Report: molti giocatori non conoscevano la Jamo Rule.

NFL Logo is seen on the goal post padding before an NFL preseason football game between the Detroit Lions and the New York Jets at Ford Field in Detroit, Thursday, Aug. 13, 2015. (AP Photo/Rick Osentoski)

Come abbiamo scoperto questa primavera, la politica della NFL riguardo le scommesse si è rivelata particolarmente puntigliosa e stringente.

Non solo i giocatori non possono scommettere su partite NFL (il che mi pare logico) ma non possono nemmeno scommettere su nient’altro quando sono sul luogo di lavoro, nelle strutture correlate alla squadra (tipo in viaggio) e addirittura durante le apparizioni promozionali.

Il fatto che la prima ondata di sospensioni si sia concentrata essenzialmente su dei giocatori dei Lions ha attirato più di qualche sarcasmo sulla capacità della squadra di spiegare queste regole.

Tuttavia, un report di Theathletic.com (di cui trovate qui un riassunto se non siete abbonati) getta una luce diversa sulla situazione.

Il popolare sito di notizie sportive ha contattato (sotto forma ovviamente anonima) cinque giocatori e quattro di questi hanno testimoniato di non avere idea che avrebbero potuto essere sospesi per un’infrazione simile a quella di Jamo (I.E. scommettere su un altro sport mentre sei in hotel o nella caffetteria).

That’s bogus, Because straight up, that’s not talked about like that. That could have been any one of us. They might have talked about it for a brief second, but do you know the player was present at the time you guys talked about that? ‘Oh, well it’s in the handbook.’ So you’re gonna tell a player to read 1,000 pages of nonsense and to recall everything?

È una stupidaggine, perché semplicemente non la mettono così. Sarebbe potuto capitare a chiunque di noi. [Gli incaricati ]Possono avercene parlato per un secondino, ma come possiamo sapere se quel giocatore era presente quando hanno parlato di questo. ‘Oh, bè, è nel manuale.’ Quindi dici ad un giocatore di leggersi mille pagine di cavolate e ricordare tutto?

In più, dopo la prima ondata di sospensioni sempre secondo TheAthletic, almeno due giocatori avrebbero contattato i proprio agenti per avvisarli di aver violato le regole.

In generale, sembra che il problema non sia dei Lions ma che sia la NFL che il sindacato abbiano fatto un lavoro pessimo nel comunicare ai propri dipendenti ed associati le norme da seguire (DC ha confermato indirettamente questo quando recentemente ha dichiarato che la squadra ha ripreso in mano questo aspetto senza più delegare alla Lega).

Sicuramente per la NFL mettersi di impegno a educare i propri dipendenti (perché anche i giocatori in ultima analisi altro non sono) è meno interessante che contare i verdoni che riceve dalle sponsorizzazioni delle varie agenzie di scommesse (ce ne sono ben tre che sponsorizzano direttamente la Lega) ma non è una grandissima figura per lei.

Non che queste rivelazioni sposteranno molto: la NFL ha deciso di usare i giocatori sospesi questo Aprile (e gli altri ancora sotto inchiesta) come monito ed avviso per gli altri e per il futuro.

Il fatto che il casino sia fondamentalmente colpa loro non cambierà questa cosa, del resto questo è il vantaggio di essere sia giudice che poliziotto, per questo e per altri casi.

Ma diventa ancora più evidente che la politica dovrebbe essere modificata o almeno comunicata in maniera più corretta, specie se la NFL ha intenzione di continuare ad incassare anche dal mercato delle scommesse.

Noi possiamo restare nella tranquillità di una cosa che già sapevamo: la Lega riesce sempre a trovare un nuovo modo per fregare i Lions.

Ma si sa e non ci importa.

One pride!


Rispondi