Un sogno diventato un incubo.

Bob Quinn

Prima di poter archiviare il capitolo della scorsa gestione è necessario spendere alcune parole per Bob Quinn.

Purtroppo per lui, tutto quello che si ricorderà della sua gestione è Quinn è quello che ci ha messo nelle mani di Matt Patricia, barba, matita e tutto.

Qualsiasi buona mossa abbia fatto (e ce ne sono state, malgrado tutto), qualsiasi altro errore sia stato commesso (e anche qui,ce ne sono) impallidisce di fronte a questo.

Quinn era arrivato come una boccata d’aria fresca in un ambiente che aspettava come un messia un GM che non avesse legami pregressi con la vecchia gestione, sulle ali del ripulisti effettuato da Martha Ford pochi mesi prima.

Aveva dato subito l’impressione di avere le idee chiare (il gioco di corsa, una fisicità importante) ed un piano; il che era una bella novità per una squadra abituata a navigare nell’improvvisazione più totale. Quello che non sapevamo era che il piano comprendeva come condizione necessaria l’importare Matt Patricia a qualsiasi costo, alla prima occasione e, soprattutto, dargli campo libero.

Quinn ha fatto carte false per portare Patricia a Detroit, prima scaricando Caldwell e poi spingendo fortemente nella sua direzione, senza lasciare praticamente spazio agli altri candidati (un paio si ritirarono dalla competizione dopo aver visto l’aria che tirava, uno non accettò nemmeno il colloquio perché il risultato era scontato).

Quinn ha avallato tutte le scelte di Patricia, non si sa quanto giustificandolo o quanto cercando di limarne alcuni aspetti: che i giocatori più talentuosi nel roster venissero trattati come pezze da piedi durante la prima, tremenda annata, che il suo coach riuscisse a rovinare i rapporti con questi giocatori e, pur di salvaguardarlo, di scambiarli con ritorni minimi e rimpiazzi sul campo inferiori o problemi (Darius Slay è a pagina 1 del libro).

Ha preso decisioni al draft quantomeno discutibili (Tavai al secondo giro?) e scelte che, specie nell’ultimo anno, puzzavano di panico in FA (Adrian Peterson? Everson Griffen? Mohamed Sanu? perché non hai fiducia nei tuoi giovani?) ma anche al draft (un altro RB al secondo giro? Cos’aveva il primo che non va? Un CB per tappare un buco?).

Ha creato problemi che ha dovuto poi risolvere sprecando risorse (TE nel primo anno di gestione Patricia, la linea difensiva, la scelta di non firmare Glasgow).

Tutto questo per poter gestire una franchigia insieme al suo amico, come sognavano anni fa nelle notti insonni a Foxboro mentre sbobinavano nastri per BB e iniziavano a pensare, forse, che i Patriots vincevano per merito loro. Magari anche per merito loro, certo, ma non solo per loro.

Ora, tutte le buone idee di Quinn ed i suoi buoni pick (Ragnow, Decker), il buon cap lasciato dietro svaniranno rapidamente dalla memoria collettiva e lui resterà soli colui che ha portato Matt Patricia a Detroit, quello che forse è stato il peggior HC della storia dei Lions il che, nel caso particolare, vuol dire molto.

Ogni tanto, nel mondo reale, i sogni giovanili si trasformano in incubi e la fedeltà agli amici un fardello micidiale.

Non credo serva aggiungere altro.


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