
Partita dura in quel di chicago, vinta come spesso succede, nella vita come negli scacchi come nel football americano, da chi ha commesso il penultimo errore.
Si parte con i Lions che vincono il lancio della monetina e la palla affidata all’attacco Bears. In men che non si dica, Chicago fa vedere quale vorrebbe fosse il tema della giornata: scamper gigantesco di Justin Fields per 27 iarde seguito da altri 8 giochi di corsa che fanno arrivare rapidamente i Bears in Redzone.
Lì, la difesa serra i ranghi e, complice una certa imprecisione del QB dei Bears, riesce a forzare un field goal che viene accolto con un sospiro di sollievo da parte dei sostenitori Lions.
Entra in campo l’attacco Lions il cui gioco di corsa non decolla del tutto malgrado i generosi tentativi di Justin Jackson e Jamaal Williams ma che sfrutta una secondaria porosa per servire Amon-Ra St. Brown sempre più a suo agio come terminale offensivo principale, pure per mancanza di alternative.
Purtroppo, anche il drive Lions stalla in redzone e Mark Badgley (ex-Bears) porta la partita in parità.
Torna in campo l’attacco Bears ed i primi segnali non sono positivi: lo special team non riesce a contenere il ritorno di Khalil Herbert che arriva fino a metà campo. Per fortuna, la difesa fa buona guardia ed un sack di Julian Okwara spinge via i Bears dal raggio di Field Goal.
L’attacco Lions deve farsi 80 iarde di campo e le copre in maniera sorprendentemente agevole tra un passaggio a Kalif Raymond ed uno ad ARSB; si rischia ancora lo stallo in redzone, agevolato da un sack di Jared Goff ed una corsa molto timida di DeAndre Swift ma stavolta l’azzardo del quarto tentativo ravvicinato paga, con un lancio per Brock Wright, un altro TE ancora liberato dallo schema offensivo.
Restano due minuti circa sul campo per i Bears ma la difesa sembra ipnotizzata; si prova il goal line stand dove Aidan Hutchinson ottiene pure una stunner degna di Wrestlemania su David Montgomery ma, sul terzo tentativo, Isaiah Buggs non riesce nella non facile impresa di atterrare Fields per il pareggio.
Complice la rivedibile decisione di non usare i timeout da parte di Dan Campbell durate il drive avversario, restano undici (!) secondi sul cronometro e il lancio alla viva il parroco di Goff è abbondantemente corto.
Al ritorno in campo, come spesso succede, i Lions restano negli spogliatoi mandando in campo le controfigure.
Il drive di inizio tempo è un tre e fuori con chiamate prevedibili mentre la difesa si fa piccionare ripetutamente fuori posizione, prima di dimenticarsi far ricevere Kole Kmet in endzone per il 10-17 con tanti ringraziamenti. Uno dei più classici TD per un tight end.
Fa male ed il drive di risposta viene assassinato da uno scambio abortito tra Goff e Raymond che viene recuperato ma mette i Lions in posizione di dover ricorrere ancora al punt.
A questo punto, il disastro è in agguato con Cole Kmet, ancora lui, mollato libero per il solito ma sempre inaccettabile errore mentale che segna da cinquanta iarde.
24 a 10, poco più di un quarto da giocare e Jared Goff che con l’usuale mobilità o, per meglio dire, per l’assenza della medesima prende un bruttissimo sack ammazza drive.
Roba da staccare la tv e darsi alla filatelia.
Ma la difesa, quatta quatta, forza un tre e fuori ed i Bears decidono che è il momento di proclamare la festa della penalità più o meno inutile.
Si inizia con un offensive Holding sul punt, chiamata da una volta a stagione, che migliora una già ottima posizione di partenza.
Poi, sempre fedeli alla loro immagine di aristocrazia della NFL, un difensore spedisce a terra Goff fuori dal campo che aveva appena corso per un primo down.
Gli animi si infiammano, la linea accorre a difendere il suo QB, volano parole e anche Goff pare decisamente seccato dalla piccineria.
Non basta: altri due Hands to the face, uno dei quali elide un intercetto di Goff che avrebbe chiuso la partita, fanno marciare i Lions sulle nove avversarie e da lì, Swift si trova aperta la tradizionale autostrada quando la difesa arancioblù abbocca totalmente alla finta.
24 a 17,tanti ringraziamenti e la partita c’è ancora.
E c’è ancora di più quando Hutchinson porta pressione su Fields che si libera della palla con un tiraccio.
Un tiraccio che Jeff Okudah letteralmente vola a prendere e riporta direttamente in end zone, con le ali spiegate come un aeroplano.
Parità che sembrava impossibile.
Purtroppo per la difesa Lions, la vendetta di Justin Fields è immediata: corsa programmata con due difensori che si incrociano al momento sbagliato ed una inutile ricorsa per il TD.
Un colpo tremendo ma Cairo Santos, preferito dai Bears proprio a Mark Badgley, sbaglia l’extra point.
30-24.
C’è un sentiero, stretto ma diretto, per la vittoria.
Torna in campo l’attacco Lions e sono tutti ancora decisamente arrabbiati.
Freddi ma decisi a farla vedere.
Goff nella tasca ha il tempo di prendersi il classico caffè e di tralasciare il completo più facile per quello che più male.
Pezzi di campo si aprono di fronte ad ARSB e Tom Kennedy.
La palla arriva nei pressi del l’endzone avversaria ed in quelle condizioni, con la partita in bilico tu chi chiamerai?
Esatto, non i ghostbusters ma Jamaal Williams, che passa tranquillamente in end zone.
Mark Badgley si prende la sua rivincita sui Bears, segnando un extra point millimetrico e mandando Detroit sul 31-30.
Ma ci sono ancora due minuti da superare ed big play è sempre dietro l’angolo. Ma non stavolta.
Stavolta l’ultimo errore resta in quell’extra point.
Il sack di Hutchinson rende la vita difficile ai Bears, rintanandoli sul secondo e 15 poi, dopo un corto passaggio per Montgomery, Fields si trova di fronte immediatamente Julian Okwara. Evita il sack solo per vedersi Anzaloni con i fluenti capelli e, mentre cerca di eludere anche lui, viene catturato dal ritorno dell’Okwara più giovane.
Turnover per down. Se i Lions non prendessero un primo down, ci sarebbe il tempo per la giocata della disperazione ma la linea d’attacco deve ancora smaltire un po’ di irritazione e Jamaal Williams corre in due tempi per il primo down finale.
Si finisce con Goff in ginocchio in redzone e si festeggia il secondo successo consecutivo dopo 475 giorni da una striscia vincente di qualche genere.
Qualche numero
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L’avrete già saputo ma questa è la prima vittoria esterna dell’era Campbell, dopo 13 sconfitte.
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Altra cosa che avrete saputo: i Lions non vincevano una partita dopo essere entrati nel quarto periodo sotto di 14 dal 1993.
- Altra statistica impressionante: i Lions hanno Messo almeno un TD su passaggio, un TD su corsa e un pick-six nella stessa partita dal per la prima volta dal… 1973. Avete letto bene.
In più il pick six di Okudah è il TD numero 3000 nella storia dei Lions:
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ARSB è entrato nella top ten delle ricezioni nelle prime 25 partite in carriera. Per lui, decisamente considerevole il bottino: 10 ricezioni per 110 iarde.
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Goff con 236 iarde e 73,1% di completi. Deve ringraziare i Bears che il brutto intercetto non sia a referto ma è stato molto bravo ed accurato per buona parte della partita.
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Fields 167 iarde per 60,0% di completi. Se togli le 147 iarde corse, niente di impressionante. Ma è un grosso "se".
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Una statistica che dice tutto: per i Lions, 2 penalità da 15 iarde. Per i Bears, 9 penalità da 86 iarde e tutte pesanti.
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Malgrado un atipico punt sballato, Jack Fox ha messo il record sia come lordo (49,2 yard) che come netto (45) per i primi 150 punt della carriera.
One Pride!
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