
Se avete seguito un po’ la free agency (e non solo) sapete già che il tema di questi mesi è stato “vogliamo giocatori affamati, vogliosi di riscatto e, perché no?, under 28” con un sacco di arrivi che sono riconducibili a questo rapido ma pratico identikit, a partire da Cade Mays probabilmente l’unico arrivo realmente riconoscibile dal grande pubblico.
Quindi, una safety trentunenne con sette stagioni, nonché 123 presenze, già in carniere si nota un po’ e da l’idea di essere stato portato a Detroit per un motivo specifico oltre al mantra della competizione da migliorare ed il motivo è facilmente intuibile: la situazione nel reparto non è molto stabile. Brian Branch potrebbe non rientrare per l’inizio della stagione (o meglio, dovrebbe non rientrare) mentre per quanto i Lions professino ottimismo quello che capiterà in futuro a Kerby Joseph quando rimetterà le protezioni è noto solo al Mago Aliflus, noto per la sua abilità nel districarsi nell’astrologia Assira e tra i rimborsi ENPAF, e agli altri membri della sua categoria.
Con una situazione aveva senso affiancare un veterano ai giovani Leoni in maniera da avere qualcuno in grado di indirizzare i vari Christian Izien e Thomas Harper e, forse soprattutto, appianare i problemi comunicativi che hanno azzoppato la secondaria Lions in più momenti decisivi la scorsa stagione. Clark ha visto praticamente tutti gli attacchi possibili in NFL e sa diagnosticare al volo cosa un attacco sta facendo, anche secondo Jim O’Neil, Safety coach dei Lions. Anche in assenza di Kerby e Branch, questo dovrebbe permettere ai Lions di essere più efficaci in copertura rispetto al 2025 e, sperabilmente, di azzerare le giocate esplosive che hanno fatto tanto male ai ragazzi di Kelvin Sheppard.
Ovviamente, stiamo parlando di un giocatore non di primissimo pelo nonché con una storia di infortuni da non trascurare ma il fatto che sia gli allenatori che i compagni spendano tante parole su di lui fa capire quanto la sua presenza possa essere potenzialmente importante questo autunno.