Parlare della difesa futura dei Lions, richiede di fare uno sforzo terribile: superare l’impatto negativo della difesa del 2019 dei Lions. Il che è complicatissimo perché è stata terribile, disastrosa. Una vera tragedia che sarebbe potuta entrare nella storia e che si è salvata solo per pochissimo da questo dubbio record.
Pensare al futuro e trovarsi a dire che l’impronta non cambierà molto potrebbe generare ululati di dolore e comprensibili mal di stomaco.
Ma la verità è proprio questa: l’impronta di base non cambierà molto, anche se ci saranno dei correttivi, e non è detto che questo sia poi un male. E, no il tifo non conta: il ragionamento alla base delle scelte di Matt Patricia1 non è peregrino e prende le mosse da un dibattito che attraversa gli analisti (e la NFL da alcuni anni).
Quindi perché lo scorso anno è andato in maniera così schifosa?
Parleremo anche di questo, più tardi: per ora vi basti sapere che è stata una tempesta perfetta e, con questa consapevolezza, possiamo saltare a piè pari nella tana del Barboniglio.
Pass rush vs coverage
Noi tutti sappiamo che nella NFL è ormai fondamentale il gioco di passaggi. I cambiamenti regolistici hanno aumentato gradatamente le protezioni per il QB, per i ricevitori2, inasprito le penalità difensive fino a quell’aborto della DPI sullo spot del fallo e reso più spettacolare il gioco.
In risposta, le difese hanno fondamentalmente sempre gli stessi due modi per opporsi al passaggio avversario3:
- mettere le mani in faccia al QB prima che lanci la palla (pass rush)
- impedire che i ricevitori ricevano la palla (coverage).
Ovviamente, i limiti di organico. il cap e compagnia bella assicurano che la coperta sia, più sì che no, corta e che un allenatore (ed un GM) debba decidere dove investire di più per avere il massimo ritorno.
Visto che è comune conoscenza che nessun cornerback può coprire per tempo infinito senza commettere fallo, è logico che sia più importante la pass rush, in maniera da costringere il QB a liberarsi della palla prima di essere messo a terra o che si generi un fallo difensivo o un ricevitore libero.
Ergo, i Lions e Patricia sono dei coniglioni perché non investono abbastanza nella pass-rush.
Fatto. Finito. Possiamo passare ad altro.
Purtroppo o per fortuna no.
Senza togliere nulla alla pass-rush, che resta fondamentale, questo approccio non tiene in considerazione la mutata natura dei passaggi nella NFL: non si tratta solo di passaggi lunghi con tracce che richiedono più di 2-3 secondi per svilupparsi, magari su un terzo e lungo.
Ormai molti attacchi vivono su tutta una serie di passaggi veloci, anche sui primi/secondi down, che richiedono anche meno di 2 secondi per svilupparsi e che, messi in fila, possono muovere agevolmente le catene.
Pensate ai vari checkdown al RB, alle volte innumerevoli in cui i commentatori definiscono un TE come “valvola di scarico” di un attacco e alla crescente importanza dello slot receiver, nonché delle tracce corte: quante volte li avete visti gli scorsi anni portare avanti un drive?
Certo, se guardiamo solo redzone o le highlight ci si diverte di più e si nota meno ma stanno diventando la linfa vitale per molte squadre.
In condizioni normali, leggasi in assenza di errori quali un blitz non intercettato o un blocco mancato male dalla OL, anche il miglior DE del mondo non è in grado di mettere le mani addosso al QB in questo lasso di tempo.
Peggio che mai, blitzare: in queste condizioni e su questi down, potrebbe essere molto deleterio.
Il Blitz è un concetto molto popolare tra i fans ma molto meno tra i coach perché richiede di mandare un rusher addizionale, togliendolo alla copertura e, quindi, lasciare un ricevitore libero4.
Se il QB legge correttamente il blitz, state rischiando di lasciare palla in mano ad un uomo libero nello spazio.
Su una traccia breve coprire questa eventualità, facendo scorrere per esempio i LB, è complesso sempre per i soliti motivi di tempo.
Conclude PFF che ha dedicato ampio spazio alla querelle (trovate gli articoli linkati in appendice):
Thus, the takeaway from this piece is a pushback against any notion that pass rush doesn’t affect offenses. It certainly affects offenses, forcing them to throw more quickly than coverage forces them to hang onto the ball. The issue for pass rush, however, is that quick passes are often effective, and so in terms of moving the needle defensively, it’s important to be able to cover well.
Quindi, il succo di questo pezzo è respingere qualsiasi idea che la pass rush non influenzi gli attacchi. Li influenza decisamente, forzandoli a tirare più rapidamente di quanto il coverage li forzi a restare con la palla in mano. Il problema con il pass rush, tuttavia, è che i passaggi veloci sono spesso efficaci, e, quindi per spostare l’ago della bilancia dal punto di vista difensivo, è importate essere in grado di coprire bene.
Questo in aggiunta al dato sempre riportato da PFF in precedenza secondo cui la qualità del coverage sarebbe più statisticamente significativa per predire l’efficacia di una difesa rispetto al pass rush. In pratica, è più probabile azzeccare i risultati avuti da una difesa guardando solo i dati del coverage rispetto ai dati solo del pass rush.
Il vantaggio grande che hanno i pass rusher rispetto ai corner è che la loro performance è più stabile nel tempo (e quindi anche il pass rush è più affidabile). Questo per tutta una serie di motivi che invito a scoprire da soli leggendo gli articoli linkati sennò qui faccio giorno ma, in pratica, puoi stimare più facilmente quanti sack otterrai dal giocatore X guardando alle sue prestazione degli anni precedenti che quanti passaggi difesi ed intercetti avrai dal giocatore Y, guardando la stessa finestra temporale.
Portare pressione senza scoprirsi

Diventa quindi prioritario trovare una soluzione in grado di contrastare anche questo gioco di passaggi moderno basati su lanci rapidi, mettendo pressione al QB senza scoprirsi eccessivamente.
Come punto di partenza, possiamo attingere alle idee di una leggenda dei Lions (da giocatore, anzi da cornerback) diventato poi un geniale innovatore difensivo per i Bengals e gli Steelers : Dick LeBeau.
LeBeau rese popolare in concetto di zone blitz5, in cui un LB o un DB blitzavano mentre un uomo di linea lo sostituiva in copertura. In questo modo LeBeau voleva generare pressione in maniera più sicura. Lo zone blitz prese la lega in contropiede, mandando in tilt non solo i QB del tempo ma anche gli uomini di linea che non erano abituati a trovarsi improvvisamente senza nessuno da bloccare davanti mentre una safety gli si catapultava in faccia al QB dall’esterno.

Le idee di Lebeau sono ormai diventate comuni nella NFL e non solo ma, di per sè, non aiutano a risolvere il problema del gioco di passaggi veloce: restano blitz e, come detto, richiedono tempo per essere implementati.
Per cercare di avere i vantaggi di un blitz senza perdere la copertura molti stanno esplorando il concetto di creeper o di pressione simulata.
Nato nel più vario mondo delle università (avere più 700 squadre permette un sacco di approcci in più), si parte da un normale concetto di fire zone come quella di Dick LeBeau con i membri della secondaria che affiancano o sostituiscono i tradizionali esponenti della pass rush. La differenza è che invece di mandarli solo sei in copertura, lasciando il temuto vuoto, non mandi il quinto rusher e mantieni sette uomini in coverage.
You have the traditional “fire zone” pattern of a blitz, with second- and third-level defenders replacing traditional rushers in the pass rush, but instead of dropping only six to defend the pass, leaving a void in coverage, you don’t send the fifth rusher and keep seven in coverage.

In questo modo, il quarteback deve tenere presenti tutte le possibili pressioni anche se non tutte si materializzeranno davvero. Lo stesso avviene per i linemen e gli altri giocatori che devono bloccare: non sanno cosa dovranno fare fino a che non si riveleranno i blitzer reali. Nel frattempo, la difesa sa chi è in copertura e può approffittare di quel mezzo secondo di esitazione che ha forzato nell’attacco.
In soldoni, in presenza di pressione simulata la difesa deve difendere come fosse un blitz ma hai dalla tua sette uomini in copertura.
(un bel video sui creeper come next big thing)
I Lions sono andati oltre, come forse saprete, e hanno deciso di portare il concetto all’ennesima potenza.
Il risultato è che nella difesa di Pasqualoni ma soprattutto di Patricia sono presenti le temute (dai tifosi soprattutto) Three men rushes in cui la difesa teneva in creep, in attesa lo stesso numero di giocatori che abbiamo visto ma non si limitava a non mandare un quinto rusher, non ne mandava nemmeno un quarto.
La pressione poteva essere esercitata da un DT e due DE o da un End ed un LB o dai due LB, oppure da entrambi i DE ed un LB e altre combinazioni, compresi membri della secondaria mentre gli otto (!) giocatori restanti si dedicano al coverage.
In pratica, la logica era/è costringere la difesa a difendere tutti i possibili blitzer e muovere solo i rusher più indicati nella circostanza.
Per il primo terzo della stagione, più o meno, questo approccio non completamente ortodosso è pure sembrato funzionare, confondendo gli avversari e tenendo basso il punteggio, al punto da meritarsi un articolo di analisi al riguardo dal guru dei film Andrew Kato6, ricco di immagini e schemi. Un articolo che merita il vostro tempo.
Gli elementi chiave di questa difesa secondo Kato:
- Someone at nose tackle on the opposing center, applying a wall up the middle.
Edge rushers maintaining wide routes to cut off sideline scramble escapes. Can be standing up or down stance.
Linebackers threatening the B-gaps. Can rush, spy, or drop into coverage.
In questa difesa, ci sono pochi giocatori con la mano a terra e molti giocatori in piedi che possono prendere vari ruoli a seconda dello snap specifico senza dare informazioni su chi sarà il rusher e chi sarà in coverage.
The goal in finding and developing personnel is to find players that can perform as many roles in the defensive backfield as possible and having positional rules that will allow players to compartmentalize and play in multiple defenses.
L’obbiettivo è trovare e sviluppare il personale è trovare giocatori che possano svolgere più ruoli possibile nel backfield difensivo e avere regole posizionali che permettano ai giocatori di compartimentizzare e giocare in difese multiple.
Questo tipo di difesa (a cui Kato si riferisce come 8-3, con un’ennesima nomenclatura mutuata ancora dal college), vuole forzare l’attacco a rinunciare alle proprie star coprendole in maniera quasi ossessiva e può aggiungere un ulteriore elemento di confusione dando un look e poi mutandolo in corsa grazie alla versatilità dei propri giocatori.
Come detto, tutto molto ragionato e che ha pure funzionato per un po’ lo scorso anno. Prima che le cose andassero a ramengo.
Cosa è andato storto?
Tutto. Davvero. Tutto.
La cosa più importante da ricordare è che alla squadra del 2019 è stato strappato il cuore almeno due volte. La vittoria scippata contro i Packers avrebbe fatto stramazzare un elefante.
La sconfitta con i Raiders con il relativo infortunio di Stafford è stata probabilmente il colpo finale, visto che il drastico calo di efficienza dell’attacco ha esposto i limiti che ogni difesa ha.
A questo si aggiungano gli infortuni nella linea. A livello centrale, i tackle, piaccia o no, hanno affossato il punto 1 della lista fatta sopra: il muro al centro non ha retto o almeno non in maniera regolare.
Sempre restando sulla linea, il personale non era col senno di poi adattissimo al compito. Con l’eccezione di Trey Flowers (che ha carburato con l’avanzare della stagione), Kennard e Okwara non sono mai stati i rusher più minacciosi del mondo, avendo come forza primaria la disciplina e la difesa contro la corsa.
Aggiungiamo al mix i LB: Davis e Co. erano in competizione per la palma di peggior gruppo della Lega nel ruolo. Probabilmente il tanto vituperato Christian Jones è stato il migliore del mazzo, anche se il suo contributo non lo troverete nel boxscore. Il fatto che i Lions non abbiano preso l’opzione del quinto anno per Jarrad Davis la dice lunga, purtroppo. Per quanto si impegni, Davis ha bisogno di un fronte forte davanti per non panicare forte e i Lions 2019 tutto hanno avuto tranne che questo.
Jalhani Tavai ha fatto tutto il possibile, forse anche un pelo di più, ma si parla di un rookie che non dovrebbe essere lanciato nell’acqua alta durante la prima stagione (come il precedente staff fece appunto con JD. Grazie di niente.) e, in ogni caso, non poteva tenere tutto in piedi lui.
Con questo pass rush ridotto al lumicino (c’erano pure le corse da coprire, ricordiamolo), la minaccia dei creeper è scemata, i tempi in cui la secondaria doveva coprire si sono allungati a dismisura e la difesa si è trasformata in un disastro di proporzioni epiche.
Disastro peggiorato, a mio avviso, da alcune decisioni dello staff in particolare l’allergia a provare qualcosa di nuovo, mostrando una notevole mancanza di creatività nonché un dogmatismo da mettere in cornice… come esempio negativo che ha esacerbato i difetti con il peggior condimento possibile, la prevedibilità.

The Detroit Lions stand out here. While they acquired both a pass-rusher and a cornerback in free agency and had Darius Slay already in the fold, they had a poor pass defense in large part by choosing to rush the fewest players on average (4.0 rushers per play) among all NFL defenses.
Ma non preoccupatevi, anche la secondaria ha fatto schifo non per caso.
Prendiamo ad esempio l’uso del personale. Tralasciando inezie come la copertura del tipo di coverage, i Lions hanno giocato il maggior numero di snap in man coverage nella lega, per stupefacenti 336 snap. Su di questi hanno ottenuto solo 3 intercetti e subito 23 TD.
Al secondo posto in questa classifica, troviamo, ma tu guarda la vita, i New England Patriots con 291 snap in marcatura a uomo. Su questi hanno ottenuto 18 intercetti e subito 10 TD.
Al netto di tante variabili, qualcosa non quadra nella decisione di restare fissati con il man coverage anche quando non funzionava decisamente più perché la difesa era totalmente in apnea, tutti erano preparati ad affrontarla e la squadra stava venendo uccisa dai crosser.
Si aggiunga che Darius Slay ha dato il suo meglio in zona, quando può vedere il QB e fare la giocata e questa scelta di incaponirsi sulla marcatura ad uomo appare sempre più incomprensibile.
(Tralascio la decisione di uccidere la profondità in un ruolo (safety) perché l’infortunio del sostituto non era prevedibile e mostra solo che aveva ragione Freak Antony sulla fortuna e la sfiga. E pure per carità di patria).
Terminiamo il quadro con una situazione di spogliatoio da incubo in cui due leader difensivi ben pagati che facevano le gare di spelling durante i meeting.
In pratica, e so di ripetermi, è andato tutto storto: gli infortuni ed i limiti dell’attacco hanno mostrato le magagne ed i limiti della difesa. Limiti che un po’ per scelta, un po’ per necessità (il personale era quello che era e inserire un giocatore inferiore o blitzare a caso non avrebbero certo aiutato) lo staff non è riuscito a nascondere.
Le prospettive.
Partiamo subito con una buona notizia: non si dovrebbe poter far peggio. O almeno si può sperare.
In primis, la possibilità di un disastro dal punto di vista di vista degli infortuni come il 2019 non è affatto da escludere ma dovrebbe essere una prospettiva generalizzata nella Lega, vista l’offseason 2.0 che stiamo vivendo (nel 2011, ci fu un picco negli infortuni ai tessuti molli dovuto alla mancanza di allenamenti estivi). Questo, sperando che non avvenga7, potrebbe mandare un po’ tutti in emergenza.
Il buy-in dello spogliatoio dovrebbe essere completo con l’esilio dei riottosi o almeno si spera, visto il costo pagato; gli innesti difensivi puntellano diversi problemi.
In particolare, l’arrivo di Jamie Collins dovrebbe dare un’iniezione di frizzantezza8 per i LB, mentre Duron Harmon ha muscoli e fiuto come safety. La valutazione dei corner fa tremare i polsi visto che potrebbero essere peggio dello scorso anno in senso assoluto ma se il resto della difesa migliora, la cosa potrebbe essere meno grave in termini relativi.
Schematicamente, possiamo sperare che i nuovi arrivi sul campo combinati con Cory Undlin portino ad alcuni cambiamenti sullo scheletro qui riportato: non credo che Patricia voglia ripartire da zero dopo due anni passati ad martellare questi concetti nel capo ai giocatori ma spazio per inserire variante c’è.
In particolare si può sperare che il nuovo DC con il suo background (assieme ad un giovane e fresco position coach) porti nuova linfa e nuovi trucchi alla secondaria, posizione che conosce bene. Ma non solo; il fronte usato lo scorso anno era fondamentalmente sempre dispari (3-5-7 vicino lo scrimmage) mentre Undlin ha lavorato recentemente con Schwartz, quindi potrebbe espandere con fronti pari (4-6-8 vicino la linea, non aspettatevi di veder tornare la wide-9 però).
Se dovessi provare a quantificare, direi che vedere una difesa ancora sotto il ventesimo posto sarebbe il colpo finale per la credibilità di Matty sia come HC che come esperto delle difese. Se tutto gira bene potrebbe essere possibile fare capolino nella top-ten ma, molto più verosimilmente, i Lions bazziccheranno la metà della classifica in questo ambito. E se Stafford riprende da dove si era fermato lo scorso anno, potrebbe essere più che sufficiente per togliersi qualche soddisfazione.
Bibliografia
- https://ftw.usatoday.com/2019/06/lsu-creeper-simulated-pressure-dave-aranda-nflpass-rush-coverage
- https://www.prideofdetroit.com/2019/10/14/20909548/film-breakdown-lions-succeeding-three-man-rush-pasqualoni-patricia-scheme-disguise-flowers-kennard
- www.espn.com/nfl/story/_/id/25074144/nfl-pass-blocking-pass-rushing-stats-final-leaderboard-pass-block-win-rate-pass-rush-win-rate
- https://www.pff.com/news/pro-pff-data-study-coverage-vs-pass-rush
- https://www.pff.com/news/pro-pff-data-study-coverage-vs-pass-rush-revisited
- https://www.pff.com/news/nfl-pff-data-study-coverage-vs-pass-rush-part-three
- https://www.pff.com/news/nfl-pff-data-study-coverage-vs-pass-rush-part-three
- inserite pure la vostra battuta favorita: la mia è “noto genio difensivo”, tallonata dalla sempreverde “ingegnere missilistico laureato”. ↩
- il primo grosso cambiamento in questo senso, la Mel Blount Rule risale addirittura al 1978(!). ↩
- Devono anche difendere la corsa. Se il tuo avversario prende 7 iarde a portata, i due punti seguenti diventano abbstanza inutili (riguardatevi 49ers vs Packers se non mi credete) ma, per amor di semplicità, toglieremo questa variabile dall’equazione, tanto ce ne sono già abbastanza. ↩
- si parla in generale. Non iniziamo con le varianti sennò rischio di ammattire9. ↩
- Se volete ulteriori chiarimenti sullo zone blitz (e li volete, datemi retta), [eccovi serviti]/https://bleacherreport.com/articles/2102559-nfl-101-breaking-down-the-basics-of-the-zone-blitz). ↩
- Almeno, per me è un guru. Scrive poco ma quando scrive, prendo appunti. ↩
- Non auguro mai un infortunio a nessuno. Potrei fare eccezioni per noti molestatori e generici POS nel calore agonistico ma di base vedo di non farlo mai. ↩
- “frizzantezza” è (C) e (R) di IvanB. ↩
- ulteriormente, certo. ↩

2 thoughts on “Sotto il cofano della difesa. Problemi del 2019 compresi.”