro) con un ricco 62% di tifosi che si collegano in diretta per le partite del prime time statunitense.
I Lions non sono stati tra le squadre più seguite (non vi vedo stupiti. Come mai?) mentre al top ci sono i Cleveland Browns ( ecco. Ora vi vedo stupiti).
Speriamo solo che i risultati ottenuti non spingano la NFL al temuto ritocchino in alto.
Un altro termometro è lo share dell’unica partita di football trasmessa in chiaro su questi lidi: il Super Bowl.
Huddle magazine ci rivela che è stato seguito da un confortante 7,5% di share e 472.000 spettatori, con un netto incremento rispetto allo scorso anno su Italia 2.
Speriamo che chi di dovere prenda nota dell’interesse.
Ascolti in calo, invece, in patria, sia pur compensati parzialmente dall’aumento degli streaming.
Un fattore che ha forse dato difficoltà alla lega e che, sicuramente, ha danneggiato gli aspetti più folkloristici del Super Bowl (cioè quella totale anomalia dell’half time show) è stata la tensione che ha circondato la vicenda di Colin Kaepernick che accusava la lega (ed i proprietari in particolare) di cospirare per tenerlo fuori a causa delle sue proteste pubbliche contro la discriminazione razziale e la brutalità della polizia.
La notizia di ieri è che la lega è stata colta con le metaforiche mani nella marmellata e, prima di vedere scoperti mille e più altarini, ha pagato una cifra segreta per chiudere confidenzialmente il caso con Kaep e Reid.
Peccato, mi sarebbe piaciuto leggere quelle E-mail.
Terminiamo prendendoci un altro momento per apprendere Glover Quin con un bell’articolo di Kyle Meinke su Mlive.
Quin and I both arrived in Detroit in 2013. I’ve been there for every game he’s played, and nearly every time he’s laced up a cleat on the practice field. And I can tell you from watching him handle his business, and from talking to those around him, there has been no greater leader in Detroit than this guy. No greater teammate. And perhaps nobody outside of the quarterback has had a more wide-spread influence on the franchise.
Quin ed io siamo arrivati entrambi a Detroit nel 2013. Sono stato qui per ogni partita che ha giocato e quasi ogni volta che si è allacciato le scarpette sul campo di allenamento. E posso dirvi sulla base del suo comportamento, e dall’aver parlato con quelli che gli sono intorno che non c’è un leader più grande di costui a Detroit. Né un migliore compagno di squadra. E forse nessuno tranne il Quarterback ha avuto un’influenza maggiore sulla franchigia.
Dopo di che Meinke passa a ricordare quanta influenza GQ abbia avuto su Darius Slay e su Quandre Diggs.
E per finire:highlights!
Grazie, GQ. Ci mancherai