
Non è stata semplice, non è stata perfetta e non avrà mostrato troppi passi avanti per vi problemi che hanno afflitto i Lions in questa seconda parte del campionato ma una vittoria in trasferta a New Orleans, in Dicembre con il resto Division che mostra chiari segni di risveglio (i Packers hanno battuto i Chiefs stanotte, per chi fosse ancora all’oscuro) vale tanto oro quanto pesa.
Sicuramente, dopo la partenza a razzo che aveva permesso ai Lions di portarsi sul 21-0 alla fine del primo quarto si poteva sperare in una vittoria tranquilla e che non ci fosse da stressare troppo le coronarie ed, invece, un periodo di relativa sterilità in attacco combinato con i soliti problemi difensivi hanno consentito a New Orleans di riportarsi sotto fino al meno tre, prima che Detroit riuscisse a riportare la partita su un binario più tranquillo, anche sfruttando gli errori altrui.
In pratica, gioca sottolineare che i Lions non sono stati in svantaggio nemmeno per un secondo.
Hanno avuto delle difficoltà contro una difesa che resta decisamente rocciosa e ci sono anche da rivedere più di meccanismo difensivo, specie in redzone. Alcuni di questi problemi potrebbero non essere risolti a breve, specie per le limitazioni del personale difensivo
Ma vi invito a vedere come i Lions abbiano migliorato notevolmente quelli che HCDC aveva identificato come punti da enfatizzare dopo la sconfitta con i Packers (che non sono quelli di inizio stagione).
Bisognava dare un taglio ai turnover che tanto avevano danneggiato la squadra contro Bears e Packers: zero fumble, zero intercetti lanciati.
Goff era stato troppo tempo sotto troppa pressione per poter essere efficace: un solo sack subito più scarso che abbondante, malgrado l’infortunio di Frank Ragnow e la necessità di far entrare in campo un ancora acerbo Colby Sordsal (ricordo: un quinto giro da un college chiamato Joseph and Mary).
Servivano turnover: due palle recuperate che hanno fruttato 14 punti totali. Vabbé, originate da errori altrui ma bisogna anche essere in posizione per sfruttarli e mettere quei punti sul tabellone.
Poi Jerry Jacobs non diventerà improvvisamente Darrelle Revis nel suo periodo migliore, non possiamo chiedere a Bruce Irvin di tornare ad avere 26 anni (anche se un sack, quasi due, a 38 anni non vanno sottovalutati), l’attacco avrà delle pause quando DC e BJ decidono di andare un filo troppo sul sicuro e la difesa avversaria alza di una tacca l’intensità.
Ma le partite di football spesso sono decise da dettagli e da pollici in più ed in meno, i Lions ieri hanno dimostrato di saper lavorare per pulire i primi e guadagnare i secondi.
In più, la squadra continua a mostrare una encomiabili capacità di tenere la testa sulle spalle quando la pressione sale, niente sembra funzionare ed il panico potrebbe diventare una soluzione attraente.
Abbiamo visto squadre sciogliersi dopo una giocata disastrosa come quella in cui una deviazione di Brian Branch ha trasformato quello che poteva essere un intercetto di Jacobs in una ricezione per Olave alle porte della endzone prima ed in sette punti Saints subito dopo.
Nel finale, con i Saints che si facevano sotto malgrado l’infortunio di Carr, tirare i remi in barca e subire il colpo psicologico sarebbe stato facile, specie per la difesa dopo il drop del solitamente affidabile Montgomery che aveva causato un tre e fuori.
Invece, nessuno ha perso la testa. I Saints hanno ceduto per downs il pallone nel drive successivo e Jared Goff ha incanalato il suo MVP interiore per chiudere la partita con un paio di completi molto difficili, specie quello finale per Josh Reynolds ottenuto dopo aver risalito mezza tasca e con la pressione in faccia.
Con i playoff che incombono, la capacità di gestire una partita e di non uscire mentalmente dal confronto potrebbe fare davvero la differenza in queste ultime cinque partite della regular season e, possibilmente, oltre.
In un certo senso, il dono che Campbell (e Holmes, in una maniera complementare) hanno fatto ai Lions fin dal principio è stato proprio quello di far piazza pulita della vecchia mentalità che tanto aveva piagato i Lions fin da prima dell’arrivo dei Patriots boys per sostituirla con la sua, già messa in mostra durante l’interim ai Dolphins e raffinata alla corte di Sean Payton. Un’identità che ci era stata sbattuta in faccia fin dalla prima conferenza stampa e che si è rivelata non uno stunt pubblicitario ma un vero e proprio programma di lavoro.
Tutto questo con un nucleo giovane che bolle come mosto nei tini ed in cui facce nuove trovano sempre più spazio e possibilità di influire. Jameson Williams volante lassù in foto lo testimonia ma c’è pure Sam LaPorta, decisivo in una giornata in cui la difesa Saints ha messo la museruola ai ricevitori Lions in attacco mentre in difesa Jack Campbell ha avuto un buon esordio da MIKE e Brian Branch resta Brian Branch.
Per quanto ci siano cose da risolvere, le prospettive a breve e medio termine sembrano decisamente diverse da quelle degli scorsi anni. O preferivate quando la domanda era “Chi prendiamo al draft?” o “Saremo nel mercato per un nuovo allenatore”?
Direi di no.
One Pride!
Varie ed eventuali
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Vi ricordate quando non sapevamo che pensare della scelta di Sam Laporta alla 34? Uomini di poca fede e mi ci metto dentro anche io.
https://x.com/Lions/status/1731427471868801340?s=20
Tra parentesi, 140 iarde sono un record di franchigia per i TE esordienti.
https://x.com/LionsPR/status/1731457475818176639?s=20
- Anche Jahmyr Gibbs sta facendo vedere cosa sa fare. L’uno due Gibbs/Montgomery ha decisamente il suo peso.
https://x.com/LionsPR/status/1731682269021044976?s=20
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Giornata in ufficio per Goff, costretto per l’ennesima volta a venir fuori nel momento decisivo e per l’ennesima volta fattosi trovare pronto. Le duecentotredici iarde con due TD non saranno memorabili ma i due lanci finali per Laporta e Reynolds sono stati da antologia.
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Una ricezione difficile ed un TD per Jameson Williams che si sta prendendo i suoi spazi in un attacco affollato ma che forse se ne meriterebbe di più.
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In difesa, esordio tutto sommato positivo per Bruce Irvin con il veterano che in 11 snap mette a segno un sack ma anche una penalità per roughing the passer che poteva essere costosa ed ha causato una brutta commozione cerebrale a Derek Carr, che aveva già avuto problemi di concussion in precedenza. Certo, il fatto che un giocatore di 38 anni preso dal divano sia preferito ad un Julian Okwara potrebbe dar da pensare su alcune scelte.
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Stesso discorso per l’interno della linea difensiva dove Quinton Bohanna continua a venire preferito a Levi e Buggs. Quintone gioca come si deve ma ugualmente uno due domande se le fa e si spera che capiti anche ai piani alti.
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Qualcuno deve dire a Ben Johnson che le corse sul terzo down avrebbero stufato un po’ tutti tranne le difese avversarie.
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Cam Sutton sta avendo una buona stagione ed i voti di PFF continuano ad essere utili come una crema solare in un altoforno.
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C’era un evidente Roughing the passer su Goff ma ormai, chi ci fa più caso?
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Credito ad Aaron Glenn per aver mandato pressione nei momenti giusti, specie nel drive finale. Purtroppo i problemi in redzone sono evidenti ed anche il gioco di corsa ha guadagnato un sacco di iarde in più per vie centrali del solito, anche se il totale (113 iarde) è minore di quanto mi sarei aspettato guardando la partita.
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In definitiva, le cose vanno un po’ come previsto ad inizio anno: l’attacco fa la parte del leone e la difesa cerca di reggere il più possibile ed è un po’ meno porosa dello scorso anno. Certo, farebbe comodo riavere CJGJ/Ceedy Duce e magari James Houston in tempo utile visto che così non si può chiedere miracoli.
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Vorrei sapere come mai Charles Harris gioca così poco. Romeo Okwara pare decisamente meno esplosivo dopo l’infortunio e non è che la concorrenza stia facendo faville.
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Applausi a Jack Fox che dimostra di dimostrare pienamente il suo contratto. Cinque Punt con 50 iarde di media. Fischia
Per finire, per essere il terzo anno di un rebuild non stiamo andando malaccio, via.