Un aiuto alle safety, per fortuna: Dean Marlowe.

I Lions continuano il loro approccio di cottura a fuoco lento per la secondaria e, finalmente, portano un po’ di aiuto al reparto safety che non era messo per nullla bene, essendo composto essenzialmente da Tracy Walker, Will Harris e CJ Moore. Il primo viene da un 2020 molto altalenante, il secondo non è sicuro quanto potenziale abbia ancora da sbloccare ed il terzo è principalmente uno special teamer.

Dean Marlowe ha avuto una visita con la squadra e non ha lasciato Detroit senza un contratto in mano; Marlowe è esattamente il tipo di giocatore che il nuovo front office ha mostrato di prediligere: è relativamente giovane (28 anni) ed sta cercando tempo di gioco, dopo aver mostrato sprazzi negli ultimi anni.

Marlowe è entrano nelle lega come UDFA grazie ai Panthers ma ha trascorso gli ultimi due anni ai Buffalo Bills. Principalmente un motorino degli special team, Marlowe si è ritagliato un posto nella difesa durante il 2020 quando ha totalizzato quattro presenze da titolare e due intercetti (entrambi contro i Dolphins, il primo su una palla vagante in mezzo al campo ed il secondo su un passaggio deflesso) con un totale di 230 snap difensivi (l’anno precedente erano stati solo 108).

Può darsi che riesca ad imprimere alla sua carriera la svolta che cerca giocando nella difesa di Aaron Glenn, oppure potrebbe limitarsi a contribuire agli special team ma, in ogni caso, la presenza di un veterano non sarà certo sgradita.

Marlowe non avrà certo un contratto molto importante (si può pensare al minimo per i veterani) e probabilmente dovrà lottare per il tempo di gioco, non solo con i nomi già detti ma anche con qualche nuovo arrivo questo Maggio. Sicuramente, farà tutto il possibile per sfruttare l’occasione di dimostrare di poter essere uno starter e monetizzare l’opportunità in Michigan o altrove.

Brad Holmes ha infarcito la squadra di questo tipo di giocatori a causa dello spazio salariale limitato ed approfittando dell’annata di transizione per la free agency: giocatori disposti a scommettere su sé stessi per ottenere tempo di gioco e visibilità che si sentivano chiusi altrove, magari disposti a rinunciare alla possibilità di vincere subito qualcosa ma come riserve per provare di essere qualcosa di più.

Non è detto che tutte queste scommesse riescano (anzi, è matematico che non sarà così) ma è indubbiamente un modo interessante di affrontare l’offseason.


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