
Il training camp è sempre un periodo da affrontare con la mano saldamente impegnata in gesti scaramantici perché, al di là dei vari report sui giocatori che lasciano un po’ il tempo che trovano, le notizie vere tendono ad essere negative visto che riguardano infortuni.
Per adesso, i Lions hanno evitato quelli più gravi (anche quello di CJGJ [si è dimostrato minore[ ed il S/CB ha ripreso ad allenarsi ieri) ma non immuni.
Ieri, Dan Campbell ha annunciato che Penei Sewell ha subito una commozione cerebrale in allenamento e sarà fuori fino almeno mercoledì. Secondo il nostro HC, Sewell sta abbastanza bene e mercoledì è il tempo minimo per ottemperare alle richieste del concussion protocol quindi non è il caso di preoccuparsi troppo per la stagione.
Sewell è al terzo anno ed ha una conoscenza approfondita dei compagni e del sistema, quindi una settimana non dovrebbe spostargli molto.
Purtroppo e spiacevolmente, le concussion (con relative conseguenze a lungo termine) restano un grosso ed inevitabile problema per chi gioca a football americano e questo malgrado tutti gli accorgimenti presi.
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Ieri ad Allen Park, walktrough leggero per recuperare. Con l’occasione Jameson Williams si è riunito alla squadra, il che sarà molto utile questo autunno.
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Momento celebrativo ieri alla conclusione dell’allenamento con i giocatori che omaggiano Martha Firestone Ford:
Massimo rispetto per la (quasi) novantenne che ha provato per prima a rompere l’atmosfera di stagnazione che aleggiava sui Lions. Non ha azzeccato tutto ma chi non fa, non falla.
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A testimoniare un clima decisamente diverso, ieri i tifosi hanno dedicato un rapido coro a Sheila Ford Hamp. Una cosa decisamente impensabile solo due anni fa, quando la proprietà fu furiosamente fischiata durante la cerimonia per festeggiare l’ingresso di Megatron nella hall of fame.
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CJ Gardner-Johnson non è mai stato uno che le manda a dire e lo ha confermato parlando con la stampa di Detroit un paio di giorni fa. Sicuramente, una ventata di energia che serviva a questa difesa. Spiace per chi pensa che un giocatore debba star zitto e lasciar parlare il campo o non mostrare la sua personalità.
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Un giorno farò l’abbonamento anche a go long, il substack di Tyler Dunne ma i soldi ed il tempo me lo sconsigliano, quindi esattamente come voi, posso godermi pochi scampoli dell’intervista da lui fatta a James Houston dove lo stesso racconta di essere stato un tanto così dal lasciare il football lo scorso anno, dopo che i Lions lo avevano tagliato e ripreso in practice squad. Per fortuna di tutti non è andata così, anche se bisogna ricordare che per ora Houston è un ottimo specialista sui terzi down ma che sta restando dietro Charles Harris in depth chart per un motivo.
One Pride!