Il cuore, la ragione e Jamaal Williams

Jamaal Williams

Due giorni fa, i Lions hanno deciso di non rinnovare Jamaal Williams nel backfield, preferendo mettere sotto contratto il più giovane e, probabilmente, più talentuoso David Montgomery proveniente dai Bears.

Sulle prime erano sorte delle voci che volevano le richieste di Williams troppo elevate per i Lions ma i dati del contratto accettato da questi con i Saints a confronto con quanto pagato a Montgomery sono chiarissimi ed impietosi: si tratta chiaramente di una scelta tecnica da parte dei Lions.

(Questo oppure l’agente di Williams ha letto malissimo il mercato ed è dovuto correre ai ripari ma non sembra probabile).

Se scelta tecnica è (come molto probabilmente è), è il primo caso in cui Brad Holmes invece che premiare un giocatore che ha ottenuto dei risultati superiori alle aspettative con un nuovo contratto (come è successo questa offseason per Buggs, Cominsky e Anzalone) preferisce rivolgersi al mercato esterno, il che è sorprendente.

E lo è ancora di più se pensiamo a quanto speciale sia stata la presenza di Jamaal Williams per questa squadra.

Negli anni prima del suo arrivo, i giocatori erano robotizzati e costretti più sì che no a reprimere la propria personalità, trincerandosi dietro a risposte standard (ricordate il "per prima cosa, bisogna fermare la corsa" ripetuto ossessivamente nell’era Caldwell?) con il risultato che la squadra non solo perdeva ma stava diventando progressivamente antipatica.

Quando si aggiunse il fatto che, sotto la precedente gestione, anche sul campo la squadra era brutta e noiosa, si toccò davvero il fondo, trasformando il tifo dei Lions in una specie di penitenza domenicale in attesa di tempi migliori.

L’arrivo della gestione Brad Campbell (non è un refuso) promise di dare un colpo di spugna su questa realtà e nessun giocatore ha assolutamente personificato questo atteggiamento come Jamaalone.

Sempre disponibile con i fan a partire dalle interminabili sessioni a giocare a palla con i bambini sugli spalti, inequivocabilmente sé stesso con la fascia di Naruto sempre in vista (conosco almeno tre HC che avrebbero avuto una sincope), cuore pulsante della squadra con le emozioni sempre mostrate liberamente al mondo.

Abbiamo tutti negli occhi l’huddle rotto durante Hard Knocks questa estate e l’intervista dopo la vittoria di Green Bay.

(odiatemi pure un po’ per avervi fatto questo, me lo merito)

Williams non solo era stato adottato praticamente da tutti i tifosi di ogni ordine e grado, sembrava anche tutto quello che questa gestione voleva fuori dal campo ma anche in gioco, dove si era dimostrato più affidabile di Swift ed ottimo finalizzatore in redzone.

Praticamente, tutti pensavamo che ad un ritorno sicuro ed invece… saluti e baci.

Perché?

Bé, la spiegazione che mi do e che mi posso dare è questa: purtroppo, anche le squadre più babyface ogni tanto devono essere a**hole, come ben spiegò Dan Campbell quasi un anno fa, dopo aver tagliato un altro beniamino del pubblico il giorno del suo compleanno.

Alcuni cambiamenti sono visti come necessari: Ben Johnson aveva già annunciato che il gioco di corsa aveva bisogno di fare un passo avanti e che le corse di 4-5 iarde avrebbero dovuto diventare corse da 8-9 iarde.

Montgomery dava a Ray Agnew e Brad Holmes maggiori garanzie di poterlo fare ed, inoltre, ha già mostrato di avere maggiori potenzialità nel gioco di passaggi il che vuol dire che

  1. non devi escludere parti del playbook quando Swift non è in campo
  2. hai un’assicurazione per eventuali (sicuri?) problemi di salute di Swift
  3. puoi mettere eventualmente in campo set con 2 running back davvero difficili da difendere.

Si può discutere sullo spendere ben 6 milioni annui per un running back ma, con un punto di uscita dopo due anni e solo 26 anni ad inizio stagione, non è per nulla un contratto esagerato per quello che sarà probabilmente il tuo RB1 per la stagione.

Spero solo che il sostituto di Swift che arriverà al draft non sia ai primissimi giri o che sia Bijan Robinson.

Nello spogliatoio si apre certo un buco ed un buco importante ma credo che possiamo dare la massima fiducia a Dan Campbell nel gestire la situazione.

Del resto, la sfida è infinitamente inferiore rispetto ad avere una squadra motivata sullo 0-10-1.

Montgomery arriva con la patente di bravissimo ragazzo e agonista certificato, non avrà problemi ad ambientarsi nello spogliatoio e spero che nessuno gli vorrà imputare di non essere Jamaal (del resto, la scelta non compete a lui).

La squadra ha fatto una mossa per migliorare (e credo che Holmes e DC abbiano dibattuto lungamente sull’argomento), Williams si è accasato ai Saints e fornirà un duo notevole con Alvin Kamara.

Si va avanti.

Buona fortuna, Swag kazekage, il villaggio nascosto ti saluta.

Ci vediamo in autunno a New Orleans!

(e scusate, è solo la dannata allergia!)

Ma prima di concludere, vorrei sottolineare una cosa importante, probabilmente la più importante che possiamo apprendere da questa storia: questa decisione dimostra che Brad Holmes è in grado di compiere scelte difficili, impopolari e anche sofferte.

Molto si è detto dell’affetto e della fiducia che ripone in Jared Goff e che, ha detta di molti, potrebbe spingerlo a tenerlo anche in presenza di alternative migliori al draft o sul mercato.

Ora sappiamo che non è così: se Holmes confermerà la fiducia a Goff, non lo farà per cuore tenero o valutazione parziale, lo farà perché crede che sia la cosa giusta.

E questo per tutti i giocatori, dall’ultimo UDFA fino alle stelle della squadra.

Magari sbaglierà, magari ha sbagliato anche stavolta ma non ha paura di fare quello che ritiene giusto.

Il che è cosa buona e giusta.

Ancora una volta, One Pride!


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