Tre punti veloci sui 53 del 2019

Con l’arrivo di JD McKissing ed il roster probabilmente stabile fino a lunedì, faccio alcune considerazioni rapide sulle scelte di BQ e MP per chiudere questa offseason ricca di eventi.

Meritocrazia

La decisione di promuovere Josh Johnson e di tenere a roster ben tre UDFA (**Kevin Strong, Beau Benzschawel e CJ Moore) ci dice decisamente che le gerarchie non sono fisse.

Tom Savage era arrivato come il backup designato e aveva avuto un trattamento economico compatibile nonché tutta l’offseason per solidificare la posizione ma i Lions non hanno avuto remore nel preferirgli Johnson che, in tre settimane, ha impressionato per la rapidità con cui si è impadronito delle richieste di Bevell e per come ha giocato, migliorando i giocatori intorno a sé invece di affidarsi a loro come ad una stampella.

CJ Moore è stato un pezzo importante degli special team ed ha mostrato potenzialità in difesa, superando Charles Washington nella corsa ed in ritorni; Strong ha mostrato le sue potenzialità come DT e Benzschawel, malgrado un finale di preseason davvero pessimo, si è preso un posto.

Se ti sbatti e muovi le chiappe, puoi guadagnarti un posto in squadra. Il che è un messaggio forte, in entrambe le direzioni, per chi vuole salire e per chi non deve scendere.

Pochi skill player

Cinque ricevitori, cinque RB (compreso il neoarrivo) e tre TE. Sicuramente contrastano con le numerose OL (9) che pure non avevano impressionato ed i vari CB (7) a roster; fattori da considerare possono essere gli special team e la difficoltà a trovare dei giocatori di linea decenti nella lega (Laremy Tunsil non è stato ceduto per due primi giri per caso. Certo, un po’ di follia va considerata nel caso specifico) o anche giocatori che, in prospettiva, possono diventare tali1 ma la tendenza ad accumulare pezzi pesanti è sempre stato un marchio della gestione Quinn e, visto che le partite si vincono e si perdono sulla linea di scrimmage, non sono contrario a questo modo di procedere.

Teez Tabor

La fine dell’esperienza di Teez Tabor a Detroit (a meno che non torni in pratice squad ma non ne sono convinto) segna un momento importante, visto che è il primo pick di alto valore di Bob Quinn che viene rilasciato.
Tabor era stato un rischio calcolato ed era un CB fatto e finito per lo schema di Teryl Austin e non a caso aveva terminato il 2017 mostrando progressi (coprire AJ Green e non demeritare è un compito non agevole) ma il cambio di schema ed il passaggio ad un press coverage quasi continuo ne hanno fatto emergere i limiti e lo hanno messo in una posizione.

Vi stupirà ma cannare un pick è una cosa che capita spesso: i packers hanno rilasciato alcuni giorni fa Josh Jones, scelto 8 posizioni (!!) dopo Tabor e i Patriots hanno scambiato per un paio di palloni il loro CB secondo giro del 2017. Non fatene troppo una colpa a Bob Quinn, anzi complimentatevi con lui perché non ha aspettato un improbabile comeback del suo protetto ma ha deciso di tagliare le perdite per fare posto a qualcuno che, ci si aspetta, possa contribuire anche se è un UDFA o un giocatore non di nome.

One Pride.


  1. citofonare Dahl. 

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