Cosa offrono Danny Shelton e Duron Harmon?

Lo so che lo stavate aspettando, l’obbligatorio pezzo di analisi sui nuovi arrivi.

Anche perché la prima reazione è “uffa, altri Expatriati” ma per quanto sia difficile, cerchiamo di toglierci un attimo l’immagine mentale dei Detroits Patriots che ci sta attanagliando tutti e apriamo un attimo la mente, partendo da un articolo molto completo di ESPN, in particolare da Danny Shelton.

Shelton è stato un reclamation project, come il suo nuovo compagno Nick Williams. Arrivato nella lega con tutti gli onori (12° assoluto per, ahilui, i Browns) non è riuscito a decollare ed è approdato ai Patriots nel 2018 dove è stato a lungo sulla bolla; lo scorso anno è esploso come starter, giocando tutte e sedici la partite per 61 tackles e 3 sack; Shelton è un giocatore specializzato nel fermare la corsa e non offre molto dal punto di vista del pass rush, il che lo rende fuori moda quanto la difesa che lo schiererà e che era orfana di Snacks in un ruolo praticamente identico.

Come per il già nominato Williams, il dubbio più grande è se possa replicare la stagione scorsa ma il pedigree c’è come pure la forza fisica che Shelton mette nel suo gioco.

PFF lo valutava poco positivamente nella lista dei DT/NT disponibili ma deve riconoscere che Shelton ha avuto un grado >70,0 nelle ultime quattro stagioni giocate, che non è pochissimo.

Evan Silva lo definisce un one-trick pony, cioè un giocatore che sa fare solo una cosa: fermare la corsa e che può rimpiazzare Snacks ben più giovane ed ad una frazione del costo.

Veniamo a Duron Harmon che solo per il nome ottiene un A+ qui in Italia ma che ha un sacco di meriti per sè.

Il suo grado di PFF è un assurdamente alto 92,6; quando allineato profondamente mentre in totale si accontenta (si fa per dire) di un 73.7 (collo!); in 6 stagioni su sette anche qui siamo sopra la soglia dei 70.

Ma i gradi di PFF non dicono mai tutta la storia. Harmon è soprannominato “The Closer” per il suo bernoccolo nel mettere a segno l’intercetto decisivo, quello che fissa la partita e ha messo a segno nei suoi sette anni di carriera 175 tackle, 17 intercetti con ben 28 passaggi difesi. Si muove con molta intelligenza ed è in grado di capire il gioco e portarsi nella posizione giusta al momento giusto, cosa che è fondamentale per una safety molto di più che un buon tempo sui 40′ (che pure schifo non fa mai).

Non cambierà la difesa ma, indipendentemente dalla provenienza, un pezzo utile. Quello che c’è da capire è se questi cambiamenti porteranno ad un miglioramento nelle prestazioni globali della difesa ma il discorso vedrò di affrontarlo a bocce (più o meno) ferme.


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