
Dopo un gennaio quantomeno convulso, Febbraio sembra essere molto più tranquillo su questi lidi come dimostrano alcuni degli ultimi argomenti di conversazione che vedo in giro.
Per occupare proficuamente il nostro tempo, possiamo cercare di approfondire quello che probabilmente sarà uno dei cardini su cui si baserà il gioco offensivo dei Lions 2021, cioè la play action.
La play action è una delle modalità di attacco più note ed antiche nel football, così comune che qualcuno l’ha definita “bread and butter” (forse da noi “pane e salame” rende meglio l’analogia con qualcosa di comune ma che ha sempre un certo successo in tavola) ma questo non vuol dire che sia una cosa di basso livello o da allenatori di second’ordine. Moltissime squadre di successo usano la play action come base per aprire l’attacco ed il gioco di passaggio: vengono subito in mente i Titans di Vrabel ma anche tutte le squadre che affondano le radici nello schema di Mike Shananan, come i 49ers del figlio Kyle o i Rams di Sean MacVay, la sfruttano pesantemente, ognuna a modo loro e implementando le proprie peculiarità.
Iniziamo dalla base e diciamo, come punto di partenza, che la play action è una finta in cui la squadra attaccante mostra di voler correre ma poi passa.
Lo sforzo della squadra deve essere collettivo: la linea deve iniziare con il run blocking, mentre i ricevitori devono a loro volta iniziare a bloccare il loro corrispettivo. In tutto questo, il quarterback ed il running back simulano uno scambio (hand off) al meshing point come per far correre il RB.
Solo che la palla non viene effettivamente consegnata al RB ma resta in mano al QB. Il RB prosegue la sua corsa (e se non viene placcato perché la difesa reagisce in fretta alla finta, può diventare un’utile valvola di sfogo come ricevitore o un bloccatore aggiuntivo) mentre i ricevitori si staccano (o si sono già staccati) dai blocchi per correre le proprie tracce e la linea passa rapidamente in pass protection.
Come mostra il video, lo scopo della play action è aprire il centro del campo, confondendo la difesa ed in particolare i LB, che si dovranno avvicinare per giocare contro la corsa, facendo guadagnare campo ai TE o ai ricevitori (spesso quelli nello slot che giocano più internamente).
L’esempio riportato nel video è particolarmente interessante perché mostra una squadra come usa il power running, con la guardia che va a pullare (non si dovrebber dire ma è comodo. Poi sui server dei MMORPG si scrive da un pezzo. ) per vendere ulteriormente la corsa agli avversari. I Lions hanno ottenuto un buon successo (relativo) con gli elementi power del loro attacco lo scorso anno e la conferma di Hank Fraley come allenatore della linea offensiva fa pensare che questi elementi non spariranno, anche se potrebbero venire integrati da altri concetti.
I believe the more ways you can run it, the more ways you can pass it. (Anthony Lynn, OC)
Credo che se trovi più modi per correre, avrai anche più modi per passare la palla. (Anthony Lynn OC)
Ovviamente, una play action di successo richiede vari elementi: il primo e più importante è che la minaccia di correre sia credibile, il che non vuol dire che bisogna avere un gioco di corsa particolarmente efficace bensì che una squadra deve mostrare la volontà di correre con costanza.
Questo perché la difesa sa che non importa quali sono le tue iarde per portata: se abbassi troppo la guardia e non reagisci alla corsa, rischi di prenderti una big run che può svoltare la partita. Certo, se lanci in continuazione la difesa può ignorare la minaccia dell’occasionale gioco di corsa perché minacciosa come una pistola scarica ma se non lo fai e continui a provare la corsa, una difesa dovrà considerare i segnali che mandi, provocando almeno quel mezzo secondo di incertezza che spesso è tutto quello che serve.
In questo senso, la play action è particolarmente efficace in certe situazioni (tipo il terzo e corto) in cui davvero non c’è una strada obbligata da prendere e la difesa deve rispettare entrambe le possibilità. Sicuramente sul 3 e 10 un passaggio è più probabile perché una corsa, anche qualora arrivasse al terzo livello, sarebbe probabilmente corta ma su terzo e tre non puoi ignorare tranquillamente la minaccia.
Ci sono un sacco di finezze nella play action, specie da parte della coppia QB e RB per vendere al meglio la finta agli avversari e guadagnare quelle frazioni di secondo che possono fare la differenza tra un passaggio riuscito ed un incompleto (o peggio, un sack).
Questo articolo, prendendo a modello un certo Tom Brady, che forse ricorderete come QB di Michigan alla fine dello scorso secolo, ne mostra un sacco a partire dalla posizione degli occhi da tenere, il movimento delle spalla e la necessità per un QB di recuperare (reset) in maniera fulminea la posizione di tiro.
Anthony Lynn ha fama di essere molto orientato sulle corse e lo stesso si può dire di Dan Campbell (che è stato un notevole TE bloccatore in carriera)
It will be an emphasis to run the ball and run it well. Defenses are too good to be one dimensional. You have to be balanced in your attack and approach. That’s going to be our intention. (Anthony Lynn)
Ci sarà un’enfasi sul correre la palla e correrla come si deve. Le difese sono troppo buone per essere monodimensionali. Devi avere un bilanciamento nel tuo attacco e nel tuo approccio. Questa è la nostra intenzione. (Anthony Lynn)
I know there’s this preconceived notion about me, of course I want to run the football because there’s a mentality about it. There’s a physicality about it. It makes you better defensively as well, when you do it against yourself in practice. (Dan Campbell)
So che c’è questo preconcetto su di me, certo che voglio correre perché c’è una mentalità dietro. C’è una fisicità dietro. Ti migliora anche dal punto di vista difensivo, quando lo fai in allenamento contro i tuoi. (Dan Campbell)
il che spiega perché la play action potrebbe avere uno spazio molto ampio nel game planning di questo autunno (anche se va detto che Anthony Lyn ha mostrato di essere estremamente abile nell’adattarsi al materiale umano disponibile).
A ciò bisogna aggiungere che Jared Goff ha messo a referto i suoi numeri migliori tramite l’uso della play action e contando su un running game dominante (prima con Todd Gurley e quest’ultimo anno con Cam Akers). Ovviamente, non può essere tutto lì visto che diventare prevedibili porta a rapidi adattamenti negli avversari che possono far deragliare una stagione ma indubbiamente tutto fa pensare che questo strumento sarà molto sfruttato nel prossimo futuro.
2 thoughts on “Meccanica della play action”