Joique Bell officially missed Detroit Lions practice with an ankle injury and the rest of… https://t.co/2TxdLl7lLh pic.twitter.com/NTSu1UWpWS
— Michael Rothstein (@mikerothstein) October 1, 2015
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Alla fine è tornato.
Dopo 6 settimane di assenza, DeAndre Levy (fianco) torna ad allenarsi, sia pure in forma limitata.
Il che vuol dire che forse,sarà della partita anche lunedì notte a Seattle e questa sarebbe un’ottima notizia per i Lions.
Non si sono allenati Bell (caviglia), Ansah (inguine) e Pettygrew (tendine).
Ora vediamo se qualcuno di questi (Ansah? Bell?) ha solo usufruito di un giorno libero.
Warford, che sembrava essersi infortunato in maniera abbastanza grave, invece, ha partecipato pienamente all’allenamento.
Polemiche della settimana
Eccoci puntuali alla polemica della settimana. Del resto quando le cose non girano per il verso giusto c’è sempre molto da dire mentre una colonna W piena zittisce tutti.
Questa settimana è iniziata con un sacco di lamentele per il play-calling di Joe Lombardi che, secondo molti commentatori, renderebbe molto prevedibile l’attacco dei Lions.
Alla fine della partita contro Denver, Bradley Roby (autore di un intercetto) dichiara:
“We pretty much knew what they [the Lions] were gonna do, and they did it.
Pare una cosa brutta, specie visto che secondo Stafford quella era la prima volta che quel particolare gioco veniva usato
Polemiche su internet, account twitter del sottoscritto sotto assedio per un paio di giorni, solite cose.
Come da copione, i Lions restano silenziosi sull’argomento (aspettavo la conferenza stampa di Caldwell per sentirlo dire “No, non penso che il nostro attacco sia prevedibile, altra domanda”) quando Golden Tate c’ha messo sopra il carico da undici.
I’ve had a couple occasions in literally each game, where they called out our play for one, and then afterwards been like, ‘Hey, we knew what you guys were doing,'” Tate told the station. “I don’t know how they know or which film they’re watching that we’re giving away, and that’s something we need to go back and watch our tendencies to figure out where we line up or how we line up or what formation – whatever it may be, we’ve got to figure it out because we’re clearly giving away. I mean if three weeks, a player’s come up to me and said, ‘We knew what you were going to do,’ that’s bad.
In soldoni, in un paio di occasioni i difensori prima avrebbero chiamato gli adattamenti all’ultimo momento poi gli avrebbero detto che sapevano cosa stava per fare l’attacco. Il che è una brutta cosa.
Sono seguiti altri giorni di polemica e la puntualizzazione di Tate sul fatto che non voleva dare la colpa a Lombardi.
Tutta colpa sua.
Del resto come fare quando la difesa sa cosa succede?
Bè, a dire il vero sapere cosa fa l’attacco sarebbe il compito primario della difesa nella sua interezza, sia coaches che giocatori.
Quando la difesa blocca una corsa o una safety va a chiudere e magari becca un intercetto lo fa perchè riconosce il gioco e fai la sua big play.
Chiedere a Glover Quin, per esempio:

Non a caso, Caldwell ha puntualizzato che anche lui riconosce gli schemi avversari “più spesso di quanto pensiate”.
Caldwell on how often he knows what opposing teams are going to run: A lot more than you might think
— Dave Birkett (@davebirkett) October 1, 2015
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E che riguardo alle dichiarazioni non ha problemi in quanto i giocatori devono essere liberi di esprimersi come preferiscono1.
Se secondo voi l’allenatore è troppo parte in causa vi rimando a questo articolo che spiega meglio il concetto.
Il che mi porta a concludere con l’invito delle ex-Safety Ryan Clark che anche lì trovate.
“Hey man, just go play football. Hush your mouth, and execute the play.
“Dai ragazzo, limitati a giocare a football. Tappati la bocca, ed esegui il gioco.”
Meno polemiche, più fondamentali che i bloccaggi fanno ancora rece.
- volete il tweet? In ogni caso, per quanto abbia le mie riserve sucerte scelte, trovo impossibile non aprezzare Caldwell per il suo modo di fare. ↩