
Non prendiamoci in giro: su a formaggiolandia, tutto ruota intorno ad Aaron Rodgers e alla sua partenza, ancor più che al primo anno da titolare di Jordan Love.
La free agency in entrata è stata quella tipica di Green Bay ed è riassumibile nell’immagine del cespuglio che passa nel deserto.
Quella in uscita è stata segnata dalla cessione di Aaron Rodgers ai Jets, in una curiosa ripetizione di quello che era successo con Brett Favre, ripetizione che ci assicura in maniera subliminale di ritrovarlo il prossimo anno tra i piedi con la maglietta viola.
Togliamoci subito il sassolino dalla scarpa e diciamolo: i Packers hanno ottenuto un sacco per un giocatore che chiaramente non avrebbe giocato più un down per loro nemmeno sotto tortura e che aveva condotto negli ultimi anni una specie di guerriglia psicologica contro la propria organizzazione come non si era mai vista negli anni.
Se i Jets non vincono il Super Bowl prima del (per me inevitabile) trasferimento del Divo in Minnesota, i Packers avranno chiaramente vinto la trade ed anche in questo caso avranno poco da lamentarsi.
Al posto di Rodgers, i Packers avranno al centro Jordan Love. Entrambe le parti ostentano grandi speranze e grandi prospettive ma la decisione di Love di accettare un contratto rimaneggiato che è tutto tranne che una scommessa su sè stessi e le proprie potenzialità, secondo me, parla più forte delle dichiarazioni di prammatica.
Il draft dei Packers è stato molto ricco con tredici scelte e molto on brand per il gruppo di lavoro gestito da Brian Gutekunst.
Al primo giro, un rinforzo per la difesa ed, in particolare, per il pass rush con Lukas Van Ness seguito al secondo da una pletora di "bersaglio affidabile per " con due TE ed un WR nelle prime 100 posizioni.
La domanda è se questi rookie uniti al gruppo che “ha mostrato potenziale lo scorso anno”, potenziale ampiamente esemplificato dai drop di Romeo Doubs durante il finale di stagione, saranno abbastanza per far fronte alle partenze e al cambio di presenza al centro.
Un’altra incognita è la difesa: il livello di talento è alto ma lo era anche lo scorso anno quando l’unità di Joe Barry ha decisamente deluso le aspettative, specie durante la prima parte del campionato.
In definitiva, a Green Bay le incognite sono tante, per esempio non ho citato i cambiamenti che saranno apportati all’attacco da Matt LeFleur, finalmente libero di scatenare il suo attacco alla McVay senza noiosi passatismi.
Quello che manca, tranne nella mente dei più Die hard, sono le aspettative. Vedremo se l’animo leggero porterà a sorprese questo autunno.