Free agency 2019: il cambio di marcia?

La Free Agency si è aperta da quasi un mese e, dopo l’iniziale frenesia, siamo in piena attesa del draft quindi quale momento migliore per fare il punto della situazione per i Lions?

Certo, qualche colpo a sorpresa può sempre arrivare (tipo CJ Anderson) ma, fino al draft, il grosso dovrebbe essere fatto: citando Jeff Risdon su DetroitLionspodcast, non sembra che ci siano più a disposizione rinforzi di un calibro tale il cui arrivo sia un chiaro miglioramento rispetto a chi c’è a roster.

Posso concordare su questa affermazione e questo ci dà già la misura del lavoro fatto: Bob Quinn e Matt Patricia hanno tappato molti buchi, magari non tutti allo stesso livello ma sicuramente la situazione appare abbastanza solida e questo è già molto meglio dello scorso anno.

E questo è avvenuto in maniera molto diversa rispetto allo scorso anno (ma non solo): quest’anno Quinn non ha avuto remora a spendere in maniera anche forte sui prospetti che Patricia (ed il suo staff) preferiva; prendiamo Trey Flowers, ovviamente.

Io pensavo che Bob Quinn avrebbe mantenuto il suo trend, lodevole ma forse troppo prudente, di non farsi trascinare nelle aste al rialzo e che si sarebbe accontentato di Za’Darius Smith o anche del vociferato Anthony Barr, due possibilità soddisfacenti ma non dello stesso livello.

Idem anche la posizione di cornerback: l’esborso per Justin Coleman che va a coprire essenzialmente una posizione che vedevo non urgentissima come lo slot corner mi ha colto impreparato.

E che dire dei Tight End? Dopo la spesa al ribasso dello scorso anno, un miglioramento era previsto e prevedibile ma il contratto fornito a Jesse James vede un impegno notevole (e la previsione di una crescita ulteriore dello stesso).

Cosa possiamo evincere da queste prime firme?

In primo luogo, non fate scommesse basandomi sulle mie opinioni; in secondo, che Matt Patricia ha sfruttato al meglio il tempo a sua disposizione; lo scorso anno Patricia era atterrato subito dopo un superbowl perso con un mese di ritardo sulle altre franchigie e pochissimo tempo per approfondire il lavoro preliminare fatto sul roster e lo staff. Questo si era riflesso in una free agency 2018 non particolarmente esaltante, per usare un eufemismo che si è riflessa in una stagione deludente. Praticamente, indicatemi quali acquisti nella FA 2018 che abbiano avuto un impatto davvero notevole: a me vengono in mente Devon Kennard e Christian Jones (non a caso i nomi più importanti) e, al limite, Eli Harold ma niente di trascendentale.

Quest’anno, invece, i Lions hanno provato ha coprire i buchi con ben altro piglio, come testimoniano i nomi già fatti1; anche i resign sono stati limitati e strategici (Zenner, Okwara, Washington) mentre la seconda ondata ha portato dei nomi di peso (CJ Anderson) )e/o probabili starter (la Guardia Odai Aboushi, Rashaan Melvin).

Il tutto visto anche nell’ottica di continuare con ancora più forza l’opera di trasformazione della cultura aziendale in una più tosta e più competitiva, con l’ottica non della stagione vincente ma del giungere al bersaglio grosso, il Super Bowl.

Che, poi, sia Bob Quinn che Matt Patricia quest’anno hanno bisogno dell’inversione di rotta rispetto al 2018 con tutto il suo carico di disappunto non solo per motivi lavorativi ma perché non si può passare gli anni a costruire le fondamenta, irrobustire le mura ed essere responsabili.
Alla fine bisogna completare l’edificio che nel football è cercare di vincere tutto o almeno mostrare che si è in grado di ruggire fino alla fine.

Inoltre, per quanto gli esborsi siano stati importanti, molto si è puntato su giocatori giovani (26/25 anni) che dovrebbero avere ancora molto da dare.

Quindi tutto Bob Quinn santo subito?

Beh, forse.

Sicuramente, vedere i Lions provare a cambiare marcia e non a vivacchiare con un roster passabile fa piacere.

Ma i campionati non si vincono certo a Marzo e nemmeno ad Aprile, non a caso, i Patriots non “vincono” mai l’offseason.

Vedremo come andrà ma per ora consentitemi di cavarmela con un sano, cauto ottimismo.


  1. Trey Flowers era un free agent top ten per statistiche. Non dimentichiamolo. 

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