Post 53: Largo ai giovani e alle emozioni forti.

Passate le canoniche 24 ore, definita la Practice Squad e sistemate un paio di situazione nebulose (tipo l’assenza di un kicker, da mettere nella cartella “non-storie”), possiamo parlare un attimo di cosa ci indicano le scelte della squadra per inziare questa stagione 2021.

Potrei farla breve ed indicarvi un semplice dato: la rosa dei Detroit Lions è la seconda più giovane della NFL , superata per un’incollatura dai NY Jets (25.1 anni contro 25.2).

Lo scorso anno i Lions erano ventiduesimi (!) in questa classifica con una media di 26.1 anni.

Al di là delle facili battute sul taglio di Don Muhlbach e sull’impatto avuto su questa metrica, è chiaro che l’approccio seguito da Holmes e Campbell è totalmente opposto a quello di BQ e MP: questi cercavano veterani conosciuti (quindi affidabili ma anche con limiti noti) a costo di sacrificare i giovani portati in squadra da loro stessi.

La dimostrazione più evidente fu lo scorso con Adrian Peterson, portato in fretta e furia a Detroit malgrado e a detrimenti dei continui e notevoli investimenti nella posizione effettuati da loro stessi (non solo Swift, ma anche Taylor Huntley e Ty Johnson) ma lo abbiamo visto in tante situazioni: tra il veterano ed il giovane, si giocava il veterano in attesa che il giovane crescesse.

Ma il giovane non cresce, se non gioca.

Campbell (e Holmes) lo sanno molto bene ed hanno abbracciato la strada della gioventù: tranne alcuni senatori (Michael Brockers, Taylor Decker, Darren Fells, Jared Goff per le esperienze e malgrado l’età, forse Tyrell Williams) il roster è zeppo di giovani di belle speranze che si sono messi in mostra in questi mesi..

Come prima cosa, questo è anche la dimostrazione che HCDC non mentiva quando diceva che la gente si sarebbe dovuta sudare il posto in squadra e che alcuni nomi che pensavamo garantiti avrebbero perso il treno del roster. E si è visto subito con i primi, soprendenti cut: Breshad Perriman, Mike Ford, Tyrell Crosby hanno lasciato rapidamente Motown con motivazioni che spesso erano variazioni sul tema dello stesso leit motif: preferiamo qualcuno più giovane che forse può avere più upside rispetto ad un giocatore già noto ma che non ha margini di crescita.

Il trend è proseguito decisamente con il rilascio di Corn Elder, Nickell Robbie-Coleman (tornato in PS) e di altri giocatori di esperienza per far posto a ragazzi che avevano decisamente sgobbato e si erano messi in mostra durante questi mesi ma che, in altri regimi, avrebbero potuto ambire al massimo ad un posto in practice squad.

Tutta questa gioventù è un’arma a doppio taglio: da un lato, sicuramente sono giocatori energici, desiderosi di mettersi in mostra e con la mentalità giusta, dall’altro ci possiamo aspettare un sacco di errori di gioventù ed un rendimento non costante, non dico tra una partita e l’altra ma, spesso, anche nella stessa partita se non durante la stessa serie.

Prendiamo la secondaria: dopo il salasso di questi giorni, degli acquisti di questo marzo (giocatori che definivo “presi dal cestone dell’autogrill” in tempi non sospetti) resta solo Dean Marlowe come terza safety ed esperto special teamer, per il resto i Lions schiereranno tutta la secondaria dello scorso anno con l’eccezione dello slot che sarà affidato al rookie UDFA AJ Parker. A fargli da riserva:

  • Bobby Price, secondo anno passato da Safety a CB subito prima dell’inizio della preseason.
  • Jerry Jacobs, UDFA che ha fatto il percorso inverso
  • CJ Moore: Safety e specialista negli special team
  • Ifeatu Melifonwu (sono riuscito a scriverlo senza copia/incolla. Qui si fa la storia): Rookie cresciuto ma ancora da sgrezzare.

Probabilmente c’è molto talento ed i miglioramenti nella linea difensiva e nei LB (non potevi peggiorare i linebacker se non dicendogli di ostacolare attivamente gli altri reparti) potrebbero aiutare ma il fatto i Lions abbiano avuto un (1) turnover in tutta la preseason fa pensare, specie perché lo stesso è stato del testè dipartito Corn Elder.

Probabilmente sarà una strada sconnessa quella che attraverseremo nel 2021, vista anche una generale fragilità del roster. Non che saranno solo dolori: ha parlato non a caso dell’energia della gioventù e dell’etica giusta.

Se lo staff di DC è buono come pensiamo tutti, la squadra dovrebbe crescere mano mano ma ci saranno un sacco di turbolenze.

Fortunatamente, i Lions hanno scelto, secondo me, il pilota giusto per questi mari.

E sto parlando di Jared Goff.

Non sto prevedendo che il QB della California faccia una stagione da signori o ritrovi l’antica magia.

Non sto nemmeno dicendo che i Lions abbiano fatto bene a passare su un QB alla sette.

Sto solo dicendo che per carattere e stile, Goff è perfetto per i Lions 2021.

È il supremo stabilizzatore emozionale, la persona ideale per restare sereno malgrado le situazioni e trasmettere la stessa serenità al gruppo.

Del resto ne ha già passate di ogni (forza motrice della ricostruzione di un programma scadente all’università, prima scelta assoluta, potenziale bust dopo 8 sconfitte consecutive, predestinato con Sean McVay, capro espiatorio sempre con Sean McVay) ed è sempre rimasto il solito, fiducioso nelle sue capacità senza perdere la testa o senza montarsela troppo (facile con quella cifra in banca, dite? Non credo sia così ovvio).

Anche ora che la gente vede un roster da due vittorie, Goff parla tranquillamente di come la sua asticella sia quella di sempre: “vincere la division e partire da lì”.

Ovviamente, giornalisti e tifosi assieme abbiamo tutti sorriso tristemente e scosso la testa ma cosa dovrebbe dire un quarterback, a cui i proprio compagni guardano?

E Goff è riuscito a dirlo non solo restando serio ma dando anche l’impressione che pensasse davvero che i Lions hanno una chance (e ha ragione. Lo scrivo tra parentesi ma se la squadra resiste in linea di galleggiamento o poco meno fino al bye, ho visto cose più strane).

Per concludere e sempre riguardo la qualità del roster: non è eccelsa, certo. La scommessa di Campbell e Holmes per quest’anno è creare un nucleo giovane di giocatori di qualità su cui costruire per il prossimo futuro.

Non tutti i giovani leoni diventeranno capibranco.

Molti verranno stritolati da quella macina che è la NFL.

Ma non bisogna confondere l’assenza di nomi riconoscibili con l’assenza di talento come molti tifosi e commentatori occasionali sembrano fare. Chi uscirà vincente dalle sfide del 2021 sarà un’aggiunta importante al branco.


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