Con la stagione che domani sera si apre ufficialmente vi segnalo rapidamente un paio di articoli da non perdersi, il primo più umano, diciamo, ed il secondo più tecnico.
Partiamo dal primo che ci racconta l’avventura di Graham Glasgow tra computer da aggiornare, pizze con il contenuto di un panino sopra, disavventure giovanili con l’alcool e nonna al salvataggio per una strada che lo ha portato da essere un walk-on a Michigan non particolarmente benvoluto ad essere uno dei giocatori più affidabili dei Lions (sto ancora aspettando il suo rinnovo, Bob!).
Passiamo, invece, ad un argomento di interesse a strettissimo giro: l’-ex OL Geoff Schwartz (che ha avuto anche una breve permanenza a Detroit nel 2016) ha scritto un articolo molto approfondito sulle differenze che ci sono tra il college football e la NFL e delle difficoltà che la coppia Kingsbury/Murray deve superare.
Avrei voluto scrivere un articolo simile ma questo è scritto meglio, da una persona con conoscenza diretta e tocca tutti gli argomenti che avrei voluto toccare io a partire dagli hashmark (le linee bianche su cui viene piazzato il pallone per lo snap) e dalla loro posizione che molto cambia per quanto possa sembrare secondaria.
Aggiungo solo una cosa alla sua esposizione: spesso gli attacchi air raid nel college tengono un ritmo indiavolato per fiaccare le difese. In NFL devi per forza consegnare il pallone ad un arbitro ed aspettare che lo piazzi sull’hashmark: se l’arbitro vuole, può rallentare l’azione stando in piedi sul pallone alcuni secondi o anche tutto un mese, visto che è sua discrezione. Chip Kelly con le Eagles si scontrò alcuni anni fa con questo problema.
E con questo è tutto gente.

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