Post-Eagles: Retroazione. E non solo.

Partiamo dalle buone notizie: l’Italia del football americano ha vinto gli europei battendo la Svezia ed il blue team ha portato a casa una coppa che mancava da 34 anni. Meglio, parteciperanno ai prossimi mondiali.

Continuiamo: la cerimonia per l’inserimento di Chris Spielman nel pride of Lions, il ring of honor della squadra è andata bene, anche per la decisione di far annunciare l’evento a Barry Sanders. E nessuno fischia Barry Sanders.

Veniamo alle brutte notizie: siamo di nuovo al punto di cui in foto. Quella con le Eagles invece di essere la passeggiata che molte anime belle prevedevano si è rapidamente trasformata nel secondo blowout in tre settimane, con i Lions competitivi forse per il primo quarto o poco più.

Ad aggiungere le beffe, per la seconda volta la prestazione da incubo è avvenuta tra le mura amiche per lo sconcerto dei (per la verità sempre meno) tifosi presenti.

Quello che mi preoccupa è che questo altalenare tra una prestazione coraggiosa ma sfortunata ed una decisamente ignobile sembra non essere, dopo otto partite, un caso ma una costante il che mi riporta ai fasti del periodo Patricia e, soprattutto, alla manifesta incapacità di quella squadra di costruire sulle cose che funzionavano quando le cose funzionavano.

Ad una buona prestazione, seguiva una fase involutiva che riportava la squadra alla prima casella del gioco dell’oca.

Attenzione: non sto dicendo che questo regime avrà sicuramente gli stessi problemi o che abbia un approccio simile. Sto solo dicendo che se la squadra non prende una traiettoria positiva come gioco se non come risultati, l’annata lascerà delle cicatrici dure da cancellare sulla credibilità dello staff.

In particolare, se non ci saranno miglioramenti su aspetti direttamente legati al coaching che, invece di andare avanti, sembrano andare indietro. In particolare, le penalità: troppi uomini in campo, formazioni illegali e cose tipo il salto alla cavallina di Julian Okwara con relativo regalo di primo down dopo un rarissimo stop difensivo in redzone sono tutti problemi direttamente riconducibili allo staff ed alla mancanza di preparazione della partita.

Anche certi buchi nel planning (tipo i primi crosser di Jaelen Reagor che hanno messo in ginocchio la difesa nel primo quarto) ci devono ricordare che anche gli allenatori sono spesso nei loro primi anni nel loro ruolo e che devono, poco sorprendentemente, crescere con la squadra.

Bisogna anche aggiungere al mix letale la mancanza di leadership veterana tra i giocatori con Goff che non sembra il più carismatico dei QB, oltre agli aspetti più prettamente tecnici e la coppia Decker e Ragnow giocoforza sul divano. Anche in difesa, con qualche eccezione, c’è fin troppo gioventù. E questo vuol dire anche tanta incostanza, che si è vista.

Dan Campbell è sicuramente cosciente di queste cose: non a caso non si è limitato a battersi il petto ma ha indicato gli aspetti specifici da migliorare, come l’incapacità di dettare un giusto ritmo per la squadra o la gestione del cronometro alla fine del primo tempo (il time out andava chiamato sul terzo ed uno, non sul quarto).

Ma se Darius Slay mette a segno più punti di tutto il tuo attacco in casa, il problema è molto, molto più profondo

Lo smantellamento operato dalle Eagles è stato dovuto ad una generale implosione della squadra alle prime difficoltà, come se ci fosse la consapevolezza che una volta che gli avversari scappano, non c’è spazio per il recupero.

Questo provoca un effetto di retroazione:

retroazione

[re-tro-a-zió-ne] s.f.

1 non com. Retroattività

2 Nel l. tecnico e scientifico, processo di autoregolazione per cui gli effetti in uscita da un sistema (meccanismo, circuito, organismo) modificano le grandezze in ingresso del sistema stesso SIN feedback

un feedback in cui le disfuzioni di una sezione aumentano e nutrono quelle degli altri blocchi, ad aumentare.

Così, il primo sack porta Goff a perdere fiducia nella linea e scappare all’indietro rifugiandosi nel checkdown e rendendo prevedibile l’attacco, chiudendo il drive. Poi ci scappa un FG sbagliato che toglie tranquillità ulteriore. Il primo stop difensivo mancato si trasforma in una marcia trionfale per gli avversari con i Lions che, mano mano, si dimenticano fin troppo i fondamentali. Tutti i problemi si amplificano fino a che anche quello che funzionava, smette e ci si trova ad aver concesso 200 iarde su terra al peggior attacco di corsa della NFL.

Tutto questo è sintomo di mancanze profonde sul piano del talento e su quello della fiducia in sé stessi o, anche peggio, di aver raggiunto la conclusione che è già tanto che siamo su un campo NFL, approfittiamo per chiedere un autografo a qualcuno che fino a ieri vedevamo solo in TV.

O forse, qualcosa di completamente diverso che mi sfugge ma che i coach devono individuare e sistemare prima che la stagione finisca totalmente fuori controllo (non nel risultato finale ma, ripeto, nel processo di crescita della squadra).

Finire 0-17 sarebbe uno smacco clamoroso, forse letale, per una squadra che ha già uno 0-16 nella storia e per un gruppo che si proponeva di sopperire alle carenze tecniche con carattere ed impegno.

Onestamente, continuo a non credere che succederà il peggio e continuo a pensare (sperare) che il bye sarà un punto di svolta importante per la squadra.

(In ogni caso, se i Packers continuano a tenere questo ritmo in week 17 dovrebbero far riposare i titolari. Così, per un pensiero consolante. Più o meno).

Cose a caso.

  • se nutrivate speranze sul punto, Dan Campbell ha già confermato che non panchinerà Jared Goff. E nemmeno licenzierà Anthony Lynn. In compenso, vorrebbe prendere un ruolo più attivo nell’attacco della squadra. Effettivamente, un buon blocking Tight end ci servirebbe.
  • L’idea di mettere Will Harris nello slot con Dean Marlowe accanto a Tracy Walker non ha funzionato. Sarebbe anzi saggio ammettere che l’idea Will Harris non ha funzionato e passare ad altro.
  • Complimenti alla secondaria delle Eagles per aver praticamente azzerato i ricevitori Lions. Il che ha esacerbato ulteriormente la monodimensionalità dei Lions, con i lanci che andavano o a Hockenson o a Swift.
  • La prestazione della linea offensiva è stata proprio questo: offensiva. Spero che chi pensava ad una rapida trade nell’offseason di Frank Ragnow per consegnare le chiavi della città ad Evan Brown faccia un esame di coscienza. Brown è un bravo giocatore ma Ragnow è un centro di altissimo livello. Idem per gli odiatori di Taylor Decker. Il povero Matt Nelson ha concesso 34 pressioni come RT. In questa situazione, poco da fare per chiunque specie per un QB poco atletico come Goff.
  • La linea difensiva non è praticamente mai entrata in partita. Todd Wash avrà avuto molto da dire in questi giorni.
  • Il bye è favorito per -13.5 punti questa domenica. Io non gioco ma secondo me copre agevolmente. La battuta è pessima ma è sempre meglio del qualità del gioco di domenica.
  • Non vi linko le highlight perché non odio nessuno così tanto.

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