
Una detto che cito spesso quando Dan Campbell prova un quarto down mettendo a dura prova le nostre coronarie è il ben noto: “Vivi di spada, muori di spada” con il messaggio che, se ti assumi regolarmente dei rischi, devi accettare la possibilità che le cose vadano pure storte.
Del resto, sennò che rischio sarebbe.
I nostri rivali di division in Minnesota (stato a cui va tutta la mia solidarietà per la situazione in cui è stato ficcato il loro stato) stanno vivendo a loro volta una variante di questa situazione.
Kevin O’Connell (KOC per brevità) viene considerato uno dei migliori sviluppatori di QB nella NFL, un vero uomo che sussurra ai signal caller ed il suo record al riguardo parla da sé, non solo per i risultati ottenuti con Kirk Cousins al centro ma per aver ottenuto un livello di gioco accettabile da vedere una pletora di rincalzi, compresa una partita in cui indicava in tempo reale all’appena paracadutato sul posto Joshua Dobbs i giochi usando la terminologia di Madden, il videogioco.
A KOC va attribuita anche una fantastica (e verissima) frase sui QB troppo frettolosamente abbandonati dalle squadre ai primi problemi:
I believe that organizations fail young quarterbacks before young quarterbacks fail organizations
In questo scenario, pareva logico andare andare a prendersi il famoso QB del futuro, rara avis , molto simile all’araba fenice (che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa).
La scelta fu JJ McCarthy, QB da Michigan che si infortunò ad un menisco in preseason e fu sostituito da Sam Darnold, portato in Minnesota come reclamation project.
Darnold ebbe, come ricorderete, un anno fantastico (che originò pure la citazione di cui sopra), prima di regredire nelle ultime partite di stagione, come ricorderete tutti.
Nell’offseason, i Vikings hanno dovuto prendere una decisione: pagare Darnold o puntare su McCharty?
Forti della presenza e del passato di KOC, hanno deciso di vivere di spada e ora si trovano a vedere Sam Darnold giocare nel Super Bowl con il rischio di non avere un QB di franchigia in casa.
Praticamente, morire di spada.
Ora.
So che state pensando che la lezione sia “non prendete rischi inutili in posizioni importanti come in situazioni difficili” ma onestamente, come con DC, non me la sento di criticare qualcuno perché ha provato a sfruttare un suo punto forte prendendosi un rischio.
Anche i Seahawks hanno rischiato un sacco prendendo Darnold (noto QB che non reggeva la pressione, che non è vincente, eccetera. Trovate un sacco di materiale in giro) e a loro è andata bene.
Spesso critichiamo i risultati senza guardare il processo ma le variabili sono spesso così tante che sarebbe meglio concentrarsi sul secondo che, nel caso dei Vikings, è molto criticabile per altri aspetti più che per la semplice decisione di non pagare Darnold quando KOC diceva che McCharty poteva farcela.
Detto questo: vedere Seattle al Super Bowl on il QB e l’OC che i Vikings hanno scartato, dopo che questi ce le hanno suonate in due occasioni, è motivo di un tiepido sorriso. E sapere che la pressione su KOC e tutta la gestione dei Vikings sarà a bollore grazie a questa situazione non peggiora certo l’umore.
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La vulgata moderna vuole che il tuo allenatore debba essere bello, giovane e chiami i giochi in attacco. Ovviamente a Santa Clara volano un ex-LB noto per la leadership ed uno che chiama la difesa (caso molto raro nel panorama attuale).
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Meglio tagliare un giocatore un anno prima che un anno dopo, altra frase fatta che piace tanto. Poi, ogni tanto, c’è il Cooper Kupp che ti sbatte fuori dai playoff, cambiando marcia nel momento clou.
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A riguardo, da notare come i media e specie i cosiddetti “insiders” tendano a seguire alcune narrazioni che sembrano (dubitativo, non sia mai) essere a pro di alcune squadre, sempre le stesse, per poi cacciarsi in situazioni così, senza mai pagare dazio in credibilità. È lo spirito dei tempi, dicono. Al posto, magari, converebbe coltivare lo spirito critico.
Parlando di cose più serie per noi, questa è la settimana del Senior Bowl, vediamo cosa trasporterà. #thedraftstartin Mobile.