
Come ampiamente detto e ripetuto, la scelta degli allenatori e dirigenti non avviene in un supermarket in cui entri, prendi quello che ti piace di più, lo metti nel carrello, paghi ed esci. Le squadre cercano di attrarre i candidati ognuna il posto migliore in un gioco di domanda ed offerta dove la moneta è la possibilità di successo sportivo, lo stipendio, il controllo sul personale ed i rapporti personali.
Non fatevi ingannare dalle conferenze stampa che seguono gli annunci in cui tutti hanno assunto la loro prima scelta: esattamente come al draft, in cui tutti sono sempre soddisfatti e non possono credere a quanto erano fortunati che il giocatore X fosse ancora disponibile alla scelta Y, le dirigenze spesso devono fare buon viso a cattivo gioco e presentare come idee geniali seconde o terze scelte.
Da un altro punto di vista, un candidato visto come forte dall’esterno può essere non adatto ad un compito per visioni divergenti sullo sviluppo futuro della squadra o, ci sta, richieste economiche ritenute esagerate.
Ricordiamocelo ora che le squadre decidono i loro finalisti e ricordiamo che magari non è colpa del _brass_ quanto una scelta di un professionista che trova migliori prospettive altrove e questo è doppiamente vero per i Lions che sono un lavoro interessante ma complicato mentre altre situazioni possono essere più allettanti o semplici su entrambi i fronti.
Con questa consapevolezza, analizziamo un attimo le notizie di questi ultimi giorni.
In primis, la decisione della squadra di aggiungere Ed Doods da Indianapolis al pool di candidati GM segnala un interesse non passeggero per Robert Saleh, che già lo scorso anno aveva manifestato una netta preferenza per Doods come GM.
Il problema è che Saleh è essere anche diretto a New York, dove ha ben impressionato i Jets al punto da essere finalista per il lavoro.
Lì avrebbe a disposizione una pletora di pick e spazio sotto il cap e Doods potrebbe “ritirare il suo nome dalla considerazione” in tempo zero qualora l’incontro di oggi non andasse per il verso giusto e/o Saleh prendesse questa strada.
Sempre riguardo i GM, George Paton è un altro executive estremamente rispettato che si è incontrato con la proprietà; ha già legami con la famiglia Spielman e ha lavorato a lungo con Darrell Bevell (ma se lavori con Mike Zimmer, mi dicono che puoi lavorare con chiunque) , il che rende il reciproco interesse importante ma ha è anche uno dei front runner per il posto di erede di John Elway a Denver ed i Broncos lo hanno già contattato per una seconda intervista (seconda intervista rima con finalista).
Altro nome già arrivato alla seconda intervista con Denver è Terry Fontenot: l’esperto scout di New Orleans è stato accostato più spesso ai Falcons (in tandem con Joe Brady) che ai Lions ma la decisione dei Broncos potrebbe far partire un effetto domino nella lega per evitare che qualcuno si trovi alla fine con il cerino in mano.
E questo “qualcuno” potrebbero essere pure i Lions, qualora decidessero di aspettare indefinitamente le mosse di Kevin Colbert o John Schneider per poi essere lasciati all’altare qualora entrambi decidessero di restare dove sono (magari a fronte di un ritocchino estetico allo stipendio).
Incoraggiante in questo è che le impressioni che i vari candidati stanno avendo di SFH sono molto positive e che il processo sembra sano. Di solito da questi fattori ci si può aspettare non gli arrivi più caldi ma gli arrivi migliori possibili, il che è cosa buona.
Per il resto, è il mercato, bellezza.
E tu non puoi farci niente. Niente. (semicit.)
One thought on “Entra in scena la concorrenza.”