
(I Lions sono considerati, specie qui da noi, una squadra di scarsa caratura e, spesso, parlando di loro ci si limita a ricordare il trio Calvin Johnson-Matthew Stafford-Barry Sanders, con relative pernacchie per la squadra e per l’aver sprecato le loro carriere. Ma i Lions hanno avuto una storia gloriosa (4 titoli NFL non è che li abbiano proprio tutti) ed hanno visto indossare la loro maglia alcune personalità che hanno fatto la storia del football. Questa serie totalmente aperiodica mira a dare onore a queste persone e, perché no, a fornire ai tifosi italiani qualche informazione in più quando c’è da discutere su internet con tifosi di squadre meno blasonate ma con poca memoria storica. In più mira a darvi qualcosa da leggere durante il break estivo che non sia una rimasticatura di notizie già lette.)
Partiamo con il terzo della triade dei numeri venti Lions: dopo Lem Barney (già presentato qui) e Barry Sanders (che non ha bisogno di presentazioni), è la volta del giocatore in onor del quale Barry stesso scelse di portare quel numero, Billy Sims.
Sims ha avuto una carriera brevissima, solo quattro anni dal 1980 al 1984 ma tanto è bastato per imprimere il suo marchio nel cuore dei tifosi Lions del tempo.
Reduci da un stagione fallimentare (2-14), i Lions lo scelsero con la prima scelta assoluta, il che ci potrebbe far aprire un discorso su com’è cambiata la valutazione dei running back negli anni ma soprassiedo. Sims proveniva da Oklahoma dove aveva vinto l’Heisman nel 1978 ed era stato tra i candidati nell’anno successivo ma soprattutto aveva energizzato il programma ed i Lions avevano bisogno di una bella sferzata.
Al suo esordio, il 7 settembre 1980 contro i Los Angeles Rams, Sims dimostrò che la scelta era stata giusta infilando i Rams (reduci da un Super Bowl perso l’anno precedente) per 153 iarde e tre touchdown.
> Di solito, avevo un po’ di nervosismo prima di ogni partita, fino a che non c’è contatto [batte le mani assieme], fino a che non c’è contatto poi torni in te stesso come giocatore di football [Billy Sims. Da da Game of my life Detroit Lions Di Paula Pasche).
Sotto la spinta di Sims nel backfield, i Lions passarono da 2-14 a 9-7, perdendo la testa della division contro i Vikings per un soffio.
Sims ottene il titolo di rookie offensivo dell’anno, con 1303 iarde e 13 Touchdown totali.
Nei due anni successivi, i Lions conquistarono altr due accessi alla postseason (sappiamo bene, senza riuscire a vincere ma con molto, tipico, crepacuore nel processo) e molto fu ottenuto grazie al contributo di Sims, non a caso nominato Offensive Player of the Year nel 1981; in questi tre anni, Sims fu selezionato sempre per il Pro Bowl che ancora non era affatto la barzelletta che è diventato di recente (anche per le selezioni) e questo malgrado avesse giocato solo nove partite nel 1081 per infortunio.
Nel 1983, Sims torno a giocare quasi tutta la stagione (13 partite) con 1040 iarde totali e 7 TD. Durante la partita contro gli Oilers, ottenne il soprannome di Kung Fu Sims per motivi che è più divertente mostrare che spiegare:
Non so cosa sarebbe successo ora ma non credo sia una flag. In compenso,questa è stata giudicata al 98° posto tra le cento migliori azioni della NFL.
Nel 1984, Sims dopo un altro promettente inizio di stagione, ebbe un devastante infortunio al ginocchio (facilitato da un errore di valutazione dello staff) e non riuscì a tornare in campo, sia per la tecnologia medica ancora non così avanzata sia per troppa fretta da parte sua.
Il suo infortunio ci ha derubato di una carriera che avrebbe potuto probabilmente metterlo sui piano dei più grandi nella posizione, ma i tifosi Lions si erano già innamorati di lui durante questi anni, per il suo stile e per il suo amore per il gioco quanto per la personalità contagiosa e le esultanze stratosferiche (tipo l’aeroplano), tratti che ha conservato anche dopo il ritiro.
E dire che il primo amore di Sims era il baseball e non aveva intenzione di giocare a football ad Oklahoma, finendo in campo solo dopo che la squadra era rimasta praticamente priva di running back.
Sims, oltre a seguire il suo amato Baseball (in particolare i St. Louis Cardinals), è diventato un imprenditore di successo nel campo della ristorazione e ancora oggi segue ed ama i suoi Lions.
Se avete venti minuti liberi e volete approfondire, NFL Films ha dedicato, giustamente, un minidocumentario a Sims, con interventi dell’Uomo in persona (e di Barry Sanders, giustamente).
(da cui evince, tra l’altro che Sims ebbe uno zampino nello scegliere il suo erede. Grazie, Billy!)