Pensieri sull’OC che non arriva.

Abbiamo già avuto modo di notare che la ricerca di Bobby e Matty (ma soprattutto Matty) sta procedendo lentamente: tre nomi sono stati accostati ai Lions e tutti e tre hanno già fatto altre scelte: Steve Sarkisian è il nuovo OC di Alabama, Todd Monken si è accasato a Cleveland come OC senza playcalling di Freddie Kitchens e Nathaniel Hackett, per chiudere in bellezza, è approdato nella NFCN… ma a Green Bay.

Credo sia ormai abbastanza chiaro che Patricia stia aspettando qualcuno, qualcuno ancora nei Playoff e i candidati ci sono.

Ma non prendiamoci troppo in giro, esattamente come lo scorso anno per Patricia sappiamo tutti che direzione prenderà la ricerca: un nome connesso con i Patriots sia in via diretta come Shad O’Shea che per trascorsi come Shane Waldron.

(A meno che i Lions non ci sciocchino tutti e promuovano Jeff Davidson, certo. Ma non credo. Che riportino a Detroit, Joe Lombardi dai Saints sarebbe un buon modo per avere una rivolta di popolo. Dai Chiefs? Bello ma non vedo molta compatibilità tra i discepoli di Bill Belichick e Andy Reid).

Questo sta portando ad un certo dibattito nell’onepride Twitter, dibattito aperto in particolare da Jeremy Reisman con questo articolo; l’argomento di Reisman è che Patricia si sta circondando di persone con un background comune, quasi monoculturale nella sua origine Pats o addirittura da Syracuse il tutto a partire da Paul Pasqualoni, un hire che la maggioranza dei tifosi non è riuscita a digerire a distanza di un anno.

I lettori più attenti noteranno che avevo già portato un argomento simile proprio parlando della scelta di Matt Patricia da parte di Bob Quinn, tacciandolo di essere stato poco originale e di non aver pensato fuori dalle righe quindi si può pensare che io sia sostanzialmente sulla stessa lunghezza d’onda ed, effettivamente, non riesco a stare tranquillo di fronte a quello che può apparire un tentativo di clonare i Patriots: del resto, i precedenti non sono confortanti e chi segue le scena giornalistica anglosassone 1 ne è pienamente consapevole.

Inoltre, uno dei modi migliori per progredire è tramite il confronto e lo scambio di idee. Ora non riesco a trovare l’articolo ma ho letto una citazione di Sean McVay che spiegava come una delle cose migliori della sua relazione con Shane Waldron, con cui non condivide molto retroterra, sia il fatto di avere a disposizione continuamente un punto di vista diverso sul come fare le cose.

La giustificazione che il grosso delle assunzioni in NFL avviene per conoscenza quando non per diretto nepotismo (è di ieri la notizia che Gary Kubiak si è trasferito in Minnesota come Assistant head coach, con figlio al seguito come QB coach. I Kubiak e specie Clint Kubiak sono, guarda un po’, vecchi amici del nuovo OC Kevin Stefanki) è o dovrebbe essere, a mio avviso, un non fattore visto che è/dovrebbe essere compito dell’allenatore scegliere il miglior talento a disposizione rispetto alla persona con cui ti trovi meglio sul posto di lavoro2.

Al solito però, anche questa medaglia il suo rovescio ed è il caso di prenderlo in considerazione prima di preoccuparsi troppo seriamente.

Costruire una cultura è uno dei mantra della NFL ed è un obbiettivo più facile da ottenere se modi e fini sono simili a tutti i livelli della catena di comando.

Prendiamo proprio un hire detestato come quello di Pasqualoni: sicuramente non molto sexy, ma la difesa ha chiuso decima malgrado una secondaria con un Teez Tabor nel motore, quindi sia che lo stesso PP sia solo un portavoce di Patricia sia che abbia un’influenza importante durante la stesura del gameplan e la gestione live delle partite (propendo per la seconda ipotesi), lo stesso si è guadagnato decisamente la pagnotta.
Un motivo importante di questo relativo successo è sicuramente la vicinanza filosofica, per usare una parola forse troppo importante, con Matt Matita che gli permette di sapere cosa Patricia possa volere in una data circostanza e come trasmettere tutto questo allo staff e da questo ai giocatori.

Questa alchimia pare non si sia sviluppata con JBC e, probabilmente, i differenti background hanno influito, anche se sicuramente non è tutto qui e ci sarebbe da fare un articolo a parte su cosa sia andato storto2, ma il fatto che Patricia stia coinvolgendo Jeff Davidson nelle operazioni di ricerca mostra come parlare lo stesso linguaggio sia molto, molto importante in questo particolare ambito, anche vista la disgiunzione tra gioco di corsa e gioco di passaggio che tanto ha danneggiato i Lions la scorsa stagione.

Questo magari può voler semplicemente dire che è difficile lavorare con Patricia o che è rigido ma, ugualmente, se vogliamo massimizzare le chance per il 2019, trovare qualcuno che possa interagire positivamente con il proprio HC è prioritario.

Ma non credo sia tutto qui il problema: Bob Quinn nella sua conferenza stampa di fine anno, ha messo in evidenza il suo desiderio di avere un OC che adattasse il piano di gioco quasi settimanalmente,a seconda dell’avversario. ed è ovvio pensare che il desiderio sia condiviso (e probabilmente parta proprio) dal suo capo allenatore.

Ora, quali squadre nella lega hanno fatto bandiera di una simile cultura?

Se oltre ai Patriots di Bill Belichick, non vi viene in mente molto potete smettere di spremervi le meningi.

Argomenti possono essere trovati per Andy Reid e Tom Coughlin nelle migliori incarnazioni ma i vari coach sono definiti quasi sempre da un sistema (McVay e Shananan usano il sistema di Kubiak, Buddy Ryan è passato alla storia per la 46 mentre Tony Dungy e Lovie Smith sono sinonimo di Tampa-2. Potrei andare avanti un tot).
Solo Nonno Bill si è fatto strada con il continuo adattamento all’avversario su entrambi i lati della palla ed è un po’ una sorpresa che pochissimi abbiano provato a seguirne le orme in quella che viene detta una Lega fotocopia, preferendo replicare altri aspetti del modello New England.

Patricia e Quinn sembrano decisi nel voler applicare questa strategia la domenica (e l’approccio un po’ moneyball volto a sfruttare le inefficienze del mercato, andando per zig quando la lega va per zag3 durante la costruzione della squadra) e, per una volta che i Lions sembrano avere un piano preciso in mente che non sia “troviamo un messia che ci porti al superbowl”, può essere opportuno non saltare a conclusioni, per ora.

Se poi le cose non dovessero andare per il verso giusto, immagino che davvero di questi tempi la poltrona e la panchina saranno roventi ma per adesso vediamo: ci sono le premesse per qualcosa di spettacolare.

Che sia un successo o un fallimento, lo scopriremo nei prossimi mesi.

Ed il primo passo nel futuro sarà proprio.


  1. in pratica, tutti voi all’ascolto. 
  2. per farla breve, se non ti evolvi abbastanza, la Lega ti divora, Marc Trenstman docet. Ma la storia è tutto tranne che così semplice. 
  3. altro argomento da 1000 parole temo. 

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