
Terminiamo il nostro giro della divisione (in ordine alfabetico) parlando dell’operato al draft dei Minnesota Vikings al primo anno di gestione da parte di Kwesi Adofo-Mensah, un esordio che promette di proiettare i nostri biondi e cornuti rivali (non è colpa mia se il Logo è quello) nell’era dell’analitica avanzata e che non si è certo distinto per mancanza di coraggio nel tentare.
Per decidere di fare due (!) volte trade down all’interno della division permettendo a due dirette rivali di assicurarsi due ricevitori importanti richiede molti attributi, specie perché (e KAM ne è consapevole per sue dichiarazioni) ad ogni TD, ma che dico ad ogni TD: ad ogni ricezione che Christian Watson e Jameson Williams metteranno a segno contro i Vikings, lo sguardo salirà verso il neoGM e la stampa farà il suo nome.
Questo in particolare perché la prima trade in particolare è stata giudicata da molti favorevole a Detroit e ha dato l’impressione che Kwesi abbia preferito accontentarsi di una trade al ribasso pur di aggiungere scelte (anche se gli esperti di analitica ovviamente non sono d’accordo).
Ovviamente, i Vikings hanno usato le loro scelte aggiuntive per scegliere dei buoni prospetti. In particolare, le prime scelte sono state mirate a rinforzare la secondaria aggiungendo la safety da Georgia Lewis Cine ed il CB di Clemson Andre Booth Jr (per alcuni, un primo giro) il che aiuterà una difesa che, malgrado la presenza di Mike Zimmer, ha davvero avuto un pessimo 2021.
A loro si aggiunge il LB Brian Asamoah ha un possibile futuro come titolare, risolto qualche problemino con i tackle, mentre le altre firme sono di profondità.
Sicuramente, si è lavorato anche con un occhio al futuro, visto che raramente i CB sono pronti al gioco NFL subito il primo anno, anzi un anno di adattamento almeno è considerato lo standard.
L’attacco vede arrivare la guardia Ed Ingram che ha avuto alcuni problemi (risolti, pare) di condotta al College ma che potrebbe servire ad una linea in cui la protezione di Kirk Cousins è fondamentale ed un altro paio di nomi da special team. È abbastanza palese la decisione della dirigenza di puntare sulle innovazioni schematiche importate da Kevin O’Connell per dare ulteriore energia all’attacco mentre si investe in un’altra unità che aveva lacune evidenti.
La domanda da porsi è se questi innesti basteranno a far superare la china ai Vikings. Minnesota ha, negli ultimi anni, avuto sempre un roster in grado di competere ma che non ha mai dato la sensazione di poter vincere tutto (eccezione: il 2017, l’anno magico di Case Keenum e del Minneapolis Miracle).
Aggiungere più buoni giocatori invece che puntare su dei giocatori di primissima fascia potrebbe non spostare la bilancia e condannare la squadra ad un futuro di playoff mancati di un soffio alternati a rapide apparizioni in post season. Oppure potrebbe dare ad un buon roster altre possibilità di ingranare improvvisamente come già successo, appunto, nel 2017.
È da notare che l’approccio scelto dai Vikings è praticamente opposto a quanto fatto da Brad Holmes per i Lions, con la decisione di inseguire aggressivamente dei giocatori di cui si è convinti (Williams su tutti, ma è nota la voglia di Holmes di muoversi lo scorso anno per JaMar Chase) e sarà interesse seguire questo dibattito filosofico snodarsi nella NFCN.