Siamo a metà della stagione ed è con sentimenti contrastanti che mi avvio a seguire le prossime partite del 2019. L’ultima sconfitta con i Raiders è stata dura da digerire ma credo che sia il caso di fare un respiro profondo e cercare di esaminare a mente più fredda la situazione.
Certo, le prospettive non sono entusiasmanti ed è inutile girarci attorno: lo scorso anno di questo periodo eravamo 3-6 mentre quest’anno siamo 3-5-1 non una differenza molto incoraggiante.
La squadra ha accantonato i progressi che aveva messo in mostra in difesa alla fine dello scorso anno ed è 31° assoluta (davanti solo ai desolanti Bengals, che hanno in programma un rebuild praticamente totale), il tutto malgrado numerosi investimenti a tutti i livelli.
Il pass rush è meno che anemico e la pass disruption è qualcosa di incredibile (in male)
La secondaria ha visto un miglioramento ma se grazie al fatto che peggio dello spaurito Shead del 2018 e del mai compiuto Newin Lawson o per gli effettivi meriti di Melvin e Coleman è ancora da dibattere. In particolare, il primo si è fermato dopo un inizio molto carico mentre il secondo ha stentato molto contro i Giants.
Dei LB, che dovrebbero essere il marchio di fabbrica di Patricia non parlo per non sparare sulla croce rossa… purtroppo JD non si è mai impadronito del ruolo ( divagazione: e qui la colpa la do alla scelta del precedente staff di spedirlo titolare a freddo da rookie in un ruolo così delicato), Tavai promette ma è un rookie, Kennard è uomo spogliatoio ma medioman in campo, Christian Jones è un onesto manovale con dei limiti ben precisi.
Riguardo al dogmatismo di Pasqualoni (o di Patricia?), ho scritto ad nauseam ma mi ripeto ancora: troppa fiducia in cose che non funzionano, nei LB che non riescono a coprire nemmeno un fazzoletto, nel Lions front che, pare, le altre squadre hanno decifrato. La prima volta che ho visto degli adattamenti a metà partita è stata domenica scorsa e quasi ci ha raddrizzato la partita.
L’attacco gira e gira alla grande ma con più di un ma. Se davvero riusciamo a perdonare a Matt P. di star sprecando probabilmente la miglior stagione di Stafford?
Da qualsiasi punto la si guardi, Stafford non è mai stato così efficiente. Prendete qualsiasi statistica di quest’anno e confrontatela con quella degli altri anni più “vincenti” se non credete a me. E non ditemi che “potrebbe giocare meglio in alcuni momenti”: le squadre con un rating simile per il QB sono tutte nella parte alta della classifica1 Tuttavia, e non certo per colpa sua che sia chiaro, l’attacco bilanciato che ci è stato promesso non si è mai visto; parlando di regressioni Kerryon Johnson non ha giocato sui livelli dello scorso anno, anzi l’unica cosa che ricorda la sua buona campagna da rookie è stata l’infortunio ad un ginocchio.
Gli investimenti sui TE? Beh, meglio della scorsa mandata era difficile da fare, anche se vedere Darren Fells ed Eric Ebron prosperare altrove ci ricorda che a licenziare la classe del 2017 è stato sempre BQ, ma TJ Hockenson sta giocando come un buon rookie TE e Jesse James è appena pervenuto tanto è vero che i vari set pieni di TE di cui si vociferava in primavera sono stati messi rapidamente in soffitta a favore dei classici 11, per favorire la connessione di Stafford con i tre moschettieri Amendola, Marvinio e Golladay.
La linea andrebbe anche bene ma l’ideona di far ruotare le guardie potrà anche essere Patriots style ma porta ad una immediata regressione appena Kenny W. entra in campo.
Speziamo il tutto con alcune voci dallo spogliatoio, tipo il fatto che Darius Slay si sia lamentato proprio domenica della gestione della difesa, della trade a freddo di Quandre Diggs (vero, Quinn avrà anche fregato Seattle ma a che prezzo con i suoi?), i playoff ancora matematicamente possibili ma molto improbabili (7,6% per Football outsiders) e la frittata pare fatta.
Quindi, perché dico sentimenti contrastanti?
Perché alcuni miglioramenti rispetto allo scorso anno sono evidenti: il 3-6 del 2018 era stato il frutto di un sacco di scoppole notevoli, prima tra tutte quella con i Jets per aprire l’anno ma anche con i Vikings, Seattle e Chicago. Quest’anno le partite sono state tutte aperte fino al quarto periodo, quasi tutte per sette punti o meno e se non fosse stato per alcune sciagurate chiamate arbitrali (non voglio dire niente al riguardo, niente), la situazione sembrerebbe molto più aperta.
La già nominata rinascita di Stafford e del gioco di passaggi era sperabile ma per nulla scontata, specie in queste proporzioni. Darrel Bevell può aver fatto un paio di scelte discutibili (e costose) ma ha mostrato di sapersi adattare a quello che ha in cucina (in pratica, Stafford ed i ricevitori) senza incaponirsi troppo.
In aggiunta, c’è la crescita di Patricia nel ruolo. Lasciata perdere l’immagine del brontolone stile Belichick che fa tanto 2018 riesce a gestire molto meglio i rapporti e pare che anche abbia imparato a controllare tutta la squadra e non solo la difesa; per esempio, i bene informati vogliono che il recupero di Agnew dopo le prime, disastrose partite sia legato a doppio filo dall’intervento e dalla fiducia del barbuto.
Sicuramente il nostro non è un prodotto finito ancora ed ha degli spigoli da smussare (tipo la gestione dei TO che pure pare in miglioramento) ma la strada sembra incoraggiante e, magari, Patricia potrebbe star iniziando a pensare ad un’alternativa al suo vecchio Mentore (non che sia tutta colpa sua) ed ai compagnucci di Syracuse.
Prima di concludere, un’altra riflessione: la squadra non è cattiva, è media per non dir mediocre. Cattivi sono i Jets o i Bengals o i Dolphins, squadre in vista od in pieno rebuild2. I Lions in un’altra division o con alcune chiamate arbitrali decenti (vedi sopra) potrebbero essere molto più in alto nella considerazione e nella corsa playoff (mentre noi potremmo non avere un preoccupante inizio di orchite pure quest’anno) e si collocano nella midcard della lega (come appunto i Raiders o Phila), possono offrire spettacolo ed interesse ma non hanno il quid per essere nei migliori.
Per i Lions, l’imbarazzante livello della difesa è, per ora, il tremendo tallone d’Achille della squadra. Potrebbe essere possibile trovare dei correttivi in corsa (spostare Davis all’esterno e mettere Tavai al centro? Sfruttuare più spesso un fronte 3-4 puro?) ma probabilmente no.
Albert Breer che cura il MMQB (e quindi, qualcosina di football ne mastica) parla dei Lions come di una squadra in divenire, competitiva ma ancora non in grado di chiudere le partite ma che dovrebbe imparare con il tempo.
Certo, se la squadra avesse una ripartenza nella seconda metà stagione, potremmo perdere un buon posto al draft e mancare lo stesso la postseason (in alcuni scenari non è sufficiente un 10-5-1) ma, ugualmente e da bravo stupido sentimentale, lo preferirei ad andare in implosione solo per accelerare di un anno il processo.
Poi, come dicevamo prima della partita con i Raiders, se i Lions non vincono, si prenderà quello che viene e già la partita di domenica contro i Bears in palese affanno (quattro perse di fila) ma sempre ostici per i Lions sarà un prezioso indicatore.
Quando o se ma molto più quando che se,) i playoff spariranno in modo definitivo dall’orizzonte, sarà importante sarà vedere se la squadra continua a “comprare”, per dirlo proprio con un calco dall’americano, quello che Patricia gli vende e a giocare per lui.
Se non succede, davvero potrebbe essere il caso di far saltare tutto (e magari di cedere Stafford a qualche franchigia in grado di dargli un anello, che se lo merita).
