Recap 2019/13: è quasi magia, David! (Bears 24 – Lions 20)

Cambiano i musicanti ma la musica resta uguale.

Privi di Stafford, privi di Driskel in cabina regia, con Snacks assente (altra striscia che si interrompe dopo 107 presenze consecutive) ad ancorare la difesa, i Lions si scoprono competitivi ma ancora incapaci di portare a casa la tanto sospirata vittoria.

Che la giornata non nasca sotto i migliori auspici si vede subito, però con il ritorno di quasi cinquanta iarde sul kick off da parte di Cordarelle Patterson, un giocatore che preferivo decisamente non tornasse in division.

A questo segue un drive semplice, in cui la difesa è molle al punto da non offrire resistenza a Mitch Trubisky e compagnia che si conclude in un agevole TD per Allen Robinson.

Nemmeno il tempo di sconfortarsi un po’ che David Blough centra il suo primo completo in carriera. Un TD per Kenny Golladay da 75 iarde nello stupore generale, difesa Bears per prima.

Il drive di risposta dei Bears non va oltre un tre e fuori mentre il secondo drive di Blough come titolare NFL si conclude come il primo: TD per Marvin Jones, propiziato da una precedente, ottima conversione sul terzo e lungo.

Improvvisamente siamo sul 7-14 e Patricia gioca un colpo a sorpresa: il kickoff è una cannonata di Prater su un sorpreso giocatore Bears che i Lions recuperano. Ma l’attacco, malgrado la buona posizione, balbetta e stavolta bisogna andare al punt.

Dopo un ulteriore scambio di tre e fuori, i Bears si trovano ben dentro la zona di Field goal quando una doppia penalità lì ricaccia indietro; Trubisky riesce a riportare la squadra sul 4 e 4 e Matt Nagy decide di giocarsela. Una rara pressione Lions fa terminare il drive per downs e l’attacco macina iarde con le corse di Bo nonché il gioco di Blough porta i Lions ha bussare alla porta dell’endzone ma la difesa Bears non è nota per star a guardare e la pressione difensiva costringe a ripiegare su un piazzato.

Un altro buon ritorno di Patterson è segnale che i problemi di fine tempo non sono risolti: Trubisky, Miller e Robinson marciano per il campo e solo il cronometro costringe i Bears a ripiegare sul Field goal.

Il secondo tempo inizia con la palla in mano ai Lions ma è un tre e fuori e niente più; per fortuna il promettente drive di risposta viene stroncato da Darius Slay che intercetta un passaggio lievemente arretrato di Trubisky per Allen Robinson. Il suo sforzo nel ritornarlo è purtroppo inutile perché viene considerato Down by contact sulle proprie trenta e l’attacco non riesce a muovere la palla.

All’occasione persa segue una punizione immediata con la pressione sul QB che sparisce e la secondaria costretta a cedere iarde su iarde, fino al TD di Trubisky per l’ennesimo TE semisconosciuto ad andare a referto, Jesper Horsted. Siamo pari sul 17 ed i Lions devono rispondere.

Il mago fa avanzare la squadra grazie ad uno sforzo collettivo ed una magia di McKissic su un terzo down ma, con la palla sulle cinque ed un altro terzo ed uno, è proprio McKissic a ricevere: potrebbe chiudere subito il down ma vede spazio sulla destra e prova a sfruttare la sua velocità per andare in TD ma, mentre si sta involando, Kyle Fuller si allunga e con sforzo degno di Mr. Fantastic sgambetta il RB in blu ed argento per nessun guadagno

Matt Patricia decise per il secondo Field goal ravvicinato, sperando che la difesa possa forzare lo stop ed i fatti sembrano dargli ragione, quando Trey Flowers investe Trubisky tipo tir per forzare il punt.

Il drive successivo viene ucciso sul nascere da una penalità di Kenny Golladay che annulla l’ennesima buona corsa di Bo Scarborough e siamo al momento clou: con la partita in bilico, Trubisky azzecca due completi lunghi per Miller, in cui il ricevitore ci mette molto del suo.

Palla vicina all’endzone e Jarrad Davis esita se blitzare o coprire il running back. Risultato: Montgomery libero e passaggio facile vincente.

Restano quasi due minuti sul cronometro e David Blough prova ad imitare Stafford ma prima Marvin poi Amendola non riescono a ricevere poi deve subire un sack. Sul quarto tentativo e ventidue, il lancio della disperazione viene intercettato e si può andare a mangiare.

Magari con un po’ di amaro in bocca e qualche recriminazione (se solo McKissic, se solo Marvin) ma una relativa tranquillità di spirito. Del resto, la formazione era ampiamente rimaneggiata ma i Lions sono arrivati a due minuti dalla fine in vantaggio.

Sarebbe il caso di conservarlo questo benedetto vantaggio ma c’è sempre qualcosa che va storto, un giocata che gli avversari fanno e loro no, come il tackle di Fuller.

Molte cose sono autoinflitte, come le penalità (particolarmente disdicevole Rick Wagner) e alcune scelte di playcalling, specie difensivo e scelte al momento della costruzione del roster: come hanno ampiamente dimostrato i Bills subito dopo, se fai pressione al QB capitano cose buone.

Tuttavia, il lavoro dei coach non deve essere sottovalutato, essere competitivi con tre QB diversi, ognuno dotato di uno stile diverso è un’impresa titanica che si è presentata a Bevell, Sean Ryan e anche a Matt Patricia. Il 180 fatto dalla difesa dopo il bye è uno dei grandi misteri della scienza, roba da complottisti e non ho risposte soddisfacenti, se non un generale senso di inadeguatezza dei coach da quando Patricia ha allentato le redini per dedicarsi alla squadra più a tutto tondo; inadeguatezza che si trasforma nella mancanza di quel quid che fa la differenza nel momento topico.

Diciamo che non è andata male: non abbiamo fatto una figuraccia in diretta nazionale ed abbiamo ulteriormente migliorato la posizione al draft.

Varie

  • 158 iarde per Kenny Golladay, nuovo record in carriera.

  • 83 iarde per Bo Scarborough, sempre più affidabile.

  • Un solo sack, appunto, di Flowers per Detroit. Due di Roquan Smith per Chicago. 2 Tackle per Kalil Mack.

Una statistica notevole.

Peccato sia pure il 12 QB dei Lions ad esordire con una sconfitta.

  • I Lions sono la seconda squadra ad essere eliminata dalla corsa ai playoff, prima solo i Cincinnati Bengals.

Per oggi mi fermo qui.

One pride.


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