
Per quanto tutti sembrino già proiettati nel 2021 (e qualcuno con le idee fin troppo chiare per essere ad inizio Dicembre, secondo me) ci sono ancora cinque (5) partita da giocare con importanti implicazioni per il futuro (non solo per la posizione al draft).
Oggi si è tenuto il primo allenamento della (presumibilmente breve) Era Bevell ma i segnali dall’infermeria non sono particolarmente confortanti, specie per la difesa.
Per iniziare, Danny Shelton e Desmond Trufant sono stati messi in IR, il che vuol dire che i Lions saranno a corto di personale per almeno ulteriori tre partite.
Per riparare ai bisogni con Jeff Okudah che non si è allenato (spalla), prepariamoci a Mike Ford o Dee Virgin in campo, a meno che non torni Darryl Roberts a sorpresa dalla IR (ma dubito).
In più, anche Kenny Golladay (fianco/anca), Da’Shawn Hand (inguine), Christian Jones (ginocchio) non si sono allenati.
Tornano ad allenarsi parzialmente Danny Amendola (fianco/anca), Austin Bryant (coscia) e D’Andre Swift (commozione cerebrale); Stafford è anche lui limitato (come da aspettarsi).
Sembrano sulla via di risoluzione le commozioni cerebrali di Mike Ford e Hunter Bryant che si sono allenati pienamente.
Vedremo l’evoluzione nei prossimi giorni.
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Della conferenza stampa di Darrel Bevell ho già dato conto, ieri hanno parlato i coordinatori: Cory Undlin è stato molto onesto e ha detto più o meno "Una delle situazioni peggiori possibili. Un vostro amico vi chiama per dare una mano, va tutto storto ed il vostro amico viene licenziato. Voi come vi sentireste?". Inoltre ha aggiunto che le difese non si cambiano in due/tre giorni; con la situazione degli infortuni che abbiamo visto è abbastanza evidente che sarà una sfida difficile per lui.
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Brayden Coombs è uno dei più giovani coordinatori di tutta la NFL ed è una delle poche storie di successo di quest’anno. Coombs non ha che buone parole per Matt Patricia che ha deciso di prendersi il rischio di puntare su di lui.
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Torniamo a puntare il riflettore sul futuro ma in una maniera un po’ obliqua con un articolo che tratta di Joe Judge, attuale allenatore dei NY Giants e che trovo interessante perché parla della sfida che è creare l’identità di una squadra.
Judge is in a different category altogether: a coach who was asked to come in and provide more than just an adjustment or routine elevation. He was asked to craft an identity. To pour a foundation. Within that subsect of coaching hires there is a massive potential for failure. There is such a delicate balance to strike. One is not necessarily dealing with a social structure that has been put in place (kiss up to the franchise quarterback, align with the popular veterans, etc.). Those coaches have to create the social structure. They have to be unpopular. They have to put their hands on replacement-level players and shake something useful out of them. They have to piss off veteran players. There are nebulous factors at play here, abstract concepts like how “hard” someone is playing and how much “effort” people are giving.
Judge è in un una diversa categoria: un allenatore a cui è stato chiesto di arrivare e fornire più che un semplice aggiustamento o un miglioramento di routine. Gli è stato chiesto di creare un’identità. Di stabilire delle fondamenta .[Vi suona un campanello d’allarme spero. NdR] All’interno di questo particolare sottoinsieme di coaching hire ci sono grandissime possibilità di fallimento. Una è non trattare come richiesto con una struttura sociale che è già stabilità (portare rispetto al franchise quarterback, andare d’accordo con i veterani popolari, etc.)[ancora una volta, penso la cosa ci sia familiare in maniera preoccupante NdR]. Questi coach devono creare la struttura sociale. Devono essere impopolari. Devono mettere le mani su giocatori che dovrebbero essere delle riserve e tirar fuori qualcosa di utile da loro. Devono far incavolare i veterani. Ci sono in gioco fattori nebulosi, concetti astratti come quanto "duro" qualcuno sta giocando e quanto "impegno" la gente metta in campo.
Sembra un ritratto di quello che Patricia ha fatto a Detroit quando nessuno glielo chiedeva e tutti volevamo dei semplici miglioramenti ed è un ritratto di quello che ha lasciato in eredità al suo successore. Vedere come Judge sembri essere riuscito nel compito è sicuramente interessante e può tracciare un sentiero per il futuro, a patto di ricordare che non c’è uno stile di coaching giusto; ci sono allenatori che vincono con un dato stile ed altri no. La sfida è trovare i primi.
- Non so se siamo pronti per questo genere di discorsi ma fioccano già le destinazioni possibili per Matthew Stafford nel 2021. A proposito, avete mai pensato ai Broncos? Io no. Ma a pensarci, avrebbe davvero senso.