
Inizio col dire che l’assurdo, surreale, tragicomico (se tifate Bears) finale a cui abbiamo dovuto assistire non sarebbe dovuto accadere.
Questo perché la penalità sul quarto e diciassette contro il povero Kindle Vildor era totalmente inesistente e la palla sarebbe dovuta passare ai Lions.
Ci tengo a sottolinearlo perché affibbiarla al povero Vildor, uno dei giocatori più detestati dalla tifoseria, per una volta che non c’entra niente è stata proprio una cattiveria, pur tra mille errori commessi da una crew arbitrale decisamente ondivaga.
L’assurda gestione del possesso finale da parte di Eberflus, che si è tenuto in tasca un time out perché magari viene buono a cena, può essere considerata come un tentativo dell’universo per ristabilire il suo equilibrio karmico o qualcosa del genere.
Listen to Jim Nance and Tony Romo call the end of game and how its botched. Classic call for the way the game ended."Oh No!"#OnePride #DaBears
— 🦾🪨All Grit🪨🦾 (@fan313.bsky.social) 2024-11-29T03:16:08.830Z
Chiarito questo aspetto, la partita è stata pericolosamente simile a quanto visto contro i Texans solo a parti invertite, con i Chicago che sembrava destinata ad un epico comeback ai danni dei Lions.
Il primo tempo, Detroit macina gioco e iarde ma ha, per la prima volta dalla partita con Tampa Bay, degli evidenti problemi in redzone con un solo TD (Sam LaPorta) su quattro ingressi nelle ultime venti il che gli impedisce di prendere il largo anche se l’attacco di Chicago appare costantemente in bambola, collezionando tre e fuori.
Il primo campanello d’allarme è il fumble perso da Gibbs (intervento avversario tosto da evidenziare) che fa andare al riposo sullo 0-16, un punteggio che pare confortante.
Il secondo tempo, è totalmente diverso.
L’attacco dei Bears trova ritmo, grazie anche ad una difesa che perde titolari a raffica ma soprattutto a delle scelte meno affrettate. Keenan Allen si conferma una delle nemesi della difesa di Aaron Glenn e Caleb Williams mette in mostra le sue potenzialità, frammiste alle esitazioni da rookie. Al primo colpo, i Lions rispondono con il secondo TD di Sam LaPorta (vorrei lasciare San come ha scritto il correttore) ma l’inerzia della partita si sposta e, quando ancora Keenan Allen manda in barca Brian Branch per il 14-23, le sicurezze dei tifosi silver and blue iniziano a sgretolarsi, specie quando tutto inizia ad andare storto.
Jameson Williams rischia di rovinare una buona prestazione,condita da un salto da ostacolista vero, cadendo nella provocazione di Tirique Stevenson e beccandosi una penalità di quindici iarde.
Un gesto innocuo ma stupido che uccide un drive promettente e apre la strada al primo errore stagionale di Jake Bates, dalle 48.
I Bears si trovano benedetti dalla posizione di campo e contro una difesa rimaneggiata, per usare un eufemismo, non hanno grosse difficoltà ad arrivare nell’endzone e portare il punteggio ad un Field Goal di distanza.
Ed il profumo di tacchino arrosto si fa più forte in casa Bears quando I Lions sul terzo ed uno chiamano una corsa centrale talmente telefonata che ancora non deve usare il prefisso e devono puntare con ancora più di tre minuti sul cronometro.
Ma i Lions non alzano bandiera bianca. Jack Fox spara un punt dei suoi, 61 iarde che Khalil Dorsey recupera proprio fuori di un millimetro dalla linea dell’endzone.
La difesa, totalmente ricostruita in corsa da Aaron Glenn con il nastro adesivo e alcuni tizi che erano lì per giocare tre o quattro snap negli special team, non riesce ad uscire dal campo ma fa sudare ai Bears ogni iarda, guadagnando tempo sull’orologio e arrivando a forzare un quarto e quattordici con poco più di un minuto sul cronometro.
Il che ci riporta all’inizio, alla penalità fantasma su Vildor (che non aveva fatto una brutta partita, ad essere onesti) e al sack di Za’Darius Smith che ha riportato i Bears alle estremità della zona di field goal con la già vista incomprensibile scelta di non chiamare time out e conseguente fine della partita con l’incompleto su Rome Odunze, ben marcato da Terrion Arnold che lo lascia all’ultimo momento disponibile. Una situazione che dopo quasi ventiquattro ore ha portato all’esonero di Matt Eberflus, la prima volta che in quel di Halas Hall si decide di non far concludere la stagione ad un allenatore capo.
Onestamente, le recenti debacle ottenute malgrado i progressi dell’attacco e di Caleb Williams hanno lasciato poco spazio per altri possibili esiti: anche ieri, quando il cronometro ha iniziato a scendere troppo era sicuramente responsabilità dell’head coach quella di chiamare il time out, invece di lasciare il tutto in mano ad QB rookie che palesemente aveva difficoltà a far allineare correttamente l’attacco nella bolgia del Ford Field e tenere d’occhio anche i due cronometri. Ne paga il prezzo ed i Lions possono finalmente mangiare il tacchino (o la carota, a seconda dei gusti) che da troppo tempo mancava nella dieta del Ringraziamento Lions.
https://x.com/BradGalli/status/1862246111974494306
Una vittoria sporca ed imperfetta, ottenuta ancora una volta grazie all’aver compiuto meno errori degli avversari o perlomeno errori non così assurdi.
Certo, chi si aspettava un blowout è stato deluso ma era noto che i Bears non erano clienti facili e gli va dato atto di non aver perso la testa dopo un primo tempo demoralizzante ma di aver percepito che la partita non era ancora chiusa e di aver tenuto la testa sulle spalle e la tensione alta. Il gap che si era creato, però, si è dimostrato troppo ampio e l’incapacità della squadra dell’Illinois di gestire le situazioni chiave si è palesata in tutta la sua ampiezza.
Non per la prima volta la maturità e la cultura hanno fatto la differenza a favore dei ragazzi di Dan Campbell e questo esprime tantissimo quanto fatto dal nostro Head Coach per rivoltare come un calzino l’atteggiamento di una squadra che si aspettava di perdere nei modi più assurdi e trasformarla in un coglomerato anti-fragile, come recita una delle sue magliette preferite.
Una squadra che può perdere (vedasi Bucs, anche se sembra una vita fa) ma che non si fa sopraffare dalle difficoltà e continua a dare tutto anche quando le circostanze si fanno trite.
Una squadra che non solo è facile tifare ma per cui si può anche andare decisamente fieri.
Due parole sugli infortuni
La lista si allunga ulteriormente per la difesa, al punto da richiedere un elenco puntato:
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Malcolm Rodriguez che mancherà il resto della stagione per la rottura di un ACL a fine primo tempo.
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Josh Paschal ha rimediato un problema al ginocchio che non dovrebbe essere grave ma che lo terrà lontano dal campo per qualche settimana, probabilmente.
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Idem per Levi Onwuzurike. Anche per lui il problema al ginocchio dovrebbe essere minore ma la guarigione non sarà immediata.
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Emmanuel Moseley non ha giocato perché qualcosa ha fatto pop durante il riscaldamento (imamgino un tessuto molle, tipo il tendine del ginocchio o l’inguine). Non dovrebbe essere grave ed i Lions probabilmente hanno fatto la cosa giusta a tenerlo a bordo campo visto che sta rientrando da due infortuni gravi.
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Mehky Wingo ha subito un infortunio al ginocchio che lo ha costretto a terminare la partita con un tutore.
Anche DJ Reader, Brian Branch, Dan Skipper, Za’Darius Smith e Brian Branch sono dovuti uscire dal campo per brevi periodi ma non dovrebbe essere niente di serio in nessuno dei casi.
L’approccio dei Lions è stato riassunto da DC in maniera molto efficace: Se anche si volesse iniziare a fare le vittime, non è che a qualcuno importerebbe ergo gambe in spalla e pedalare.
https://x.com/nolanbianchi/status/1862250472360366086
Due parole sulla stagione che stiamo vivendo.
Sia la scorsa stagione che questa, per motivi diversi, sono storiche per la franchigia. I Lions sono 11-1. Ripeto: undici vittorie ed una sconfitta.
Hanno vinto 10 partite consecutive, cosa che non accadeva dal 1931 quando ancora i playoff non erano un concetto noto al gioco del football.
Non so cosa succederà nei mesi a venire, sicuramente ci sono i presupposti per sognare. Ma davvero non dimenticate di godervi appieno questa squadra e questa stagione, partita per partita.
Dopo tanti anni passati a guardare del pessimo football per puro amore del blu ed argento, ce lo meritiamo noi come se lo meritano giocatori ed allenatori. Non fissiamoci troppo sulla prossima partita che, guarda caso, sarà sempre più decisiva della precedente specie quando l’asticella è così alta.
Lo sport non è una serie di esami da superare in considerazione, divertiamoci.
Varie ed eventuali
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Giornata un po’ così per Jared Goff che mette a referto 21/34 per 221 iarde con zero intercetti e 2 TD. Credito alla difesa dei Bears.
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Zero iarde ed un sack subito per l’altro would-be QB di giornata, Penei Sewell che però ci ha regalato uno stiff arm epico nel processo. Grossa stima per chi ha provato a placcarlo.
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un sacco di streak positive si sono rotte ieri, compresa quella di avere almeno un TD su corsa che durava da venticinque partite (!); in compenso 88 iarde per Montgomery e 87 per Gibbs, a cui dobbiamo aggiungere 36 e 17 su ricezione.
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Il grande ritorno di Sam LaPorta (in TD) lo vede massimizzare due ricezioni per sei iarde con due marcature. Ci sto.
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Altra ottima prestazione di Tim Patrick e ulteriori segnali di crescita di Jameson Williams, se si esclude la stupidissima penalità che poteva costare la partita (e di cui si è già scusato con la squadra). ARSB sempre leader per iarde (75) e non solo.
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In difesa, giornatona per DJ Reader che mette a segno 2 sack, 3 TFL e generalmente rovina la vita agli avversari.
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Ode ai signori nessuno con Ezekiel Turner e David Long catapultati in mezzo alla difesa che tengono botta e Al-Quadin Muhammad che ottiene 1 TFL, 1 Passaggio difeso ed un sack importante durante l’ultimo drive dei Bears.
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Peccato per un paio di intercetti mancati di un tanto così che avrebbero sicuramente avuto impatto e fatto morale.
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I Bears su terra han guadagnato 78 iarde totali, metà delle quali da Caleb Williams.
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A proposito, qualcuno spieghi al buon Caleb che si ferma per fare una mossa alla Lamar Jackson senza essere Lamar Jackson invece di uscire dal campo o scivolare, Jack Campbell, o qualsiasi altro LB) ha il diritto e pure il dovere morale di darti un bel colpo pulito. Non è che fare l’offeso cambi la situazione.
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A proposito, Jack Campbell regge la baracca. Altro giocatore centrato perfettamente da Brad Holmes.
Ora invece del minibye, abbiamo i Packers in arrivo al Ford Field belli carichi.
It takes more, gente.