
Il draft è passato con giudizi generalmente più che positivi, tanto positivi che non ci siamo abituati. Anche se alla fine, nelle testate americane nazionali, a ricevere più ampio spazio sono alcune altre squadre per ragioni di mercato potenziale o perché contender più affermate, praticamente tutti i commentatori hanno visto e gradito l’operato di Brad Holmes e soci.
Ovviamente, non sono certo io a voler rovinare la festa. Anche perché non ne avrei assolutamente motivo: i Lions hanno finalmente fatto l’ingresso nel terzo millenio delle valutazioni e di questo posso solo ringraziare.
Finalmente, l’accento è stato posto su posizioni premium fin dal principio ma non solo: la decisione di raddoppiare sulla posizione di EDGE nel secondo giro invece di selezionare una safety è un segnale importante. Se si continua a riempire le caselline delle need come spesso fanno gli scarabbocchiatori di mock draft (colpevole anche io), si continuerà su questo trend da un anno all’altro.
Molto meglio sfruttare i primi giri per accumulare talento importante nelle posizioni più importanti, tipo appunto EDGE, ricevitori e QB (se ne vale la pena). Le posizioni meno valorizzate (anche da un punto di vista economico) possono essere sistemate più agevolmente via mercato o, come hanno provato a fare a Detroit, investendo qualche scelta ai giri più bassi con la speranza di trovare qualcosa di più di uno special teamer, che pure schifo non fa.
Aggiungiamo: senza paura di prendersi dei rischi per trovare dei giocatori in grado di fare la differenza. Perché, non bisogna nasconderselo, ogni volta che fai trade up ti esponi ad un rischio: qualora Lewis Cine (che resta un ottimo prospetto in una posizione secondaria) e Christian Watson (che ha delle ottime potenzialità per essendo ancora molto grezzo) dovessero avere una carriera fantastica, nessuno si dimenticherà che i Lions avrebbero potuto prenderli entrambi, specie visto che sono entrambi in division.
Ma i Lions avevano bisogno di un giocatore in grado di cambiare radicalmente proprio il proprio attacco e, forse ancora di più, la percezione dello stesso. Jameson Williams gli dà questa possibilità dando alle difese un bersaglio che devi coprire per forza o rischiare di essere punito. Una situazione che probabilmente non capitava più dai tempi della coppia Johnson/Tate. (Ovviamente: c’è una possibilità che i Lions avessero un grado più alto su altro ricevitore, malgrado le dichiarazioni pubbliche. Nel caso, non verranno certo a dirlo a noi).
Quindi, siccome non ci sarebbe stato alla 32 o anche vicino malgrado l’infortunio, hanno messo in piedi con professionalità una trade che gli permettesse di portarselo in caso senza svenarsi. Una decisa aggressività, nata dalla fiducia nelle proprie valutazioni.
Non solo, "trust the board" che tanti hanno predicato in questi lidi ma anche un attaccare il draft (ma con criterio) che raramente si è visto in Michigan.
Da considerare che assieme a questi valori (atletismo, produzione, posizione) quello che è stato lo spartiacque per decidere tra i prospetti di simile valore pare essere stato il cuore dei prospetti, il loro carattere con l’accento a cercare buoni giocatori che si miscelassero e migliorassero ulteriormente la nuova cultura che coach Campbell sta mettendo in piedi per cancellare anni di fallimenti e scuse.
Aidan Hutchinson, Josh Pascal (sopravvissuto al cancro), James "The Governor" Mitchell: tutti capitani al college e di programmi che avevano bisogno di una scossa. Assieme a James Houston e Malcolm Rodriguez, noti per l’alto QI e l’impegno totale che gli consentono di superare alcuni limiti fisici. L’amore per il football collegato alle scelte ragionate dovrebbe portare buoni frutti.
Passiamo ad un argomento collaterale ma non troppo: c’è una seria possibilità che i Lions rimpiangano di non aver investito una scelta relativamente bassa (o assolutamente bassa in qualche caso) per un QB. Del resto, se scegli un QB alla terza chiamata (o peggio), nessuno si aspetta che sia il tuo titolare immediato e potrebbe non essere un backup peggiore di Tim Boyle (che non ha dato tante ragioni di speranza nelle sue apparizioni dello scorso anno).
Tuttavia la logica è evidente: la squadra non aveva fiducia nei giocatori disponibili (i commenti di Holmes sono chiari) e la prossima classe viene considerata più che promettente (ho letto alcuni esperti che parlano di un over/under di 6.5 QB al primo giro per iniziare).
Questo qualora ci fosse bisogno: se Goff non dovesse confermare il buon finale di stagione ora che è circondato di potenziale (ricevitori, linea d’attacco e gioco di corse, nuovo schema sotto la direzione della "rockstar" Ben Johnson), non ci sarebbero più scuse per lui. Ma il piano è evidentemente quello di dargli la possibilità di provare che le partite di Dicembre non erano un caso fortunato e che si merita un rinnovo.
La scelta di non investire sulla posizione resta, quindi, meditata e personalmente la condivido. Poi, magari tra tre anni, saremmo tutti a dirci quanto siamo stati fessi a non investire su Willis/Corral/Ridder. O forse no.
Dopo una seconda offseason, sembra che i lavori di ricostruzione stiano andando nella direzione giusto e questo malgrado una prima stagione molto travagliata: il cambio in corsa di coordinatore offensivo, gli infortuni nella secondaria, la debacle di Jamie Collins ed un sacco di altri fattori hanno reso complessa la valutazione non solo di Goff ma di un sacco di altri giocatori.
Malgrado questo, i Lions sono riusciti a mettere insieme un roster che pare anni luce rispetto a quello del 2021 e a far voltare qualche testa da parte di giornalisti ed addetti ai lavori.
Probabilmente, sarebbe stato possibile arrivare a lottare per una wild card già quest’anno con una free agency più aggressiva (e con un po’ di fortuna ed i playoff espansi non me la sento di escluderlo a priori, con un meno sfortuna dello scorso anno) ma questo regime non vuole tornare subito rispettabile (come successe dopo il 2008) ma ha mire più importanti.
La strada sembra quella giusta, per una volta.