
Il draft dei Lions non ha certo lasciato indifferenti, partendo proprio dalle selezioni forse alternative del primo giro.
Ad aiutarci a far luce sul processo ($ probabilmente), giunge Albert Breer di Sport Illustrated che ci conferma un’impressione che tutti avevano avuto, ciòe che non tutto è filato liscio.
Il piano originale, come anche profilato a mezza bocca dai reporter, era puntare ad uno dei due prospetti difensivi preferiti alla sei, cioè Will Anderson e Devon Whiterspoon per poi risalire dalla 18 e assicurarsi quello che era il primo prospetto offensivo sulla Board di Holmes, cioè Jahmyr Biggs da Alabama.
Invece, Holmes ha dovuto affrontare uno scenario imprevisto in cui i Texans sono risaliti alla tre per assicurardi Anderson e i Seahawks alla cinque hanno scelto Whiterspoon.
Con dieci minuti sull’orologio, la prima scelta disponibile era quella di proseguire semplicemente leggendo la board e prendendo il primo prospetto offensivo sul tavolo (Gibbs, come abbiamo detto) il che avrebbe, come già detto, totalmente sconvolto gli autoproclamati esperti di draft su twitter (nonché i tifosi stessi).
(Da notare e non per frustare un cavallo morto, nemmeno Breer nomina un certo DT come oggetto di discussione nella room. Piaccia o no.)
Per loro fortuna, i Cardinals stavano cercando un modo per risalire nel draft e assicurarsi quello che era il loro primo bersaglio per l’attacco, il tackle Paris Johnson e le due squadre avevano una linea di comunicazione affidabile in Dave Sears, assistente GM in Arizona che era stato a Detroit fino a questo inverno.
La trattativa è stata necessariamente veloce ma ha permesso ai Cardinals di precedere Las Vegas per quello che doveva essere il primo tackle a trovare casa ed ai Lions di scegliere Gibbs ad una più soddisfacente 12, decisamente più in basso ma sempre prima di New England (14) e New York Jets (15) che Holmes sapeva interessate al giocatore, sempre secondo Breer che si guarda bene dallo smentire.
La 34° avuta nel processo ha permesso ai Lions di scegliere Sam LaPorta, mettendo un’altra grossa pezza d’appoggio alla Goffense come pensata dalla coppia Holmes&Campbell.
Non si fa parola della scelta 18 nell’articolo, ergo Jack Campbell. Se il piano originario era quello di salire dalla scelta per prendersi Gibbs prima della 14, sicuramente non prevedeva lui alla 18.
Molto probabilmente possiamo fidarci di Holmes quando dice che, a quel punto del draft, era il giocatore difensivo più alto nella sua classifica ma viene da chiedersi se fosse sparito qualcuno anche qui dalla board, magari subito alla scelta prima quando i Patriots hanno selezionato Christian Gonzales.
Forse no, forse sì. In ogni caso, Holmes ha spiegato di non aver avuto offerte di trade down allettanti alla 18.
Non che ci sia da lamentarsi di un LB con il fisico della vecchia scuola e la versatilità della NFL moderna ma la curiosità su questo scenario resterà nelle note a margine di questo draft.
In ogni caso, anche secondo me i Lions hanno navigato in maniera soddisfacente le secche di quello che era, forse, il peggior scenario per loro possibile. Magari, forse, da qualche parte c’era una soluzione ideale ancora migliore ma in dieci minuti, mi sembra che due starter come Gibbs e LaPorta siano un risultato da non disprezzare.
3 thoughts on “Breer: i Lions si sono dovuti adattare.”