Considerazioni sparse sulla sconfitta con i Bears.

Ed eccoci a commentare un’altra sconfitta, stavolta contro i Bears che sembravano allo sbando il sabato ed, invece, hanno fatto sembrare allo sbando i Lions la domenica.

Lo so, molti avevano pensato ad una facile vittoria ma non era affatto detto ed, infatti, i limiti della squadra in blu ed argento sono venuti fuori ancora una volta.

Del resto, non è che le scorse domeniche fossero state tutte rose e fiori: i Lions avevano messo alle corde (e forse qualcosa di più, visto che l’arbitro ha dovuto mettere uno zampino nel countout) i Ravens ma era una squadra decimata dalla Covid list in difesa e con una giornata storicamente pessima in attacco, con una quantità di drop davvero incredibile. Questa domenica i progressi si sono sciolti come neve al sole e cose che sembravano funzionare hanno fatto cortocircuito, tipo l’attacco in redzone.

Ma partiamo dal primo degli elefanti nella stanza: la secondaria. L’ho scritto prima e lo ripeto: la sfortuna dannata che ha colpito la difesa Lions ha praticamente ridotto la secondaria ad un roster in grado di vincere nella XFL: sia Okudah che Melifonwu fuori dai giochi hanno spinto in campo Bobby Price che è un UDFA che giocava safety e si vede, quando lascia dieci iarde sui lanci profondi. Il comparto safety non dà affidamento, con Will Harris mistero buffo per come riesca sempre a sbagliare qualcosa e Tracy Walker non troppo sugli scudi. Amani O. primo corner non è ottimale ma almeno sembra ogni tanto un corner NFL.

Con una secondaria così, lanciare porta a grandi guadagni quando si vuole come ha dimostrato Justin Fields ieri sera. Fermare la corsa diventerebbe inutile, se anche ci si riuscisse.

Secondo elefante, stavolta in attacco: Jared Goff. È inutile girarci troppo intorno, a meno di un’improvvisa esplosione offensiva Goff è questo: un game manager risk adverse che, occasionalmente, lascerà un ricevitore aperto in campo ma che fa pari con la capacità di estendere alcune giocate e di trovare qualcosa in brutte situazioni. Questo al netto degli errori in redzone di domenica che però non vanno tutti nel suo conto.

Sicuramente il fumble regalato ai Bears nel primo quarto sì (lo ha ammesso) ma gli altri hanno il contributo decisivo di alcuni compagni e di un playcalling forse troppo aggressivo per il roster (tuttavia preferisco un playcalling troppo aggressivo con un brutto roster ad un playcalling troppo conservatore con un bel roster).

A tal proposito, leggo già alcuni sperticarsi in ricordi per i bei tempi di Jim Caldwell. Comprensibile ma occhio al revisionismo: Caldwell è stato un buon coach, sicuramente tra i migliori per i Lions (e la percentuale di vittorie è lì per dimostrarlo) ma la squadra sembrava aver raggiunto il suo limite durante la sua gestione, per non dire nel 2014 direttamente.

I problemi più grossi di questo inizio dell’era Campbell sono fondamentalmente nell’esecuzione e sono dovuti ad un sacco di inesperienza, sia sul campo che in panchina. Se ci fosse un rookie QB, al centro invece dell’Imperturbabile Goff probabilmente i Lions gli starebbero minando la carriera come spesso succede ai rookie in pessime situazioni visto che al primo anno non sei di solito abituato a 1. perdere a nastro (vieni da un programma vincente altrimenti non saresti stato scelto in alto) 2. essere circondato da talento un po’ così e dover giocare sulla base di scelte un po’ così.

Segnali confortanti ci sono, specie nel comparto ricevitori: Amon-Ra St.Brown mostra a sprazzi le sue qualità (ma deve crescere), Quintez Cephus sta crescendo ad ogni partita e sembra anche lui un building block (nonché un bella eredità della vecchia gestione) e Kalif Raymond che si guadagna spazio pure lui, grazie alla sua velocità.

Purtroppo, i progressi dei rookie in difesa, specie McNeil e Onwuzurike, sono impossibili da stabilire nel marasma della difesa in costante ricostruzione e con la secondaria di cui sopra ma il pass rush rispetto al 2020 è in crescita, il che promette qualcosa per il futuro.

Ma ricordatevi cosa vi scrivo da questo febbraio: se va bene, ne vinciamo cinque. Se va alla grande. E questo prima della mole di infortuni che ha colpito la squadra.
Sarà un anno lungo e con poche soddisfazioni ma la cosa più importante sarà valutare attorno a chi costruire e chi lasciare andare e questa è la sfida per Holmes mentre per DC e soci sarà mantenere la squadra sul pezzo malgrado l’inizio da tregenda, per mostrare che il loro messaggio risuona anche nel peggiore dei contesti. Il resto del 2021 sarà contorno e forse uno sgambetto o due ad una grande che ci prende sottogamba, se siamo particolarmente fortunati.

Se non riuscite a sopportare di vedere questa squadra acerba tutte le domeniche, lo capisco benissimo. In più di un momento sono stato ad un click da passare a redzone questa domenica; non l’ho fatto ma se non sopportate lo spettacolo si capisce benissimo.

Se, come me, non ce la fate a resistere al richiamo del blu ed argento… capisco benissimo pure questo.


Rispondi