Se la notizia del giorno è l’estensione monstre di Patrick Mahomes da parte dei Chiefs (che, secondo me, sono i chiari vincitori dell’operazione), l’orologio scorre implacabile i minuti che ci separano dall’inizio dei training camp (27 Luglio) e le baldanzose dichiarazioni di solo alcune settimane fa iniziano a trasformarsi in una cacofonia di preoccupati sussurri.
Purtroppo, una certa politica ha voluto forzare la realtà in una certa visione del mondo, la realtà si è disinteressate come sempre di questi tentativi e l’incertezza che ora circonda la stagione 2020 è forse l’ultimo dei problemi da affrontare oltre atlantico.
I problemi più grandi derivano dalle divergenze tra la Lega ed il sindacato dei giocatori, in particolare la preseason e la struttura del training camp sono oggetto del contendere.
La NFLPA preferirebbe del tutto tagliare due partite ritenute inutili mentre la NFL vorrebbe sfruttarle come “prova generale” del meccanismo, ragionamento che potrebbe avere senso ma cosa fare qualora il sistema mostrasse falle proprio a ridosso della stagione? Si ferma tutto fino a nuovo ordine? Non sarebbe meglio diminuire i rischi.
A questo si aggiungono molti altri punti di disaccordo: cassata l’idea di forzare i giocatori in albergo (se si fosse manifestato un solo caso, sarebbe stato facilissimo diffonderlo nello spazio chiuso), c’è da sistemare numero e quantità di persone testate (I giocatori? Anche i familiari? Dei giocatori? Anche dello staff? e degli inservienti?).
Poi la NFLPA vorrebbe limitare al massimo il numero degli allenamenti con tutta la squadra presente e pure le prove 11 contro 11.
Immagino che non potremo pretendere un gioco eccelso nella stagione 2020.
Altre possibilità in gioco (ma quasi sicure):
- una lista speciale per “infortunati causa CoViD” con speciali garanzie che tranquillizzino i giocatori e gli consentano di riportare i sintomi senza paura di essere tagliati o di altre conseguenze.
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un taglio nei roster dei training camp (si parla di 80 giocatori massimo)
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La possibilità per ogni giocatore di saltare la stagione (opt out) con conseguenze minime dal punto di vista contrattuale.
Riguardo l’ultimo punto, mi permetto di pensare ad alta voce: un certo QB con il #9 ha quattro bambine piccole, l’ultima nata delle quali ha avuto problemi respiratori fino a pochi giorni fa ed una moglie che subito un delicato intervento chirurgico al cervello lo scorso anno.
Non lo farà, ma c’è qualcuno che potrebbe davvero biasimarlo se optasse per non giocare e stare con la sua famiglia, visto che la situazione non accenna a migliorare?
Vedremo, come vedremo come e quando tutte le altre situazioni si risolveranno nei prossimi giorni.
Nel frattempo passiamo a cose più rilassanti e più tipiche della offseason come le classifiche puramente teoriche:
- Alcuni giorni fa lionswire ha messo in ordine la forza delle difese che i Lions affronteranno questo autunnno. Ora tocca agli attacchi. (Spoiler: l’ultimo non sono i Bears!).
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PFF ha il suo dire sulle linee offensive entrando nei Training camp. Al primo posto ci sono i soliti noti (Colts, Saints e Cowboys sul podio). I Lions timbrano il cartellino al 16° posto, proprio a metà classifiche che è più meno dove li avrei messi anche io. Frank Ragnow, Taylor Decker sono delle certezze e i guru dell’analitica credono in Joe Dahl più di me (non ci vuole molto) ma l’incertezza sul lato ed in particolare su “Big V” Vatai pesano.
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Presentato senza commento.
https://twitter.com/PFF/status/1280178208919486464
- Vedi sopra.
- Per finire i Lions hanno rinforzato il loro dipartimento analitico con tre nuovi arrivi. La statistica nel football non ha l’importanza che ha, per esempio, nel baseball ma sta guadagnando sempre più terreno. Molto bene provare a restare al passo.
