Come i Lions stanno vivendo questa settimana segnata dai disordini e dall’omicidio Floyd?

Patricia in nero

Per farla breve, parlando molto poco di football e molto della situazione in generale.

Nel caso, del loro HC ascoltando, ascoltando e ascoltando ancora.

Albert Breer di SI.com ha pubblicato un lungo ed interessante spaccato su come i Lions hanno affrontato questa settimana nera che ha seguito l’omicidio Floyd.

A parlare nell’articolo è essenzialmente Matt Patricia che spiega di aver ricevuto giovedì sera un messaggio che lo invitava vedere il video dove il poliziotto Derek Chauvin premeva il ginocchio sul collo di George Floyd mentre questi si lamentava di non poter respirare. Patricia è stato molto colpito dal video (“disgustato, arrabbiato, depresso) e di essersi reso conto che le sue emozioni non erano che un centesimo di quello che provavano i suoi giocatori.

Venerdì, Patricia ha tenuto le solite attività virtuali concludendo col dire i suoi sentimenti sull’omicidio Floyd e nel ricordare ai giocatori che era dalla loro.

Poi, nel fine settimana la situazione è cambiata radicalmente tra le proteste e le rivolte (e la repressione, viene da aggiungere) ed è apparso subito evidente, già durante l’incontro con lo staff, che nessuno poteva anche solo pensare di iniziare la fase III né quel giorno né per un po’.

Da lì, è venuta l’esigenza di un incontro totale della squadra (via teleconferenza) in cui tutti potevano parlare ed esporre le loro opinioni ed esperienze, tutte estremamente varie.

“It was just about listening and making sure we tried to get on and open it up for conversation, real conversation, truthful conversation, honest conversation, heartfelt conversation,” Patricia said. “And really, honestly, credit to my players for leading that. They’re the ones that really were able to get it to where it became so powerful.”

Si trattava solo di ascoltare e fare in modo di andare al punto ed aprirci per parlarne, parlarne davvero, parlarne in modo vero, in modo onesto, in modo sentito. E davvero, onestamente, tutto il credito ai miei giocatori per aver portato avanti questa conversazione. Sono loro che davvero sono stati in grado di portarla ad un punto dove è diventata importante.

Patricia nota che venendo dal Northeast le sue esperienze sono molto diverse da quelle dei ragazzi che vengono da altre parti degli Stati uniti (il sud ma non solo) e che questi sono momenti “in cui imparare”.

Il giorno dopo, cioè ieri, i Lions hanno continuato a concentrarsi sull’argomento razziale preferendo continuare la conversazione in gruppi sempre più piccoli (prima la squadra tutta, poi difesa/attacco, poi i gruppi di posizione1) in modo da facilitare chi tende ad esprimersi meglio in gruppi ristretti.

Oggi, la squadra non si allena e giovedì non è chiaro se si tornerà a parlare di football, sicuramente i giocatori saranno coinvolti nella decisione ed, in ogni caso, l’argomento non verrà messo da parte ma affiancato al football.

Vi lascio con un ultimo pezzo di Patricia:

“It’s amazing when you get a group of men together, and you start to listen, and you get to the point where you feel comfortable talking through it. And listening to some thoughts and ideas, I think that’s when you gotta make sure you follow through. You gotta try. And they’re not all gonna work. But if a couple of them work, and you make change, you connect. … We gotta try, and we gotta stick with it and we gotta persevere through that. And we talk a lot about leadership and the team driving that leadership. And I think that’s important for us to make sure that it’s an everyday thing.”

È stupefacente quando metti assieme un gruppo di uomini ed inizi ad ascoltare, e arrivi al punto che ti senti a tuo agio parlando. E ascoltando alcuni pensieri ed alcune idee, io penso che è quando sei sicuro che andrai avanti. Devi provare. E Non tutto funzionerà. Ma se un paio di queste [idee] funziona, e puoi provocare un cambiamento, entri in connessione. Dobbiamo provare, e dobbiamo continuare a provare e dobbiamo perseverare in questo. E noi parliamo un sacco di leadership e della squadra che crea questa leadership. E penso che sia importante per noi di assicurarci che sia una cosa giornaliera.

Sicuramente, non posso che essere d’accordo e apprezzare la scelta di dedicare tempo ed attenzione a quello che avviene fuori dal mondo, spesso un po’ autoreferenziale, del football.

Con la situazione demografica delle squadre e della Lega, nonché per la decisione di trattare Colin Kaeperinick tipo appestato2, lo ritengo un atto dovuto e fa piacere vedere che anche una persona notoriamente molto più abituata a proporre soluzioni stia ascoltando.


  1. la stanza dei QB è composta da tre giocatori della stessa etnia cresciuti nella stessa città. Giusto per nota. 
  2. non è il momento di discutere se fosse o sia uno starter e/O di quale calibro. 

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