Recap 18/24: la D è maiuscola (Vikings 9-Lions 31)

Jahmyr Gibbs corre contro la difesa dei Vikings nel finale di stagione regolare 2024 (dal sito della squadra).

Con tutti i temi e le considerazioni che scaturiscono dalla partita di questa domenica, mi perdonerete spero se, più che un recap, verrà fuori un guazzabuglio.

Del resto, anche la partita è stata un bel guazzabuglio invece dello spettacolo di attacchi che tutti si aspettavano.

Il merito è stato fondamentalmente delle difese, in particolare quella dei Lions. Aaron Glenn ha sterzato decisamente l’approccio ed, invece di provare un approccio prudente volto a limitare gli inevitabili guadagni, ha alzato al massimo il volume dell’aggressività.

Tantissima copertura ad uomo (il 66% circa, un’enormità) con Amik Robertson a prendersi cura di Justin Jefferson in un match up all’apparenza impossibile.

Tantissimi blitz e cover zero, quattordici alla fine ed è un’altra enormità.

Anzalone, appena rientrato, praticamente fisso su TJ Hockenson.

Una ricetta che richiede una totale fiducia nelle capacità e nella disciplina di un reparto falcidiato da infortuni per affrontare uno degli attacchi più caldi della NFL. Un approccio rischioso.

Un approccio che ha funzionato.

<censura>, se ha funzionato.

Complice il sack di iniziale di Za’Darius Smith, la difesa fisica dietro (guardate Anzalone dopo ogni lancio verso TJ) e la pressione dietro hanno sgretolato le certezze di Sam Darnold che, sotto le luci della ribalta e la pressione del momento, è tornato quello di New York.

Anche per l’attacco Lions nel primo tempo la navigazione non è stata affatto tranquilla ma i ripetuti stand in redzone terminati senza punti o con un Field Goal hanno fatto la differenza, anche dal punto di vista del morale.

Quando ti trovi in posizioni di campo estremamente favorevoli per un intercetto fortuito o per un lancio oltre il delay of game (o due) e ne esci con una miseria di punti, non ti dà delle belle sensazioni, diciamo.

Nel secondo tempo, la diga eretta dagli uomini di Brian Flores è saltata, specialmente per merito di quella dodici pick sprecata dello scorso anno, quel Jahmyr Gibbs che mette a segno quattro (4) touchdown, portando a 20 il suo totale stagionale, record di franchigia e stagionale per la Lega.

Altro pezzo importante il QB “civile” che forse non è a livello dei fenomeni ma che non perde la testa nemmeno quando le cose vanno storte (vedasi il secondo, immotivato intercetto) ma continua a stare nella tasca prendendosi botte pur di trovare l’uomo libero e mandare avanti un drive.

Perché se questa squadra ha un minimo comun denominatore, è che tutti sono continuamente messi in dubbio, anche i migliori. Lo abbiamo sentito spesso.

Campbell ed i quarti down? “Non hanno senso”.

Sewell? “Una settima scelta su RT? LMFAO”

Di Gibbs e Goff ho già detto, quindi passiamo alla difesa data mille volte per morta e altrettante volte risorta dalle ceneri, con Terrion Arnold definito bust dopo quindici minuti ed una vera e propria campagna di diffamazione orchestrata ai danni del povero Kerby Joseph, giusto per iniziare.

Del resto, è il prezzo che si paga per fare le cose a modo proprio in un mondo, smentendo con i fatti e ripetutamente le previsioni fosche degli esperti e dei colleghi anonimi (le famose “fonti”).

L’ossatura di questi Lions nasce nel 2021 con un coach ed un gruppo di giocatori a cui nessuno dava fiducia o che hanno visto i cupi tempi precedenti. Gente che sono ancora presenti in diverse forme, magari in riserva come Dan Skipper o Craig Reynolds o che vedono il 100% di snap come Frankone Ragnow, tutti che fungono da custodi per la cultura della squadra, una cultura nata dal football.

Ve la faccio illustrare da qualcuno che ne capisce più di me:

Giving yourself up to football means being man enough to admit, in front of other men, that you need help sometimes. That’s, literally, how combination blocks work. It means learning that no matter how hard your grind is, you’ll never be able to do it all yourself. That’s how an offensive line works. Losing one’s self in football allows one to see why a shared belief can make you fly — coaching collaboration — and how differences, when trusted and respected (like when it comes to scouting), can make a team soar.

Abbandonarsi al football significa essere abbastanza uomo da ammettere, davanti ad altri uomini, che ogni tanto hai bisogno di aiuto. È, letteralmente, come funzionano i combo block. Significa imparare che non importa quanto tu possa impegnarti, non potrai fare tutto da solo. È così che funziona una linea d’attacco. Abbandonarsi al football permette ad una persona di vedere perché credere assieme può farti volare- collaborazione tra coach- e come le differenze, quando rispettate e basate nella fiducia (come quando si parla di scouting), possano fare risorgere un team.

(Non rimpiango un cent dei soldi che spendo per the Athletic).

Una cultura che premia un certo tipo di giocatori, gente che arriva e accetta in certo tipo di cultura e afferra la sua occasione.

(Al-Quadib Muhammad, ieri un sack e tanta sostanza.)

(Amik Robertson, arrivato dopo tre anni meh a Las Vegas che lascia Justin Jefferson a 54 iarde.)

Un gruppo speciale, come dice DC,l na perché è stato costruito in questo modo, facendo delle scelte anche impopolari.

Ovviamente, il prezzo del successo ottenuto in questi termini genera un certo contraccolpo, specie quando si parla di una squadra che “per definizione” non dovrebbe godere di certi risultati, destinati agli eletti, alle squadre del destino e alle favole di cenerentola.

Tutte cose che hanno in comune il fatto di non esistere, al contrario della passione, del lavoro e della crescita individuale e di squadra.

Cose che ti consentono di prendere delle prestazioni imperfette come quella di ieri sera e di trasformarle in qualcosa di unico.

Ci sono un sacco di prime volte per il libro dei record in questo primo back to back dei Lions alla vetta della NFC North e primo 1 posto nella conference.

Forse avrò tempo per parlarne e forse no.

Il lavoro non è ancora finito e, come recita il sito della squadra, vogliamo di più.

E la squadra lo vuole molto, molto più di noi.

Com’è giusto che sia.

Let’s go Lions.


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