
Siamo arrivati finalmente a quello che probabilmente è il primo grande appuntamento della stagione 2023, la scouting combine che si svolge ad Indianapolis e che resterà lì per almeno un altro anno mentre la NFL cerca di capire come monetizzare ulteriormente l’evento senza renderlo inutile per le squadre e senza renderlo ancora più triste ed umiliante di quanto sia attualmente.
Se parlate con un addetto ai lavori, vi confermerà probabilmente che la parte fondamentale della combine è, per le squadre, costituita dalla batteria di test medici e dagli incontri con i giocatori.
I primi permettono alle equipe mediche delle varie squadre di avere un set di dati comune su cui compiere ognuna le proprie valutazioni, dati che restano riservati come è giusto che sia e che possono sia mettere a tacere voci artefatte o evidenziare problemi che si volevano tacere.
Per alcuni giocatori, specie con una storia di infortuni alle spalle è un appuntamento fondamentale perché un semaforo verde potrebbe consolidare un’ascesa nel draft (come Tyjae Spears, quest’anno) ma un semaforo rosso potrebbe scatenare un’imprevista ed incomprensibile (dall’esterno) caduta per un giocatore.
Stesso discorso per i colloqui: se è vero che ad Indianapolis tutti parlano con tutti (vedi sotto), i colloqui con i singoli giocatori sono fondamentali per verificare la compatibilità di un prospetto con un dato staff e chiarire eventuali dubbi su questioni caratteriali
Purtroppo, negli anni abbiamo avuto notizie di alcune tecniche non propriamente ortodosse da parte degli scout e degli allenatori per saggiare i giocatori, tipo "trovi tua madre attraente" oppure "se ti metto ora le mani in faccia cosa fai? Eh? EHHHH?", il che ci porta ad immergerci in quelli che sono, secondo me, gli aspetti più spiacevoli della combine.
Il maggiore, per quel che mi riguarda, è l’atmosfera da mercato della vacche o anche peggio degli schiavi che si respira con gli esperti del draft (anche gente che rispetto) pronti ad impazzire per un gluteo per un quadricipite, nonché a far precipitare le quotazioni di un giocatore per un un pollice in meno di lunghezza delle braccia o del salto. Oppure, per non aver saputo rispondere ad un quiz paragonabile al "che verdura sei" che ogni tanto Facebook ti propone
Non un bel vedere, anche se ignoriamo le implicazioni razziali (e sarebbe meglio di no).
Un altro problema che il continuo aumentare dell’importanza della combine sta esacerbando è che i prospetti, duranti i mesi che separano la fine della loro attività con le università fino alla combine, sospendono il lavoro propriamente destinato al football (fondamentali, studio della posizione e altro) con degli allenamenti specificamente tarati per la combine, in particolare per i test atletici come le famose (o famigerate 40 iarde), con la speranza che una prestazione particolarmente buona ad Indianapolis possa far decollare le prestazioni.
Questa scelta, spesso consigliata dai procuratori, spesso non solo sottrae tempo a quello che dovrebbe essere il focus dalla cosa più importante (diventare un buon giocatore) ma può anche portare a stress ed infortuni nei tessuti morbidi.
Peggio che mai, molte squadre stanno iniziando a preferire i dati ottenuti durante la stagione tramite GPS al semplice tempo su una linea retta che raramente è predittivo della reale velocità di gioco sul campo, quindi si rischia che gli sforzi fatti diventino sempre meno utili.
Un ultimo aspetto non meno importante è che Indianapolis è un posto tranquillo, pieno di bar e di altri posti in cui gli addetti ai lavori possono incontrarsi in maniera informale in vista della free agency per saggiare il terreno, scambiarsi informazioni e mettere in giro voci in vista della free agency che inizierà la settimana successiva (e sul draft, anche se in maniera meno accurata).
Se anche non siete appassionati a quelle "olimpiadi in mutande" che sono i vari drill, sicuramente vale la pena leggere in giro perché le prime, vere informazioni sulle strategie delle varie squadre inizieranno a trapelare in questi giorni.
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