
Il Super Bowl LIII incombe ormai ed i Lions sono come la solito in pura modalità offseason e le notizie che riguardano la squadra latitano pure.
Ma ad Atlanta ci saranno ad affrontarsi diversi giocatori che nel passato hanno indossato il Silver&Blue con fortune più o meno alterne.
Dal lato Patriots ci sarà Kyle Van Noy scambiato in piena stagione per un sesto giro e che da allora è diventato un pezzo importante della difesa Patriots, ormai al terzo Super Bowl di fila mentre i Rams hanno in organico il nostro vecchio amico Ndamukong Suh.
Suh venne scelto nel 2010 al primo giro e rimase a Detroit fino al 2015, quando lasciò il Michigan dopo una lunga vertenza sul contratto.
Suh, intervistato durante l’opening night, ha risposto ad alcune domande sul suo periodo a Detroit non lesinando complimenti a Caldwell (“Ottimo allenatore”) e a compagni ma ha tenuto a puntualizzare che era andato molto vicino a restare a Detroit nel 2015.
“It was in the team’s hand to make that decision, whether they wanted to do, as it’s up to every single team and whether they wanted to keep a player or an asset in their particular eyes, and I think they didn’t look at me as an asset they wanted to keep, they definitely had an opportunity to keep me, so let’s make that very clear.”
che suona:
“Era nelle mani del team di prendere quella decisione, di quello che volevano fare, come deve fare qualsiasi squadra e se vogliono tenere un giocatore o una risorsa, ai loro propri occhi, e penso che non mi vedessero come una risorsa che volevano mantenere, avevano realmente la possibilità di tenermi, per fare chiarezza”.
Sicuramente, che i Lions avessero provato a tenere la star della loro linea difensiva, è già noto come è noto che l’offerta dei Lions fosse molto simile a quella poi accettata dei Dolphins (si parlava di circa un milione di dollari in tasse).
Quello che è nuova è l’affermazione successiva:
“I don’t know if it was over enough money (that I chose Miami), cause I was offered more money than what I got in Miami from other teams. So it wasn’t about money.”
“Non so se è stato per i soldi (che ho scelto Miami), perché altre squadre mi avevano offerto più soldi di quanto ho preso a Miami. Così, non era per i soldi”.
Che sia stato per i soldi o no, Suh è riuscito a ripulire (almeno parzialmente) la sua immagine mentre era a Miami, ha incamerato un tot di soldi prima di essere tagliato e ora gioca nel Super bowl, cosa che da sempre è il suo obbiettivo (insieme, ovviamente, a vincerlo, il Super Bowl).
La scelta non gli è tornata male mentre i Lions hanno avuto problemi fino a quest’anno a riempire il vuoto da lui lasciato in mezzo alla difesa.
Continuiamo a parlare di Rams e vediamo a questo interessante articolo di Andy Benoit per Sport Illustrated; Benoit spiega tra tutti proprio i Lions abbiano mostrato la via per contrastare i Rams di Sean McVay nella sconfitta subita contro gli stessi a Novembre.
Immagino che ricorderete come i Lions fossero riusciti a restare abbarbicati alla partita malgrado il solito attacco a tre cilindri prima del collasso finale; Benoit spiega che i Lions riuscirono in questa impresa giocando in maniera diversa dal solito.
I Rams, come tutte le squadre di impianto Mike Shananan, tendono ad essere essenzialmente un team che corre usando concetti di outside zone e che sfrutta questo gioco di corsa per aprire la play action.
I Rams sono, in attacco, una delle squadre che usa più spesso il set 1-1, usando questa stessa formazione per far partire le corse o far scattare la play action. Il fatto di non dare indizi a partire dal set mette sotto pressione la difesa avversaria che non ha (non dovrebbe avere) la possibilità di sapere contro cosa deve difendere1
Per contrastarlo, Patricia ed i Lions risposero abbandonando, specie nei primi down, l’usuale safety alta per mostrare una cover quattro, con safety e corner back abbastanza vicini da dare run support.
A questo era affiancata una linea difensiva essenzialmente contenitiva, basata sul setting the edge ed impedire la corsa laterale più che sul penetrare e portare pressione sul quarterback.
In queste situazioni, il ritmo ed il flusso della play action (nella quale Goff è realmente eccellente) viene disturbato ed i Rams hanno maggiori difficoltà ad usare il loro schema tipico in modo efficace.
Non essendo MacVay un cretino (non arrivi al Super Bowl se lo sei), già durante la partita trovò alcuni aggiustamenti al volo e nel proseguo della stagione ancora di più ma lo stesso riconosce che quella partita gli ha consentito di vedere dei problemi che erano rimasti fino ad allora nascosti.
Peccato che i problemi non siano stati abbastanza da sfociare in una vittoria Lions ma possiamo trarre limitato sollazzo nella consapevolezza che Patricia è in grado di mettere alle corde uno dei coach più hot del momento.
- confrontate, se avete coraggio con le scelte offensive di Cooter in cui dal set scelto si poteva capire se si sarebbe trattato di un passaggio o di una corsa quando non il tipo di gioco esatto. ↩