
È passato anche questo Super Bowl, mancano sette mesi e sette giorni al kickoff della prossima regular season. Se volete un obbiettivo più semplice sono appena 73 giorni al draft e già tra una decina di giorni inizierà la combine.
Praticamente, il giorno più sportivamente triste per ogni appassionato di football.
A meno che, ovviamente, non si sia tifosi dei Kansas City Chiefs.
Perché a quanto pare, dopo oltre vent’anni di dominio Patriots, la NFL ha trovato rapidamente un altro Moloch da abbattere in quelli che solo un paio di anni fa erano i simpatici underdog che sfidavano l’immortale Tom Brady nella AFC.
Vincere, del resto, fa questo effetto sulle altre tifoserie ed il palmarès di Mahomes e soci è sufficiente per rendere antipatico anche il più mite dei miti, figuriamoci un gruppo di competitor ferocemente motivato come questi Chiefs.
E, soprattutto, rispetto ad altri recenti vincitori (tipo i Rams, per dire) questi Chiefs sono costruiti per restare in alto sul lungo periodo, a partire dal contrattone decennale firmato con Mahomes che dà stabilità sul campo e flessibilità fuori. Anche con una caviglia svitata, il buon Patrick pare essere il miglior QB della NFL, un unicorno come si dice oggi.
Un fenomeno in grado di far girare l’attacco ed esaltare dei giocatori al secondo contratto che non erano mai stati (e forse non sono) dei fuoriclasse.
Ma ovviamente, non è stato tutto Pat-omic, nemmeno ieri sera. Dopo un primo tempo in cui i Chiefs devono ringraziare Jalen Hurts per lo scoop and score che ha tenuto viva la partita, a salire in campo è stato l’altro fenomeno dei Kansas City Chiefs, quello che sta in panchina.
Contro la sua ex-squadra, Andy Reid ha messo in piedi un vero e proprio seminario offensivo, smaterializzando una delle difese più temute della NFL che si è scoperta porosa e non grado di difendere contemporaneamente la corsa e Travis Kelce… ops… volevo dire il passaggio.
Nel secondo tempo, i Chiefs potevano guadagnare 230 iarde e ne hanno prese 227. Quelle che avanzate, sono state sacrificate sull’altare del field goal vincente.
Reid era già nell’olimpo dei coach ma ora con 2 Super Bowl vinti e 22 vittorie in post season (con la prospettiva di aumentare considerevolmente questo numero già nei prossimi anni) ma la mancanza di un "sistema Reid" originale gli veniva spesso imputata.
"Buon coach ma poco originale", diceva qualcuno "Monta e smonta, importa e toglie a seconda delle convenienze".
Saper far funzionare le squadre non mi è mai sembrato un limite, anzi.
E ora, credo che sia il caso di far tesoro della sua lezione: i sistemi sono utili sono se ti fanno vincere, altrimenti si cambia.
Molto da recriminare per le Eagles. O forse poco, dipende dai punti di vista.
Gli errori sono stati pochi e sporadici ma, sommati, sono stati decisivi.
Si parte dal già nominato scoop e score praticamente regalato da Hurts che ha impedito alle Eagles di concretizzare al massimo il dominio (perché questo era stato) del primo tempo.
Rivedibile col senno del poi ma anche sul momento la gestione del cronometro alla fine del primo tempo.
Poi c’è stato il punt di Arryn Syposs che non solo è stato cortino ma pure decisamente ritornabile (e ritornato).
In pratica, dei piccoli problemi che hanno portato alla sconfitta e faranno passare in secondo piano l’ottima prestazione di Jalen Hurts dell’attacco Eagles.
In una lega sempre più d’attacco, la combo talento/coaching ha trovato i punti deboli di un roster profondo e molto competitivo.
Questo vuol dire che un QB trascendente è necessario?
Diciamo che sicuramente aiuta davvero tanto ma come scritto in fase di preview, le strade per costruire una vincente sono davvero tante e, a quei livelli, un singolo episodio può fare pendere la bilancia da un dato lato.
Torno a dire che, secondo me, il vero marziano ieri Kansas City lo ha avuto a bordo campo.
Vedremo cosa riserverà il futuro alle Eagles, in procinto di perdere uno se non due coordinatori e con il contratto di Hurts ormai da sistemare, con relativo esborso economico.
I Chiefs sembrano destinati a restare ai vertici della AFC per molto tempo a venire, almeno fino a che il tricheco non smetterà di avere fame.
Lo vedo improbabile.
Considerazioni sparse
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Al solito, arbitraggio da rivedere. Non perché sia stato decisivo (le eagles hanno molto da recriminare sul loro gioco, prima di pensare all’holding difensivo finale) né perché sia stato dubbio (a norma di regolamento, la penalità c’è. Anche lo stesso Bradberry lo ha riconosciuto post partita) quanto perché molti altri contatti simili, anzi tutti i contatti simili, non erano stati sanzionati. I giocatori imparano, per così dire, il metro arbitrale durante la partita e si adeguano. Cambiarlo improvvisamente è un grosso problema, specie per le difese che non sono certamente tutelate in quest’era.
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A proposito, qualcuno mi sa dire perché Lane Johnson parte regolarmente prima dello snap e nessuno fischia mai nulla? È solo una mia impressione?
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Lo linea offensiva delle Eagles la conoscevamo ma anche quella dei Chiefs (0 sack concessi) è stata impressionante. Torna il vecchio adagio che le partite si vincono nelle trincee.
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Già scritto ma è un peccato che una prestazione monstre come quella di Jalen Hurts debba finire dimenticata così.
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Chad Henne si è ritirato da vincitore. Un sacco giocatori delle Eagles si ritireranno forzatamente da perdenti e pieni di rimpianti.
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Harrison Butker poteva essere il capro espiatorio per il field goal sbagliato nel primo tempo ed è diventato l’eroe per aver centrato il field goal finale. Strana la vita, specie quella del kicker.
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Kadarius Toney è un altro passato da reietto a NY (Sponda Giants) ad eroe a Kansas City. Il motivo? Organizzazione superiore, uso più centrato e meno pressione addosso.
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Vedere i Chiefs che dicono di aver vinto contro i pronostici e che nessuno credeva in loro, onestamente fa un po’ ridere.
Ed ora, sotto con l’off season.