I Giants, i Lions e le onde del caos.

Sappiamo tutti che la stagione non è iniziata nel migliore dei modi per i nostri e tutti guardiamo con interesse e malcelata invidia quelle squadre che nei power ranking estivi erano date dietro ai Lions e che, invece, stanno avendo un inizio di stagione superiore alle attese.

In generale, la prima lezione da ribadire è che le chiacchiere estive sono divertenti ma contano meno di zero.

Andando però più nello specifico mi sento di poter affermare che nessuna squadra sta demolendo le attese quanto i New York Giants.

I G-men si erano avviati nel 2022 con zero ambizioni, un roster impoverito dalle scelte della passata dirigenza e tanta, tanta dead money (grazioso dono di quest’ultima).

Una situazione che dovrebbe risuonare (tristemente) familiare a chiunque abbia seguito il 2021 dei Lions.

Solo che la squadra di New York è su un sorprendente, quasi miracoloso, 5-1 in quello che doveva essere il suo annus horribilis mentre i Lions hanno messo insieme quattro vittorie negli ultimi due anni.

Se, però, togliamo di mezzo i risultati attuali, il processo per come viene descritto da questo ottimo articolo è decisamente simile.

Lo so, non è quello che vogliamo sentirsi dire con una sola vinta e tanta voglia di puntare il dito.

Ma seguitemi.

Entrambe le squadre nel loro primo anno hanno provato a vincere partite di football con un roster inferiore aumentando il caos in campo.

I Giants lo stanno facendo usando pacchetti di personale esotici, i Lions provavano a vincere buttandola in caciara negli special team (ricordate il primo tempo contro i Rams?).

Lo scopo è ed era quello di aumentare la variabilità, aumentando il grande equalizzatore dello sport, cioè il caos.

Ora, se riduci tutto al lancio di una metaforica moneta, puoi essere fortunato o sfortunato. La legge dei grandi numeri si applica appunto ai grandi numeri (credo si parli di almeno cento tentativi) e non è il caso di invocarla per una stagione NFL.

In questo contesto, i Giants sono attualmente molto fortunati ed i Lions molto sfortunati lo scorso anno.

A costo di gettare sale sulle ferite ricordo, tra piazzati da record e altri disastri.

La vera differenza, semmai, sono i coach. Mi concentro sulla difesa perché è più evidente.

Entrambe le squadre giocano/prediligono un approccio aggressivo, con un sacco di blitz (prima NY, quarta DET per numero di Blitz) con un sacco di marcatura ad uomo.

Entrambe le squadre hanno un roster così così, diciamo per esser gentili, ma i Giants stanno viaggiando su una media di 18.8 punti concessi per partita (settimi a pari merito con i Patriots di Nonno Bill) mentre i Lions sappiamo fin troppo bene dove siano.

La differenza più evidente è che a New York c’è Wink Martindale che chiama blitz esotici da quando i giocatori di oggiavevano i calzoni corti e giocavano alla playstation mentre i Lions hanno Aaron Glenn, al secondo anno nel ruolo e che per il primo anno è stato "limitato" dal personale ereditato da Matty&Bobby.

In un certo senso, questo è il primo anno in cui le sue idee si confrontano con la dura realtà del campo e raramente anche i migliori piani sopravvivono al contatto con il nemico.

Al macero tutto, quindi?

Piano.

Avere uno staff giovane, che dovesse crescere come i giocatori in un certo senso, è stata una scelta e non a caso, l’unico ad essere stato licenziato dopo lo scorso anno è stato il veterano Anthony Lynn.

Per quanto dopo tutti questi anni sia durissimo, dobbiamo esercitare un altro po’ la virtù della pazienza ed aspettare l’esito dei correttivi che devono essere apportati, anche per adeguare la filosofia al personale.

Discorso simile mi spingo a farlo per Campbell che deve evolvere il suo stile: va bene l’aggressione ma la mancanza di fiducia negli altri reparti non può spingere a tenere l’attacco in campo a prescindere, pena errori in grado di svoltare la partita in peggio. Errori che abbiamo visto contro i Patriots in abbondanza.

Ma DC ha già mostrato un certa attitudine al self-scouting lo scorso anno (sicuramente maggiore di quella di altri recenti condottieri, anche più stagionati), quindi evitiamo di gettare il bambino con l’acqua sporca.

In un certo senso, i Lions sono ancora a metà del guado: l’attacco può usare una forma più matura rispetto agli standard NFL per la presenza di Goff (con i suoi limiti) e di diverse armi affidabili mentre la difesa (e, per altre cause, gli special team) resta più indietro e dovrà tornare ad usare metodi più o meno ortodossi di damage control.

Ma, esattamente come per i Giants, l’obbiettivo vero è ancora nel futuro e bisogna resistere alla tentazione di barattare un rebuild stabile per qualche facile scorciatoia per la vittoria.

La cosa difficile, e l’abbiamo già visto quest’anno, è bilanciare le necessità di spogliatoio, premiando chi si è fatto un mazzo tanto in campo, con quella di costruire una squadra con un maggior livello di talento.

Anche qui, speriamo che Brad Holmes abbia fatto tesoro della lezione di quest’anno, con le varie conferme che non stanno pagando.

Vediamo cosa succederà domenica a Dallas con i cambiamenti promessi.

Ovviamente, se anche la fortuna girasse sarebbe una gran cosa.


One thought on “I Giants, i Lions e le onde del caos.

Rispondi