
I Lions sono considerati, specie qui da noi, una squadra priva di successo e, spesso, parlando di loro ci si limita a ricordare il trio Calvin Johnson-Matthew Stafford-Barry Sanders, con relative pernacchie per la squadra. Ma i Lions hanno avuto una storia gloriosa (4 titoli NFL sono 4 titoli NFL. Purtroppo, non sono ancora 5 come avevo scritto in un primo momento e grazie a Otter per la correzione) ed hanno visto indossare la loro maglia alcune personalità che hanno forgiato la NFL. Questa serie totalmente aperiodica mira a dare onore a queste persone e, perché no, a fornire ai tifosi italiani qualche informazione in più quando c’è da discutere su internet con tifosi di squadre meno blasonate e con poca memoria storica. In più mira a darvi qualcosa da leggere durante il break estivo che non sia una rimasticatura di notizie già lette.
Come iniziare una carrellata sui Lions notevoli se non da Wayne Fontes?
Chi meglio di lui può simbolicamente rappresentare la storia dei Lions nell’era del Super Bowl?
Pensate, Wayne Fontes è sia l’allenatore più vincente della storia dei Lions che il più perdente, con un record di 67 vinte e 71 perse (.468 di percentuale). Ed è sicuramente l’allenatore più longevo della franchigia, avendo seduto sulla panchina dei Lions dal 1988 al 1996 (nove anni).
Fontes è stato l’epitome del “player coach”, un allenatore magari non geniale sul piano del gioco e delle innovazioni tecniche ma amato dai propri giocatori, tanto da trovare regolarmente una striscia vincente quando la sua panchina iniziava a scaldarsi un po’ troppo.
Per quanto fosse un eccellente motivatore ed un ottimo leader, Fontes è stato uno dei tanti coach dei Lions ad essere stato bersaglio di frizzi e lazzi da parte della stampa di Detroit (a quanto pare certe cose non cambiano mai) specie per il suo aspetto fisico e malgrado la sua carica umana e la sua capacità di riconoscere la precarietà della sua situazione lavorativa quando si paragonò ad un cervo che stava venendo cacciato, il che gli valse il soprannome di “Big Buck”.
Wikipedia ci racconta che Fontes fu perculato decisamente dalla Free Press (cosa ho detto sulle cose che non cambiano mai?) per aver indossato delle orecchie da Topolino per un evento di beneficienza, il che portò per una volta all’irata reazione del coach.
Fontes, a quanto pare, fu la forza motrice che spinse i Lions a scegliere Barry Sanders al draft e già questo basterebbe per fargli ottenere i nostri più sentiti ringraziamenti ma ha anche raggiunto la postseason quattro volte e, nel 1991, ha portato l’ultima (ed unica nell’era moderna, per dire così) vittoria ai playoff dei Lions. Questo nel 1991 quando i Lions demolirono i Cowboys per 38 a 6 al vecchio Pontiac Silverdome prima di essere a loro volta stritolati dai Redskins a Washington, lungo la rotta che avrebbe portato Washington a vincere il SuperBowl. Nel 1991, Fontes vinse anche il premio di allenatore dell’anno (primo ed unico HC dei Lions dopo George Wilson nel 1957, che ne fu il primo vincitore).
“John McKay had an old saying and Wayne followed it pretty good: Don’t coach the great ones too much because you don’t want to tamper down their talent. And (his talent) was pretty obvious.” (Dave Levy, Assistant coach)
“John MaKay aveva un detto e Wayne lo seguiva molto bene: non allenare troppo a fondo i grandi perché non vuoi limitare il loro talento. E (il suo talento [Si parla di Barry Sanders NdR] era decisamente ovvio) (Dave Levy, Assistant coach)
Malgrado un buon 1995, con il ritorno ai playoff, la campagna del 1996 finita 5-11 gli costò il posto, venendo sostituito da Bobby Ross.
Per finire, una nota di colore: se vi piace il cinema, probabilmente avrete già conosciuto Wayne Fontes. Infatti il coach appare come se stesso in “Jerry Maguire”, film del 1996 con Tom Cruise (che non pare invecchiato di un giorno da allora) e Cuba Godwin Junior.