La prima conferenza stampa post-draft di Matt Patricia

Matty P. in teleconferenza

Oggi per la prima volta dopo il draft e dopo l’inizio delle attività virtuali di lavoro per la squadra il nostro barbone preferito (al terzo tentativo, si spera che lo diventi) ha tenuto il suo primo incontro con la stampa, ovviamente via zoom o altro programma equivalente.

L’incontro è stato corposo ed è durato una mezz’ora abbondante in cui Patricia ha risposto con dovizia di particolari ai vari giornalisti collegati.

L’offseason virtuale e le sue sfide

La prima cosa che ha sottolineato è la diversità di questa offseason, con la prima chiamata di gruppo per tutta la squadra (si parla di più di cento persone collegate, tra giocatori e coach) che ha subito avuto un problema tecnico, risolto per fortuna in due minuti a testimonianza della robustezza raggiunta dalla tecnologia necessaria.
Sicuramente, non è la stessa cosa della presenza fisica; Patricia nota il suo desiderio di abbracciare virilmente i suoi veterani, cosa impossibile da fare.

In più, Patricia ha ripetuto che la decisione di privilegiare il lavoro teorico rispetto ai workout deriva, come già accennato, dalla necessità di implementare un sacco di novità, vista anche la presenza di due nuovi coordinatori, e dalla fiducia nei suoi giocatori di farsi trovare fisicamente pronti all’estate. L’esperienza avuta nel 2011, quando i problemi contrattuali fecero saltare tutta la parte primaverile dell’offseason, saranno sicuramente utili per reagire a questa situazione e consigliano proprio di prenderla con calma, privilegiando la teoria in questa fase.

Ovviamente, il training camp diventa molto importante per stabilire la chimica dei reparti, come non mai ma già con i meeting virtuali si cerca anche di iniziare a creare quel senso di fratellanza che una squadra necessita. I giocatori, essendo giovani e tecnologici, lo fanno sicuramente meglio dei coach.

In ogni caso, prima dell’inizio delle attività i Lions hanno messo in piedi un programma personalizzato per i vari giocatori, a seconda della situazione e dell’equipaggiamento di ognuno, ed hanno anche spedito del materiale a chi aveva bisogno. Un po’ come fare il personal trainer per 90 persone per lo staff.

La free agency e l’importanza del sistema

Parlando della decisione di scegliere giocatori con una conoscenza del sistema in free ageny, Patricia ha fatto proprio il nome che non mi sarei aspettato, parlando di Chase Daniel e del fatto che, avendo esperienza nella west coast offense, non avrebbe dovuto imparare un nuovo linguaggio, perché di questo si tratta, per lavorare con Bevell. Da notare che Matthew Stafford si è trovato ad imparare almeno quattro nuovi linguaggi, spesso con poco tempo disponibile e non ha mai fatto un plisse ma divago.

Il futuro di JD

Una delle domande più interessanti ha riguardato Jarrad Davis: dal punto di vista del contratto, le scelte e le valutazione di convenienza sono affari di Bob Quinn ma dal punto di vista del gioco Patricia ha definito JD “una pietra angolare” di quello che stanno costruendo nonché uno dei leader della difesa e, a precisa domanda, vorrebbe che facesse parte dell’organizzazione anche per il futuro a medio termine.
Ora, raramente i giocatori che non vedono usata su di loro l’opzione firmano per la squadra che li ha scelti ma non è una cosa inedita e vedremo come la situazione si evolverà. Nel caso che JD abbia un ottimo 2020 ci sarebbero problemi peggiori da avere.

Sicuramente, Patricia ha dato l’idea di voler puntare ancora forte sul LB da Florida per quel che lo riguarda.

Jeff Okudah e gli altri Rookie

Riguardo la transizione per Okudah (CB notoriamente è una posizione complicata per i rookie), Patricia ha rimandato molto al prossimo rookieminicamp (virtuale ovviamente) ma vede come prioritario l’assimilazione del linguaggio, per lui come per gli altri.

Patricia ha poi parlato della difficoltà di valutare correttamente i prospetti delle piccole scuole e gli UDFA, il che ha spinto la squadra quest’anno a dare priorità ad un nucleo di veterani in grado di andare in pressione con poco tempo. Non è un approccio che molti hanno seguito nelle Lega (vedo un sacco di transazioni UDFA in giro) quindi sarà interessante vedere quale successo avrà la cosa.

Un attimo di introspezione

Patricia ha sempre detto che la essere lontano dalla sua famiglia è la parte più dura del lavoro per lui. In questo periodo, quindi, sta sfruttando la possibilità. per stare con i figli e giocare con le Barbie della bambina. In più, sta imparando a suonare l’Ukulele (il che gli apre una carriera come cantante in una cover band di Rino Gaetano).

Patricia, ancora a precisa domanda, ha detto che il suo obbiettivo è di migliorare ogni anno, anzi ogni settimana e che spera di essere un Coach migliore di due anni fa.

Da un punto di vista relazionale, sicuramente i miglioramenti si vedono e speriamo di vederne un tot anche sul campo questo autunno.

Altre osservazioni

  • Patricia non ha ancora visto The last dance, il documentario su Michael Jordan, perché vuole guardarlo tutto assieme. Patricia è un gran fan di Michael Jordan, il che non è sorprendente (anche se qualche Pistons fans for life potrebbe non gradire). In particolare, pensa che vedere come il desiderio di competere lo abbia spinto sia importante e che da questi documentari ci sia sempre qualcosa da imparare sia per lui che per i giocatori.

  • Riguardo il video di Ty Johnson che dicevamo ieri, Patricia ha detto che era lieto “avesse il casco addosso” (la sicurezza innanzi tutto!)

  • Patricia (ed in generale i Lions) non pensavano che sarebbe stato possibile firmare Jamie Collins ma quando è stato chiaro che c’era la possibilità è stata una firma entusiasmante. Patricia ha usato per Collins una descrizione (“Prodigio atletico” ed altro) che non può che ricordare quello che i draftnick dicevano di Isaiah Simmons predraft.

La fonte.

Il video originale:


Rispondi