
Il primo draft della gestione Holmes/Campbell è ormai in archivio; è stato atteso più che mai, per un sacco di motivi.
Il primo era lo stato in cui la franchigia era stata lasciata dopo la separazione dal vecchio regime e la purga dei giocatori legati a doppio filo al vecchio schema.
Poi c’era la scelta molto alta a rendere più intrigante la cosa: alla settima assoluta si può scegliere praticamente qualsiasi cosa e ottenere un giocatore di talento (che non diventi una bust è un discorso totalmente diverso). Nel 2016, Bob Quinn sceglieva il suo primo giocatore alla 16, quasi dieci posizioni dopo.
Per finire, c’era l’incertezza e l’intrigo che ha riempito questi mesi dovuto ad un sacco di fattori: dll’inusuale stagione di college football avuta all’incertezza di alcune posizione chiave (segnatamente la terza con i 49ers, che prendevano un QB diverso ogni giorno e la quarta con l’incertezza sul destino di Matt Ryan, per quanto i miliardi che i Falcons dovevano ancora pagare potessero essere un utile indizio).
In pratica, Brad Holmes poteva andare in ogni direzione e c’era un sacco di curiosità per le scelte che sarebbero state. Questo almeno a Detroit, visto che i media nazionali, li avevano praticamente accantonati quasi subito dal discorso predraft, una volta che era iniziato a filtrare che non avrebbero preso un QB.
Da parte nostra, potevamo immaginare che il comitato decisionale dei Lions avesse selezionato uno scenario ma non sapevamo quanto Brad Holmes volesse Peneii Sewell. A quanto pare era stato considerato anche un QB specifico, Trey Lance, ma una volta che i 49ers lo hanno fatto sparire dalla board, i Lions erano davvero All-In per Sewell, al punto da provare a salire non una ma due volte per evitare scherzi (leggetevi l’articolo, vi assicuro che non siete abituati a questo grado di apertura da parte di un GM).
Non ci sono riusciti e si può dire, per fortuna, visto che hanno avuto il giocatore che volevano senza spendere ulteriori risorse ed il grado di entisiasmo nella war room era evidente dalla reazione che tutti abbiamo visto in diretta con un tot di gente che si abbracciava ed da un pick che è arrivato alla velocità della luce nelle mani di Roger Goodell.
Brad Holmes, tanto era al settimo cielo che si è persino dimenticato che la NFL aveva “suggerito fortemente” di aspettare a chiamare i prospetti al telefono prima che il pick fosse annunciato per cogliere le loro reazioni in diretta TV ed ha chiamato appena possibile, costringendo la regia a qualche acrobazia prima del tradizionale stacco pubblicitario che segue ogni anno il pick dei Lions.
Un grosso entusiasmo per una scelta facile, direi. Se devi dare la tua impronta alla squadra, non c’è un posto migliore delle due linee ma dalle parole del nuovo Boss si capisce bene che Sewell era realmente il terzo giocatore sulla board o giù di lì.
Alla fine della seconda notte del draft, dopo la scelta di selezionare due Defensive Tackle consecutivi, ho scritto in fretta che questo draft mi sembrava avesse preso la direzione di quello di esordio di Bob Quinn nel 2016.
Riguardandolo a bocce ferme alcune similitudini ci sono, visto che anche Quinn (prima di diventare completamente succube del suo personale Rasputin) aveva cercato di iniettare sostanza nelle linee ma il processo è stato molto diverso, non solo il modo di porsi del GM.
In primis, come già scritto i Lions di Holmes non hanno avuto paura di essere aggressivi non solo cercando la trade per Sewell il primo giorno ma investendo capitale futuro per salire alla 113 e prendere un giocatore che gli piaceva in uno dei draft più incerti di sempre. Non solo un aspettare che il draft ti mostri cosa ha da offrire ma anche anche andare a cercare il giocatore giusto.
Un’altro cambiamento benvenuto dai vecchi tempi è stato l’andare a caccia di giocatori atletici: ben cinque delle sette scelte un RAS elite, una medio e una basso. Le cinque scelte comprendono tutte quelle dei primi due giorni più Derrick Barnes (pick 113).
In più, non infilarsi nel tunnel della need per scegliere i giocatori ma “prendere dei giocatori che ci piacciono” come ha detto Holmes è un benvenuto ritorno nel terzo millennio della NFL.
Il risultato è stato un ulteriore rafforzamento della linea offensiva: forse non è la maniera migliore di far sembrare Goff un MVP nel 2021 ma sicuramente è un modo per tenerlo sano e dargli modo di essere efficace con un attacco bilanciato.
Per la linea difensiva si può parlare di un remake completo con un nuovo 3T molto versatile ed un NT atipico, in grado di generare spinta anche dall’interno. Non c’è ancora tantissima profondità (e spiace un po’ per Penisini) ma quella che è stata una spina nel fianco negli scorsi anni non sarà così facilmente messa sotto nelle trincee e sembra prepararsi ad essere più aggressiva come atteggiamento.
Ovviamente, mancano dei pezzi: il più semplice da vedere è che non è stata selezionata nemmeno una safety. Anche se Ifeatu Melifonwu secondo qualcuno potrebbe prendere questo posto tra i pro (o un ruolo ibrido CB/S) non credo che sarà pronto per esordire questo settembre. Manca una guardia o un centro di scorta e un altro ricevitore non avrebbe fatto male, con mezza sezione firmata per un solo anno.
Ma si sapeva tutto che, a meno di miracoli, non sarebbe stato possibile riempire tutti i buchi con un solo draft.
È stata fatta una scelta e presa una strada che pare promettente.
Ma questa era la parte più facile per Holmes e compagnia: il roster era talmente disastrato che qualsiasi scelta avrebbe portato ad un miglioramento sostanziale di qualcosa; hanno scelto quello che era l’approccio più logico e razionale per riavviare decisamente la franchigia e mi piace.
Ma il vero lavoro inizia ora: perché la nuova cultura prenda vita non basta rimettere i tavoli da ping-pong o prendere giocatori più energici e simpatici. Magari ci aiuterà a vivere meglio questi mesi ma quelli che serviranno saranno risultati.
Magari non quelli che si vedono nella colonna delle vittorie (magari) ma quell’atteggiamento che si vede sul campo di gioco e che spinge gli avversaria non prendere l’impegno sottogamba.
E poi serviranno scelte più complicate nei prossimi anni, quando bisognerà firmare giocatori con contratti più importanti e stabilire su chi puntare per le estensioni. Ed un draft finalmente ricco di scelte per terminare il makover.
Le fondamenta sono state poste e sembrano solide ma il castello è ancora tutto da costruire.
Per fortuna, sembra che Holmes e Campbell lo sappiano molto meglio di me e che terranno altissima l’energia in questi mesi.
Ci sarà da divertirsi.
One Pride!
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