
Bentornati ai giorni morti della NFL, con i giocatori in giro a godersi l’ultima mesata con la famiglia o a divertirsi in giro, in attesa di arrivare al training camp alla fine del prossimo mese con conseguente ritorno al pieno regime fino a Febbraio (questo per due sole franchigie, ovvio).
Nel frattempo, tra un casco ed un cambio di gestione, può essere il momento per dare un’occhiata a qualche argomento più specialistico e cosa può esserci di più interessante del dare un’occhiata sotto il cofano a quello che è stato uno degli attacchi più prolifici della scorsa stagione?
Molto è stato scritto e detto sull’argomento ed in appendice troverete un paio di video molto interessanti da cui ho preso molto di quello che sto per scrivere.
In generale, tutti sono concordi nell’osservare come i Lions in una NFL sempre più votata al passaggio ed alla giocata esplosiva, abbiano trovato un sistema per rimettere indietro il metaforico orologio ed impiantare un attacco metodico che si basa sul gioco di corsa ed i checkdown, nonché sulla possibilità di aprire la play action che è un mondo in cui Goff ha brillato fin dai tempi dei Cali Golden Bears.
Ma la play action è un concetto conosciuto e sviscerato, potremmo dire il bread and butter di chiunque arrivi ad implementare un attacco NFL e dica nella conferenza stampa di presentazione che “la nostra squadra vuole essere fisica, imporre la sua volontà nelle trincee e stabilire la corsa”. Un refrain che sentiamo spesso nelle conferenze di presentazione e che spesso finisce per restare lettera morta o, peggio, essere prodromo ad attacchi pesanti ed incapaci di mettere più di venti sul tabellone nemmeno nei casi più disperati.
Perché, allora, la versione dei Lions ha avuto così tanto successo lo scorso anno?
Ovviamente, ci sono un sacco di fattori in gioco ma il primo ingrediente è uno che viene spesso dimenticato: l’allenatore della linea offensiva.
I Lions hanno il gioco di corsa più vario della NFL, e non c’è nemmeno bisogno di scrivere probabilmente:

Questo frame, estratto dal secondo video in appendice, mostra quanto e come i Lions abbiano usato praticamente tutti i concetti di corsa che un manuale di football americano può illustrare.
Si parte dai più modaioli (inside ed outside zone) per quelli un po’ retrò come il power per finire con i semidimenticati Trap/Wham: i Lions hanno eseguito questo concetto solo 19 volte nella stagione ma sono i primi nella NFL ed hanno anche ottenuto ragguardevoli 9,9 iarde a tentativo di media.
Questa versatilità è dovuta a due fattori fondamentali: il primo è la qualità dei giocatori (e Detroit non ha certo lesinato sulle risorse del reparto); il secondo è la capacità del position coach di insegnare una quantità estremamente elevata di tecniche diverse nel tempo sempre più ridotto dai contratti collettivi. In più, coach Fraley (perché di lui stiamo parlando) ha mostrato di poter fare tutto questo non solo con i titolari ma anche con le riserve, come ha dimostrato sul campo mantenendo la stessa flessibilità con in campo Dan Skipper (improvvisamente guardia nella seconda partita stagionale) o da Evan Brown (sia pure meno a suo agio come guardia che come centro).
Una tale flessibilità mette un sacco di pressione sulle difese che devono essere pronte, anche solo su un aspetto del gioco quale le corsa, praticamente a tutto.
E questo prima di mettere in campo la capacità di Ben Johnson di manipolare le difese avversarie.
Avrete notato che le due zone (Inside ma soprattutto outside) non hanno molto successo di per sè. In particolare, i Lions sono 30esimi per portata nelle inside zone. Eppure i Lions, usano questi due schemi più spesso degli altri (18esimi ed 11esimi rispettivamente).
Il motivo è che è molto più semplice per Johnson e Goff manipolare le difese partendo da questo genere di blocco, in primis perché dalla stessa formazione può scaturire sia un passaggio che una corsa (primo video).

Una delle tecniche più classiche che BJ usa è quella di schierare due giocatori nel backfield (di solito negli scorsi anni un RB ed un FB) e poi di spostarli esterni per ricevere, in questo modo isolando un ricevitore contro un LB, il che è un match up da sogno per l’attacco, specie se il ricevitore è Amon-Ra Saint Brown che ha avuto 38 ricezioni coperto da un LB e che ne ha fatto buon uso.
Il che dovrebbe rendervi chiaro perché i Lions abbiano rinnovato così pesantemente il backfield: immaginate di dover coprire efficacemente Jahmyr Gibbs, David Montgomery e Amon-Ra Saint Brown con la difesa base (tre LB) o esporsi alla corsa di Montgomery lanciato tipo trenino con una difesa leggera tipo una nickel.
Ma non è tutto qui, ovviamente.
Ben Johnson ha mostrato la capacità di usare formazioni atipiche (Qui sotto tre TE, tratto dal primo video):

In questo caso, uno dei due TE sul lato forte (James Mitchell, nel caso )inizierà a bloccare prima di diventare il ricevitore designato, facendo saltare tutte le coperture come spiega bene il video.
Per finire, l’ultimo perno è il già nominato Goff che, lungi dall’essere mero esecutore dello schema, ha la responsabilità di selezionare i giochi cambiando le chiamate sulla linea di scrimmage e di reagire ad eventuali cambiamenti in tempo reale ed aggiustamenti dei difensori quando la chiamata viene sgamata. La lunghissima striscia priva di intercetti di questa stagione e i numeri fantastici messi a segno in play action sono lì a testimoniare quanto l’attacco Lions sia stato efficace a sfruttare quest’arma.
Volete sapere il bello di tutto ciò? Per l’ultimo articolo citato, Detroit e Goff sono stati appena 18° nell’uso della playaction del 2022.
Vedremo cosa c’è in pentola nella stagione a venire ma, tra le aggiunte in attacco e la struttura portante rimasta praticamente in piedi, c’è da essere ottimisti sotto questo aspetto.
Specie perché, quest’anno finalmente, i big five della linea d’attacco dovrebbero essere tutti sani ed attivi per iniziare la stagione, il che vuol dire che gli avversari dovranno fare ancora più attenzione al gioco di corsa o rischiare di essere malmenati alla vecchia maniera.
Vedremo, intanto vi consiglio di vedere con calma i due video perché quello che ho scritto è solo una parte degli argomenti affrontati (e ci sarebbe molto altro da dire).
2 thoughts on “Approfondimenti estivi: come nasce la play action dei Lions.”