
In una intervista in prima persona rilasciata ad ESPN, Aidan Hutchinson parla a 360°, affrontando una miriade di argomenti correlati al football a partire dal draft e dal suo desiderio di essere scelto dalla sua squadra di casa e della pressione che comporta uscire dal tunnel del Ford Field e vedere tutti quei 97. È sicuramente della pressione aggiuntiva
But I trust in my approach, the way I handle it and the way my family — and Michigan — raised me, and the way I deal with things, it kind of offsets each other.
Ma credo nel mio approccio, nel modo in cui la affronto [La pressione NdR] e nel modo in cui la mia famiglia –e il Michigan– mi ha cresciuto, e il modo con cui tratto le cose, in un certo modo tutto si compensa.
Certo, essere la prima scelta assoluta al draft è un grandissimo risultato (e Hutch non ha nulla contro la Florida ed il suo clima, come chiarisce) ma sicuramente è più importante essere nel posto giusto e circondato dalle persone giuste, ed Hutch pare convinto di esserlo (dopo la scorsa stagione, decisamente anche noi).
Hutchinson non si esime dal toccare i punti più difficili della stagione come lo shutout subito dai Patriots subito prima del bye e di notare come sia stato aiutato dalla decisione dopo il bye di poter giocare di più in piedi (in two-point stance. Aggiungo: gli infortuni avevano influito decisamente sulla necessità di tenere Hutchinson ginocchio a terra per la prima parte della stagione).
Da notare che Hutchinson nota l’importanza di avere un coach come DC che ha vissuto in prima persona i giorni pessimi (dogs day) in cui si susseguono le sconfitte: è quando la NFL è un affare. La gente viene licenziata, ci sono cambiamenti ed è importante avere al timone qualcuno che lo capisce e sa alleggerire l’ambiente per tenere viva la squadra.
He knows what it’s like to be in the dog days of the season and you’ve just got to keep it sometimes light and keep the vibes up and Dan is definitely that guy. He knows what to say in the right moments. I thought he did a great job of that last year.
Poi quando le arrivano le vittorie, il clima cambia e tutto diventa più leggero.
It’s just the NFL, man. It’s hard to win and when you get those wins, you’ve got to soak them up, no matter who you’re playing against, no matter what your opponent’s record is, if you get that dub at the end of the day, that’s all that matters.
È semplicemente la NFL, amico. È dura vincere e quanto ottieni quelle vittorie, devi godertele, non importa contro chi giochi, non importa quale è il record del tuo avversario, se ottieni quel ritmo alla fine della giornata è tutto quel che conta.
Hutch poi passa ad illustrare la relazione che ha sviluppato con un grande del passato come Michael Strahan e dell’importanza dell’aver contribuito alla vittoria contro i Packers di questo gennaio. Una vittoria "dolceamara", secondo il #97, perché da un lato ha chiuso la permanenza di quel quarterback in quel modo che sappiamo tutti ma dall’altro non è servita ad arrivare ai playoff dove, anche secondo Hutch, i Lions avrebbero potuto far danno.
Purtroppo, è mancata la costanza come riconosce il nostro.
we just weren’t consistent all season long
Tuttavia Hutch riconosce che l’obbiettivo è vincere un Super Bowl ed è un obbiettivo che ritiene alla portata.
Certo, ci sono degli scettici e anche per noi tifosi l’impulso naturale è effettuare il nostro gesto apotropaico preferito ma Hutchinson ne ha anche per loro (noi):
Obviously, you can have a great team and you’ve still got to win those ball games, you’ve still got to put in the work and that’s what we’re going to do. I know some people still have their doubts, but we’ll prove them wrong like we always do.
Ovviamente, puoi avere una grande squadra e dovrai ancora vincere quelle partite, dovrai metterci quell’impegno ed è quello che faremo. So che alcuni hanno ancora i loro dubbi, ma gli faremo vedere che si sbagliano come facciamo sempre.
Che dire? Leggetevi tutto l’articolo?
Certo, ma oltre a questo…
One Pride!