Due parole sul draft Lions 2026: la correzione di rotta.

Blake Miller durante la conferenza stmpa di presentazione con il cappello dei Lions,

Smontato il palco e viste le highlights, siamo arrivati al momento di parlare un attimo con senso compiuto del draft appena passato, ovviamente mettendo le scelte dei Lions sotto la lente di ingrandimento.

È stata un draft classico e sorprendente al tempo stesso: classico perché i Lions hanno preso i loro giocatori: se vedete le varie review delle scelte il refrain è “Dan Campbell Guy”, “Will fit really well” o “Will suit their identity”. Giocatori altamente motivati, con passione per il gioco e che non hanno bisogno di essere stimolati per restare in forma o perfomare (l’hype degli insider nazionali per Kadyn Proctor mi aveva lievemente stupito), questo a costo di passare sul talento puro.

Sorprendente per due motivi: il primo è stato che le prime due scelte hanno visto un rarissimo allineamento stellare tra le need più evidenti della squadra e la board di Brad Holmes, portando alla selezione di un tackle (destro, il che dimostra che Big Dan non parla a caso e non gioca ad alzare cortine fumogene a caso) e poi di un pass rusher, anche se non è uno di quelli che ci si aspettava e questo per il secondo motivo. Dopo diversi anni e peregrinazioni i Lions hanno rinunciato all’archetipico “big end”, magari ibrido DT/DE con la primaria funzionalità di giocare contro la corsa per scegliere in Derrick Moore, un giocatore che, pur non essendo del tutto negato nel settare l’edge, è primariamente un pass rusher in grado di convertire la velocità in potenza e andare alla ricerca del QB avversario.

Evidentemente, nelle ripetute visione del film difensivo di cui ha parlato Dan Campbell, le mille ed una situazioni in cui gli avversari erano murati in un tre ed il golfo del Messico ma riuscivano a convertire perché la pressione non riusciva ad arrivare a segno in tempo utile devono aver spiccato e questo malgrado delle statistiche tutto sommato per nulla male nel comparto ma i numeri devono essere interpretati e visti nel contesto. Evidentemente, visto il cambio radicale che si è visto in questi giorni.

I Lions non hanno selezionato solo Moore ma anche due giocatori con caratteristiche simili (pass rush decisamente più spiccato della run defense) scegliendo Skyler Gill-Howard e Tyre West negli ultimi giri.

Non solo: Brad Holmes ha pure parlato di “sub-packages” in cui questi giocatori possono essere utili nella conferenza stampa postdraft. Non credo che i Lions abbiano mai riconosciuto pubblicamente l’esistenza dei medesimi dai tempi della vecchia gestione (che non sapeva come usarli efficacemente, quindi non conta nemmeno).

Uno dei tanti aggiustamenti di tiro di questa offseason, tra modifiche di calendario e altri segnali, ma probabilmente quello più importante perché testimonia che l’opera di self scouting è stata fatta e non è stata solo cosmetica, fatta di pacche sulle spalle e di “maremma che sfortuna” ma un processo che ha davvero messo in discussione anche alcuni principi che sembravano assodati ad Allen Park.

Uno sviluppo positivo, anche se una parte di me, quando si operano correzioni di rotta in ambienti con margini ristretti come la NFL, ha sempre paura di esagerare con il controsterzo. Però, onestamente, il fatto di vedere che qualcosa si muova sotto questo aspetto e non solo lo trovo confortante.

Ovviamente si può discutere sui nomi: in particolare, perché Derrick Moore e non Zion Young?

Davvero, perché i Lions abbiano scelto Blake Miller e non Morgan Freeling mi sembra abbastanza chiaro, viste le tendenze di Brad Holmes, mentre la scelta di Moore su Young credo richieda qualche parola in più.

Rispondendo sull’argomento ed, in particolare, sulla necessità di fare trade up per un giocatore che molti davano come un terzo round, Holmes ha dato una spiegazione simile a quella usata lo scorso anno per Tate Rateledge. Moore era l’ultimo del cluster di giocatori su cui Lions avevano un secondo grado, quindi doveva essere preso prima che sparisse (ed i Lions avevano ragione di credere che i Ravens di Jesse Minter, suo DC al college, fossero fortemente interessati a lui).

Ora, la stagione di esordio di Rateledge dovrebbe già tranquillizzarvi un po’ sul fatto che BH non faccia queste cose a caso ma queste parole ci dicono anche che i Lions non avevano assolutamente un secondo grado su Zion Young e, quindi, non lo avrebbero scelto nemmeno dopo un trade down. Il motivo? Probabilmente il solito: football character.

Quoto dalla bestia di Bugler per TheAthletic:

Arrested and charged with suspicion of DWI, speeding and failing to properly affix a license plate to his vehicle (Dec. 2025); one of seven Michigan State players suspended for final four games of 2022 season and charged with assault following a postgame altercation at Michigan — pleaded guilty to misdemeanor aggravated assault (Aug. 2023) and received probation.

Emmm… dopo i recenti problemi, forse finiti in una bolla di sapone o forse no, forse si capisce perché i Lions non fossero interessati. O forse no: in ogni caso, non credo proprio che Holmes andrà a dirlo in pubblico, se il problema fosse questo.

Ovviamente, qualora Young dovesse avere molto più successo di Moore qualcuno potrebbe rivedere in maniera critica questa scelta del front office e sarebbe comprensibile ma, onestamente, non sono per nulla sorpreso dalla decisione. Detroit è uscita dai primi due giorni del draft con due giocatori che, idealmente, gli servivano come il pane e che sono adatti all’ambiente quindi non ci possiamo lamentare.

Gli ultimi tre giri sono stati un grosso problema non solo per Detroit: negli ultimi anni, se sei un buon giocatore di college ma con prospettive limitate tra i pro, dichiararsi per il draft non è più così attraente. Un buon pacchetto di NIL può garantire più soldi che provare a passare tra i pro solo per trovarsi ad elemosinare un provino ad inizio maggio. Combinato con gli ultimi anni aggiuntivi per il COVID, questo ha portato ad un effetto deprimente sulle scelte del terzo giorno, testimoniato da pochissime trade e, di queste, ancora meno che portassero le squadre a separarsi da scelte nel 2027, visto dagli esperti (e pure dai GM, evidentemente) come decisamente più attraente.

In una situazione del genere, per non scrivere un pantano simile, le board delle varie squadre erano ampiamente divergenti (lo sono sempre, anche al primo giro) e ognuno ha preso i giocatori che pensa possano contribuire, forse. Un draft davvero poco profondo ed i Lions hanno deciso di rinforzare un comparto, quello dei Linebacker, con un giocatore come Jimmy Rolder che ha potenziale inespresso in difesa (un anno da titolare) ma che può contribuire da subito agli special team. Una scelta comprensibile visto che, male che vada, avere competizione per Trevor Novaske male non fa.

Keith Abney è, invece, il classico caso di giocatore in caduta libera (veniva considerato un probabile terzo giro), tankato da delle caratteristiche fisiche così così: in un draft che ha segnato una discontinuità a Detroit sotto vari aspetti, il suo profilo sembra in continuità diretta con un giocatore come Amik Robertson

Il resto sono scomesse in un punto del draft dove le certezze sono già tendenti allo zero assoluto, quindi benvenute. Kendrick Law è un giocatore viene da un attacco decisamente particolare come quello di Kentuky, fatto solo di handoff e screen pass e che, quindi, è fondamentalmente una proiezione come ritornatore e potenziale big play guy. Ma può giocare anche lui nella terza fase ed è un ottimo bloccatore fin da subito, quindi non si troverà a disagio nella stanza dei ricevitori.

Dei due DT, Gill-Howard e West, ho già accennato del profilo ma aggiungo che mi stupirei di vederne uno od entrambi nel roster principale invece che in Practice Squad questo settembre, il che non è necessariamente un male visto che molti giocatori hanno bisogno di tempo e lavoro per passare efficacemente dal college ai pro.

In definitiva, un draft solido che sistema alcuni buchi nel roster ma sposta anche dal punto di vista filosofico, il che forse è la cosa più importante a questo punto della gestione Campbell/Holmes.

Il 2025 è stato un’altalena in cui, dopo la prima porzione di stagione, non c’è stata mai la sensazione che le cose si stessero stabilizzando nella giusta maniera. La squadra ha dichiarato pubblicamente che avrebbero trovato le cose che non andavano e le avrebbero corrette e sembra che non siano state solo parole vuote. I Lions hanno ricostruito la linea d’attacco in una maniera convincente almeno sulla carta e sembrano intenzionati ad alterare la loro filosofia difensiva per essere vittima degli stessi problemi degli scorsi anni.

Personalmente, lo trovo incoraggiante. Parlerà il campo questo autunno ma, per ora, non mi lamenterei e aspetterei i prossimi rinnovi con ottimismo.


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