Due parole sul Super Bowl 59

Jalen Hurts dopo il Super Bowl 59.

Ci siamo ormai.

I coriandoli sono stati spazzati, le celebrazioni sono terminate e sono stati fatti i complimenti a Darius Slay (non ha a CJCJ, a quello ci pensano a modo loro le Swifties inca*§ate. A proposito, qualcuno mi spiega come se andassi ancora alle elementari perché se la prendono così tanto appena uno gli tocca la Swift?).

Sono stati scritti anche tutti gli articoli e fatte le analisi immediate ma, come saprete, qui non facciamo così. Ci prendiamo il nostro tempo e facciamo le nostre riflessioni. Poi soprattutto qui 1. si parla soprattutto di Lions e 2. non ci paga nessuno per mettere post su internet, specialmente non ci paga nessuno a click.

Quindi, a mente fredda vediamo che ci dice questo Super Bowl appena passato in chiave Lions.

In primis che una giornata storta può capitare a tutti e, se in regular season è una noia, nei playoff è esiziale (sì, volevo usare “esiziale”). Puoi aver vinto tutte le partite di regular season che vuoi ma se hai un calo nel momento critico, non conta nulla. Questo senza nulla togliere alle Eagles che hanno avuto tutti i meriti ma la grattata dei Chiefs su entrambi i lati della palla è stata evidente.

I Lions hanno superato un sacco di ostacoli ma hanno avuto un calo quando non dovevano e l’hanno pagata cara. Capita anche ai migliori, come vi confermerà Patrick Mahomes.

Non che un miracolo contro i Commies sarebbe servito a molto, temo. Non per il talento né per le scelte di coaching ma perché la salute conta.

To put the Lions injuries in Eagles terms last night…Take Quinyon Mitchell, Cooper DeJean, Jalen Carter, Zach Baun, Josh Sweat, Nolan Smith, Isaiah Rodgers and Milton Williams all off the field. That was Detroit's defensive status against Washington.

Jeff Risdon (@jeffrizz.bsky.social) 2025-02-10T15:02:28.240Z

La difesa dei Lions ha fatto il possibile ma l’ultima bordata di infortuni proprio contro i Commanders nella secondaria avrebbe schiantato un elefante.

Come lo vedete AJ Brown e Devonta Smith contro Kindle Vildor e Morice Norris?

Perché questo sarebbe stato lo scenario.

(Ho dovuto controllare il nome di Norris sul sito della squadra perché, beh, prima del Divisional, chi lo conosceva? Domani chi lo ricorderà?)

Altro takeaway importante: le difese ma anche le trincee in generale continuano a vincere i campionati (e, quindi, probabilmente Hurts non si meritava l’MVP ma ormai darlo al QB vincente è un automatismo).

Visto che la trincea offensiva pare stabile, con qualche aggiustamento sempre possibile e benvenuto, questo vorrebbe dire che i Lions han bisogno di ulteriore aiuto in quella difensiva.

Non ci voleva il Super Bowl e la prestazione dominante della linea di Philadelphia per saperlo: Alim McNeil non rientrerà in tempo per l’inizio della stagione, ad Hutch serve un complemento di rispetto e non siamo sicuri che Za’Darius Smith sia il giocatore giusto per questo. Josh Paschal è un giocatore di rotazione.

ATTENZIONE: questo non vuol dire che i Lions debbano andare all-in e cercare in tutte le maniere di assicurarsi Myles Garrett. Non necessariamente e, secondo me, per niente.

Il front seven delle Eagles è praticamente tutto casalingo come una pasta coi broccoli a km zero: il loro unico acquisto in free agency (Huff dai Jets) era inattivo per il Super Bowl ed abbiamo visto come è andata.

Nota per irritare i lettori ma non solo per questo: Josh Sweat è stato scelto nel 2018, diciotto scelte dopo Da’Shaw Hand. Non è detto che serva sempre un trade up o la prima scelta assoluta per costruire una squadra vincente.

Draft and develop.

Altro punto da considerare: le Eagles hanno avuto un turbine di coordinatori sotto Sirianni, compreso un ennesimo repulisti la scorsa stagione. Non mi sembra che sia stato un grandissimo problema, quindi rilassatevi e aspettate con fede che le (poche) caselline vuote in organico si riempiano. Ricordate che il primo custode dell’identità di questa squadra è Big Dan Campbell e sempre in subordine ai giocatori che restano i veri

E, sempre a proposito, non siate volubili: l’erba del vicino sembra sempre più verde e un altro coach, un altro giocatore sembra sempre un’alternativa migliore. Nick Sirianni era entrato come un candidato al licenziamento ed arriva al traguardo con la doccia di Gatorade.

Per finire, mi riallaccio a quanto scritto per iniziare: la NFL è impietosa ed i playoff lo sono ancora di più. Arrivare al Super Bowl è durissimo e vincerlo ancora di più.

La sensazione che abbiamo provato in queste settimane, di apatia e disinteresse deriva dalla delusione che i Lions hanno avuto la possibilità concreta di arrivare fino in fondo senza riuscirci. L’alternativa è guardare la kermesse con piacere perché tanto non avevamo speranze e allora tanto vale viverla con relax.

Ricordiamoci che non sarà facile ma che la finestra è sempre aperta.

One pride!

Sempre.

(E magari qualcuno corregga i post a Terrion Arnold, almeno evita di sbagliare il nome della città in cui gioca).


Rispondi