
Quale che sia la situazione in casa Lions lo sappiamo tutti e che sarebbe stato un anno difficile pure.
Come è possibile cercare di creare una cultura vincente in un ambiente che viene da decenni di risultati negativi, specialmente mentre si rischia di finire 0-17 per inaugurare il nuovo formato della NFL?
Sport illustrated ne parla a lungo direttamente con Dan Campbell (spero non ci sia il paywall), elaborando sulla difficoltà di dover bilanciare un roster complicato, motivando giocatori che magari non avrebbero normalmente un ruolo così grande senza, però, assicurare un futuro che forse non ci sarà.
Motivare una squadra senza che questa si adagi sui propri limiti, il tutto lavorando su I problemi risolvibili.
Campbell cannot scream at his players to play harder if they’re playing hard and failing anyway. That, Capers says, “is when you lose the team. You can’t be overly critical if a guy’s giving you everything he’s got.”
Campbell non può urlare ai suoi giocatori di impegnarsi di più se loro si impegnano e non riescono ugualmente. Questo, dice [Dom] Capers "è quando perdo la squadra. Non puoi essere troppo critico se uno ti sta dando tutto quello che ha".
Una cosa che DC sta facendo e che mi pare importante è tagliare tutti gli errori non dovuti al talento: penalità pre snap, problemi di comunicazione e quant’altro. L’articolista nota, con acutezza, che Campbell sta allenando non solo i giocatori ma anche i suoi coach, anche a non dare tutta la colpa alla mancanza di talento che può diventare una scusa facile.
L’articolo mette in luce molti altri aspetti della situazione che i Lions stanno affrontando e della storia personale del loro Head Coach. In particolare chiudo con un episodio che mi pare particolarmente significativo.
Alla fine della stagione 2015,Dan Campbell, allora interim HC, e Anthony Lynn erano in Lizza per il posto ai Dolphins che poi sarebbe andato ad Adam Gase. I due avevano trascorsi comuni ai Cowboys e DC non si fece problemi ad aiutare il suo amico a preparare il colloquio. Commenta Campbell:
It means more to be able to help—and, so be it, if you win [the job] over me, then good for you, it wasn’t meant to be then. But for me to turn my back on [Lynn], I’d feel guilty forever for that. Just imagine if that’s all we did as a society.
È più importante essere capace di aiutare e vada come va, se vinci [il posto] al posto mio, bene per te, non doveva andare. Ma per me, voltare le spalle [a Lynn], mi sarei sentito in colpa per sempre. Solo pensate se ci comportassimo così come società).
(Questo approccio mi ricorda un altro grande allenatore del passato, Don Shula, che aveva rifiutato di usare un gameplsn ottenuto fortuitamente prima di una partita per poi spiegare che "se non potevamo batterli in maniera pulita, allora non li avremmo battuti lo stesso. Paragone ingombrante, lo so.)
C’è molto, molto altro da elaborare nell’articolo (su Sewell e l’approccio tenuto con lui entrando in stagione, per esempio). Fortemente consigliato in questi momenti di magra, per capire dove siamo e dove stiamo cercando di andare.