
Spesso mi sono lamentato (e non sono il solo, lo so) del pessimo trattamento che Dan Campbell ha ricevuto continua a ricevere dalla stampa nazionale, spesso più interessata a estrarre spezzoni da trattare come pezzi comici che a comprendere in che cornice quelle parole vengano pronunciate.
Ora, invece, è uscito un articolo per il prestigioso The Ringer che analizza il coach dei Lions oltre alle solite banalità e parte chiarendo subito una cosa: DC non è costruito; è così al 100% e, se c’è una cosa che Dan Campbell teme, è di smettere di essere sé stesso.
Dan Campbell’s biggest fear is that he will feel he has to act a way he does not want to. That one day, in a bid for respect or approval, he won’t be the truest version of himself for even one second and he will sit down and write some long, thought-out speech.
La paura più grande di Dan Campbell è di pensare che deve agire in una maniera che non vuole.Che un giorno, in cerca di rispetto o approvazione, non sarà la versione più autentica di se stesso per anche un solo secondo e che si metterà a sedere a scriverà qualche discorso lungo, ben pensato.
Campbell parla a 360° gradi e chi tifa Lions sa che non c’è da aspettarsi niente di diverso, sia che si esprima sul suo desiderio di allenare i Lions (“ci sono alcune squadre a cui sento di appartenere”) che della difficoltà di rapportarsi con degli atleti che mediano tutto via cellulare, invece di comunicare direttamente nello spogliatoio (a DC non piacciono molto i cellulari):
“It’s a big emphasis. It’s a lost art, man, to be able to say, ‘Listen, you’ve got an issue, or something’s going on, come up and look at me and tell me exactly what’s on your mind. If something bothers you, come up and tell me. Just tell me. Don’t text your agent. Don’t have your agent call [Lions general manager] Brad [Holmes] so Brad calls me. Just come up and say it.’ We are trying to breed that culture.”
“È una grossa enfasi. È un’arte perduta, amico, essere in grado di dire “Ascolta, se c’è un problema o se capita qualcosa, vieni e guardami e dimmi esattamente quello che ti passa per il capo. Se qualcosa ti dà fastidio, viene e dimmelo. Dimmelo e basta. Non mandare un messaggio al tuo agente. Non far chiamare al tuo agente [il GM dei Lions] Brad [Holmes] in modo che Brad mi chiami. Solo vieni qui e dimmello’ Stiamo cercando di coltivare questa cultura.
Secondo l’articolista Campbell è diverso dagli altri coach perché non può essere altri che sé stesso. Ci sono coach che quando arrivano al top, cambiano (gli tremano i polsi, scrive Kevin Clark) e perdono di vista le caratteristiche che gli hanno permesso di arrivare lì.
Campbell può aver appreso da Bill Parcells e da Sean Payton ma non vuole, meglio: non riesce ad imitarli.
It’s a little bit like being a parent for the first time: You get all this advice, and it doesn’t mean crap until you go through it, and you do it your way,”
È un po’ come diventare genitore per la prima volta: prendi tutti questi consiglio e non vogliono dire un tubo fino a che non devi farlo e lo fai a modo tuo.
Ci sono anche diversi contributi di alcuni membri dello staff, compreso Aaron Glenn ed ex-collaboratori ma la citazione che mi ha colpito di più è di Ben Johnson che conosce DC da nove anni ed è attualmente il suo TE coach:
And as a coach working for him, man, I don’t want to disappoint him. That would crush me. If I knew that I disappointed him … he wouldn’t have to yell. He wouldn’t have to say anything. Just knowing that I let him down would do it.
Come un coach che lavora per lui, amico, non voglio deluderlo. Mi spezzerebbe il cuore. Se sapessi che l’ho deluso… non avrebbe bisogno di urlare. Non avrebbe bisogno di dire nulla. Solo sapere che l’ho lasciato a terra basterebbe.
Ovviamente non è tutto qui, e vi invito a prendervi un po’ di tempo per leggere l’articolo originale: un altro punto interessante è come il ricordo di Matt Patricia sia praticamente assente dai Lions attuali: quando Clark ha chiesto a vari giocatori sulle differenze tra i due, questi hanno preferito non parlare dell’argomento. Una damnatio memoriae inusuale ma significativa.
Viene ripetuta l’importanza dell’onestà anche brutale nel rapportarsi con i giocatori e nello spiegargli in cosa devono migliorare che DC ha ereditato direttamente da Bill Parcells; dell’importanza della figura del padre e tante altre cose.
Ma la cosa che spicca è che Dan Campbell è Dan Campbell, non c’è una faccia nascosta di Dan Campbell da scoprire.
Secondo Kevin Clark, Detroit fa bene ad essere pronta per lui.
Ma noi sappiamo Detroit era già pronta. Vedremo per la NFL.
One thought on “La Dan Campell Experience va sotto la lente di ingrandimento.”